“Contro i clan più trasparenza sugli appalti” – Raffaele Cantone, su “Il Mattino” di Napoli, ed. nazionale del 24.11.10.

Rientrando l’altra sera da un interessante incontro con i giovani di un’associazione universitaria napoletana, in via Petrarca, avevo notato con soddisfazione come in quella zona mancassero i cumuli di rifiuti che i tg mostrano nei loro servizi. Per strada, però, quanto più mi allontanavo dai quartieri «alti» tanto più mutava lo scenario, fino ad arrivare, complice un enorme acquazzone, ai sacchetti che galleggiavano su un rivolo melmoso, tanto che per superarli siamo stati costretti a una gimkana.

A casa, non appena accesa la televisione, ho letto su Televideo la notizia dell’allarme degli epidemiologi napoletani sui rischi di infezione; la pioggia stava spargendo percolato dovunque. Forse proprio per l’accavallarsi di questo preoccupante allarme, l’immagine dell’auto che zigzagava fra i sacchetti galleggianti sull’acqua mi è ripassata più volte davanti agli occhi; mi è sembrata quasi una metafora di quello che sta avvenendo a Napoli e nella sua provincia. Ci siamo ormai talmente assuefatti al ripetersi delle emergenze ed a convivere con situazioni non degne di uno stato civile che cerchiamo soltanto, stancamente, di aggirare gli ostacoli, di far finta di non vedere ciò che c’è intorno, di non indignarci nemmeno più, pronti, forse, a far sentire la nostra (egoistica) voce solo quando si paventa di aprire discariche non lontane dalle nostre abitazioni. L’inquietudine ed il pessimismo sono aumentati nel leggere i giornali. Il primo titolo di quasi tutti i quotidiani riferiva dell’analisi impietosa degli ispettori Ue che, tornati a Napoli, avevano dichiarato che rispetto a due anni fa la situazione era purtroppo immutata. Anche dal quadro politico non venivano segnali confortanti; la maggioranza di governo, già in crisi, ha subìto un ulteriore scossone con le dimissioni annunciate di un ministro per i contrasti sulle scelte da adottare proprio per l’emergenza rifiuti, contrasti che hanno ritardato l’adozione delle ennesime misure straordinarie; l’opposizione, dal canto suo, fa sentire flebile la sua voce perché tutta concentrata sulla scelta del prossimo candidato sindaco. L’unico barlume di speranza è venuto dal presidente della Repubblica; da suprema carica della Nazione e da napoletano attaccato alla sua terra, ha dimostrato di essere attentissimo a quel che accade ed ha fatto sentire forte il suo richiamo per lamentare che il decreto legge sull’argomento, pur annunciato dal governo, non gli era stato ancora trasmesso per la sua firma (circostanza avvenuta solo nella giornata di ieri). Tutte le aspettative salvifiche si concentrano adesso sul decreto. I più importanti snodi di esso sono la definitiva rinuncia a tre discariche, un piano straordinario per i termovalorizzatori e per far partire davvero la differenziata, con la nomina di commissari ad acta in caso di gravi inadempienze, oltre ad un concreto e significativo stanziamento di denaro (150 milioni di fondi Fas e 282 milioni per le bonifiche tra governo e Regione). Non si può fare a meno di evidenziare non poche perplessità; non si comprende, in primo luogo, in questa fase transitoria precedente la messa in funzione dei nuovi termovalizzatori dove andranno i rifiuti napoletani; ormai in provincia non ci sono più discariche e, nell’assenza di una disponibilità dei siti delle altre province campane, è impensabile che si possa gestire un periodo lungo, mandando all’estero, con spese enormi, i rifiuti. Le misure sulla differenziata, viste le esperienze di quelle analoghe contenute nel decreto del 2008, saranno credibili solo se ai Comuni virtuosi saranno assicurati gli stanziamenti necessari per far fronte agli oneri per gestire questo tipo di raccolta e se si attueranno per davvero i promessi interventi draconiani contro quegli enti locali che non rispetteranno gli obblighi nei prossimi sei mesi. Ed infine il tema più spinoso sui termovalorizzatori; su questo argomento si è aperto lo scontro nel governo tra la soluzione, sponsorizzata dal ministro Carfagna, di affidarne la costruzione al presidente della Regione e quella sostenuta dagli esponenti del partito campano che ritiene che il compito debba essere affidato alle province. Seppure la scelta più razionale appare decisamente la prima (secondo il decreto sarà il governatore, d’intesa con le Province interessate, a nominare o commissari straordinari), perché consente una pianificazione che tenga presente l’intero territorio regionale ed eviti concentrazioni di impianti in zone determinate, vi è un’esigenza che va comunque ritenuta prioritaria.

 L’urgenza del «fare» non sia il viatico dell’aggiramento dei controlli soprattutto in materia di normativa antimafia sugli appalti ed i subappalti; vi sono enormi interessi che ruotano attorno alla costruzione e alla gestione dei termovalorizzatori ed il fiume di denaro collegato all’intervento può far gola a tanti gruppi imprenditoriali ma anche ad entità vicine ad organizzazioni di tipo mafioso.

(Raffaele Cantone, “Contro i clan più trasparenza sugli appalti”, ne “Il commento”, pubblicato su “Il Mattino” di Napoli, Edizione nazionale di mercoledì 24 novembre 2010 – in prima ed a seguire a pagina 26).

 

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