“La camorra tra nord e sud”. Raffaele Cantone, 19 aprile 2010.

“Non vinceremo mai la lotta alle mafie finché sarà considerato solo un problema dei meridionali”. Sono queste le parole dell’ex pubblico ministero della Dda di Napoli, Raffaele Cantone, il quale racconta la sua esperienza di magistrato di prima linea contro la Camorra ai giovani studenti di giurisprudenza dell’Università di Bologna.
“È un problema nazionale – continua – che c’è anche qui in Emilia Romagna, e in tutto il nord Italia. Oggi ci troviamo di fronte ad una situazione paradossale, cioè l’attuazione di un federalismo fiscale con soldi ridotti al sud, e non ci si accorge di quanto denaro sporco salga dal meridione verso le regioni del nord, attraverso il riciclaggio”.
Le sue sono considerazioni di un uomo che è stato per molti anni a contatto con la camorra, e che conosce bene quelli che sono i loro interessi economici, finanziari e politici. 

Quella di Cantone è una descrizione impietosa di due Italie. Due realtà totalmente diverse, sul piano del welfare, dei servizi, della vivibilità. “La Camorra ha cambiato il tessuto sociale, e continua ad incidere sull’applicazione delle regole. La mafia non si fa anti-stato. Il terrorismo lo si poteva considerare tale. Al contrario la mafia si insinua nello stato. Le istituzioni per loro non sono da mettere in discussione”. E la prova è lo stesso Cantone a darla, raccontando due episodi avvenuti durante le sue indagini sul clan dei Casalesi. I protagonisti sono Michele Zagaria, ancora latitante e Francesco Bidognetti, detto “Cicciotto ‘e mezzanotte”, condannato all’ergastolo. Entrambi hanno riferito una frase al pm Cantone: “Io, però, non ho mai torto un capello a un uomo delle istituzioni”. Zagaria lo scrisse in un bigliettino inviato al pm, mentre Bidognetti lo riferì a quattr’occhi durante un interrogatorio. Una concezione che fa comprendere come lo Stato sia rispettato, e non debba essere abbattuto, né occorre contrapporsi alle istituzioni. Con lo Stato si creano meccanismi di forza.

Secondo Cantone per battere le mafie e riuscire a squarciare questo rapporto diretto con le istituzioni è necessario l’impegno di tutti. Non serve la semplice repressione. Basti pensare alla grande lotta contro la mafia durante il fascismo. Una vera e propria guerra, che portò anche al cambiamento del nome di Casal di Principe. Fu chiamata Albanova, in segno di novità, di una nuova via da seguire. Così non fu. La Camorra si è infatti riorganizzata. Sempre più forte. “È necessario fare delle valutazioni più complesse – afferma Cantone – culturali, politiche, processuali… tutte assieme. Solo così potremo sconfiggere questo cancro”.

E per riuscire a risollevare la testa, Cantone nomina nuovamente le regioni del nord. Una parte d’Italia necessaria alla lotta contro le mafie. “Non ci sono realtà senza mafia al nord”, e deve essere anche di queste regioni la responsabilità e l’impegno per un contrasto effettivo.
“Il mafioso del sud non è come quello del nord, dove l’obiettivo è investire. Soltanto piccole briciole di denaro restano nelle regioni meridionali, il resto è convogliato nell’investimento, certamente molto remunerativo”. L’Emilia Romagna, ad esempio. Cosa Nostra, ‘ndrangheta, Camorra convivono in questa terra, ormai di mafie.
A Modena – continua Cantone – si è spostato un pezzo dei Casalesi. Soprattutto gli Schiavone. Le maestranze di Caserta sono le migliori nel campo dell’edilizia, e spostandosi al nord hanno portato con sé la realtà negativa, tra cui numerose batterie militari. A Parma, invece, il fenomeno è stato diverso. Non c’è stata l’esportazione di attività militari, e le indagini lo hanno dimostrato, ma solo economiche. Attività clamorose, con società immobiliari e grande capacità di entrare in rapporto con le istituzioni locali. Bisogna tenere la guardia alta.”

(Raffaele Cantone, intervistato da Nicola Lillo per “Malitalia”:  “Raffaele Cantone: la camorra tra nord e sud”, 19.04.10 http://www.malitalia.it/2010/04/raffaele-cantone-la-camorra-tra-nord-e-sud/ La foto è di Maria di Pietro.)

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