“Camorra S.p.A.: l’unica strada per farla fallire”, Raffaele Cantone sull’arresto di Iovine – da “Il Mattino” di Napoli, ed. nazionale, giovedì 18.11.10.

È bene chiarirlo subito: si tratta di un risultato eccezionale nella storia della lotta alla criminalità. Perché l’arresto di Antonio Iovine, non è un’affermazione esagerata, è paragonabile a quelli di Totò Riina o Bernardo Provenzano. Come non è esagerato ipotizzare che ora il clan dei Casalesi sia finito in ginocchio, nonostante Michele Zagaria ancora in libertà. Iovine, 46 anni appena, è (era) ai vertici del clan casertano e riusciva ad incarnare un doppio ruolo: ovvero rappresentare la forza militare del sodalizio camorristico ed essere anche riferimento apicale di un reticolo d’interessi ramificati in mondi diversi, dalle imprese alle istituzioni. Un vero leader, affiliato al clan a poco più di vent’anni (sin dai tempi di Antonio Bardellino), capace poi di crescere, scalando passo passo il clan e facendo infine il gran salto, operando sul fronte dei colletti bianchi. Ma è anche un altro dato che mi preme sottolineare: le manette sono scattate a Casal di Principe, il fortino, il cuore stesso del clan. Significa che sono saltati anche tutti i meccanismi di connivenza e di protezione attorno a Iovine che, a mio avviso, durante tutta la sua lunga latitanza, non si è mai mosso da quelle zone. Gli apparati investigativi ed inquirenti, dalla Squadra Mobile della questura di Napoli alla Direzione distrettuale antimafia, sono riusciti nell’operazione anche usando intercettazioni telefoniche e ambientali, strumenti fondamentali, sarebbe inutile ribadirlo, nella lotta alla criminalità. Gruppi di lavoro e metodi che negli ultimi mesi hanno consentito di mettere a segno colpi durissimi contro la criminalità organizzata della provincia di Caserta. Ora però occorre capire cosa accadrà in futuro. È ancora latitante Michele Zagaria ma era Iovine in maniera preminente a dirigere e pianificare gli affari criminali del clan. Un boss manager capace di espandere gli interessi ben oltre i confini campani, in Italia e anche all’estero. Per questo l’arresto di ieri può davvero mettere in crisi l’economia del clan, il suo profilo organizzativo finanziario. Non dimentichiamolo: a comandare era certamente una diarchia, Zagaria e Iovine, ma era il secondo la mente economica. Per questo, in crisi è ora il sistema che tra l’altro pagava gli stipendi agli affiliati e ai detenuti, ma anche le parcelle agli avvocati. Abbastanza per mettere i Casalesi in ginocchio. Sia chiaro: occorre prendere Zagaria, l’altra primula rossa, per assestare al clan il colpo che puà rivelarsi definitivo. Ma, al di là dei giusti entusiasmi, con l’arresto di ieri è ragionevole ipotizzare che i Casalesi, uno dei gruppi criminali più potenti oggi in Italia, può essere ridimensionato anche in via definitiva. Perché questo risultato si raggiunga, è infine indispensabile che siano adesso individuate tutte le reti conniventi, in ogni ambito, che hanno permesso a personaggi come Iovine di assurgere a tale rango. Soltanto la scoperta di questo reticolo consentirebbe di interrompere qualsiasi processo di autoalimentazione, ovvero di riproposizione di personaggi e schemi che hanno fatto finora dei Casalesi uno dei clan più potenti e temibili anche nella percezione collettiva. In buona sostanza, dopo aver arrestato Antonio Iovine è necessario lavorare perché non cresca un altro Antonio Iovine, con gli stessi schemi e negli stessi contesti.

(L’immagine è da “La Repubblica” del 18.11.10).

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