Le mani della camorra sugli appalti – Raffaele Cantone, ne “I Gattopardi” ci spiega cos’è, la “stazione unica appaltante”, efficace strumento, per arginare l’infiltrazione criminale.

“Oggi però tra l’assenza di reati specifici e la lentezza dei processi alla fine il contratto con la mafia si rivela pagante. Come ha detto, la repressione penale non funziona: ci possono essere metodi alternativi più efficaci?”

 
<<Bisognerebbe pensare a interventi di ampio respiro che non siano solo di carattere penale ma operino anche sul piano amministrativo. Per esempio, si parla della stazione unica appaltante che consentirebbe in realtà ad alto rischio di togliere la gestione degli appalti agli enti locali; a questi ultimi resterebbe la programmazione, ma tutte le fasi successive dell’aggiudicazione e del controllo passerebbero a una struttura amministrativa posizionata per esempio in Prefettura. Ovviamente non avrebbe senso affidarla a un funzionario della Prefettura che la gestisca con spirito burocratico e che, per quanto meno avvicinabile del dirigente comunale, è pur sempre un uomo. Bisognerebbe concepirla come un organismo evoluto, con una presenza di tecnici e di specialisti anche delle fotrze dell’ordine: un pool con esperti – agenti di Dia, Ros, Sco, Gico – capaci di monitorare l’appalto non solo nella sua concessione ma in tutto lo sviluppo, garantendo la trasparenza dell’affidamento ma occupandosi poi anche di verificare a chi il vincitore della gara assegna i subappalti o da chi acquista i materiali, in modo da sbarrare tutti i canali di infiltrazione mafiosa. Un organismo con poteri sanzionatori che vanno fino alla revoca delle commesse. Un sistema di tal tipo consentirebbe un vantaggio ulteriore: l’imprenditore che ha vinto l’appalto pubblico in terre di mafia non verrebbe lasciato solo; i clan, sapendo dei vincoli e degli obblighi di costui, dovrebbero essere molto più attenti e cauti in ogni forma di avvicinamento>> (Raffaele Cantone intervistato da Gianluca Di Feo per “I GATTOPARDI”, Mondadori editore, collana Strade blu, 2010 – pagg. 262-263).

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