“Quando la camorra conviene”. Raffaele Cantone intervistato da Gianluca Di Feo, 7 giugno 2007.

“All’inizio l’alleanza con gli emissari della camorra presenta solo vantaggi per gli imprenditori del Nord. Gli uomini dei boss offrono prezzi competitivi e materiali a basso costo, garantiscono che nel cantiere tutto fili liscio senza proteste per gli straordinari o per i manovali in nero. Inoltre, questione non secondaria nel settore dell’edilizia, averli come soci risolve tutti i problemi nella riscossione dei crediti”.
Raffaele Cantone non è sorpreso nel vedere proliferare gli investimenti della criminalità campana in Pianura padana. Da anni il pubblico ministero indaga sui clan del casertano, i più potenti e meno noti, che avevano progettato anche un attentato contro di lui. Sa che adesso i boss tengono a freno i Kalashnikov, imponendo una strategia di basso profilo indispensabile per proseguire negli affari e cercare di non drammatizzare i processi in corso (l’intervista, lo ricordiamo al lettore, è del 2007, prima delle condanne definitive ai capi storici del clan).
“La caratteristica dei clan casertani, e soprattutto dei casalesi, oggi è proprio la predominanza dell’aspetto economico: contrariamente ai padrini napoletani, gli Schiavone e gli Zagaria non nascono come killer o trafficanti, ma come piccoli imprenditori. Da questa origine deriva l’enorme capacità di infiltrarsi nell’economia legale attraverso un circuito di aziende satelliti”.

Ma gli investimenti al Nord interessano più ai boss o agli imprenditori settentrionali?
“È chiaro che sono principalmente i casalesi a cercare nuovi sbocchi. Ma quando si muovono in altre regioni non agiscono come camorristi: sono costruttori con una forza unica nel cemento, nel movimento terra, nel sistema dei noli. Hanno inoltre un’enorme disponibilità di capitali, molto apprezzata al Nord. E dimostrano di portare a termine i lavori risolvendo qualunque problema: nei loro cantieri non esistono controversie sindacali o questioni di sicurezza”.

Nel casertano il numero dei delitti è diminuito: sembra ci sia una pax mafiosa nello stile di Provenzano.
Sì, i casalesi sono sempre stati i più siciliani tra i camorristi. In questo momento poi esiste un’alleanza tra tutte le famiglie che non hanno interesse a usare le armi e permette di controllare le opere pubbliche. Bisogna anche ricordare che i capi storici non hanno ancora subìto condanne definitive per omicidio e quindi non vogliono turbare processi che potrebbero vederli assolti. Tutti i nomi più noti dei Bidognetti, degli Schiavone e degli Zagaria sperano di evitare l’ergastolo (siamo nel 2007, prima delle condanne definitive confermate in Cassazione nel 2010 per i capi del clan, ndr). Reputano fondamentale che non ci sia attenzione su di loro: l’appello del processo più importante, quello sull’operazione Spartacus, si è aperto nel disinteresse generale. E prima del libro di Roberto Saviano la loro potenza era ignorata dall’opinione pubblica”.
Fino a che punto l’infiltrazione dell’economia passa attraverso l’accordo con la politica?
“Ci sono due livelli diversi. Nel casertano operano in modo trasversale, con candidati eletti nelle amministrazioni locali che vengono designati dal clan: spaziano da uno schieramento all’altro, non importa il colore politico, ma solo gli affari. Quando si muovono su scala più grande ricorrono a colletti bianchi che fanno da ambasciatori: una mediazione che tutela anche gli interlocutori politici dal rischio di indagini giudiziarie. Di sicuro però i casalesi fanno affari con chi governa: è difficile che si collochino all’opposizione”.

(“Quando la camorra conviene. Intervista al PM Cantone, numero uno contro il clan dei casalesi”. Raffaele Cantone intervistato da Gianluca Di Feo, per “L’Espresso”, 7 giugno 2007).

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