“Tre idee per salvare le amministrazioni dal malaffare”. Raffaele Cantone, 30 aprile 2010.

<<Corruttela e malversazioni tornano sulle prime pagine dei giornali, incrinando reputazione e affidabilità dei funzionari pubblici. Il governo corre ai ripari ma il disegno di legge anti-corruzione sembra, a una prima analisi, contradditorio e nonrisolutivo. Per restituire decoro alla macchina burocratica, e farne un argine contro il malaffare, occorrono piuttosto rigore verso chi sbaglia, controlli preventivi e, soprattutto, tanta trasparenza nel rapporto tra poteri pubblici e attività economiche.

Vari casi di cronaca giudiziaria, ripresi con evidenza dalla stampa nazionale, hanno riportato al centro del dibattito politico emediatico il tema della corruzione nei pubblici poteri. L’opinione pubblica, dopo aver sottovalutato per anni il problema, sembra preoccupata. Il governo, spinto anche dalla necessità di mandare un segnale ai cittadini in campagna elettorale, ha annunciato l’approvazione di un disegno di legge che si impernia soprattutto sull’inasprimento delle pene per i reati contro la pubblica amministrazione a cui dovrebbero accompagnarsi misure di rafforzamento dei sistemi di controllo interno delle attività dei pubblici poteri. A oggi dell’iniziativa legislativa non si ha più notizie ed è probabile che essa rientri fra i tanti proclami senza seguito. L’intervento sul sistema sanzionatorio penale è certamente condivisibile ma appare, per altri versi, contraddittorio e di per sé non risolutivo. Contraddittorio sia perché affidare ai giudici la repressione di certi fenomeni richiede poi comportamenti coerenti quando l’azione penale viene esercitata e non critiche che appaiono in qualche caso preconcette; sia perché, se dovesse essere approvata definitivamente la legge sulle intercettazioni in discussione in questi giorni alla Camera, si ridurrebbe la possibilità concreta di uno strumento investigativo “principe” per perseguire queste forme di illegalità. Non  risolutivo perchè il controllo giudiziario avviene spesso in ritardo e colpisce tante volte solo la punta dell’icebergÈ sull’aspetto preventivo che, invece, bisogna puntare e, in quest’ottica senza alcuna pretesa di esaustività  si possono segnalare alcuni possibili ambiti  di intervento. In primo luogoè fondamentale che i soggetti coinvolti in indagini per gravi reati non continuino a occupare posti nella pubblica amministrazione. Capita troppo spesso che persone rinviate a giudizio, o persino condannate, restino al proprio posto. E allora, i condannati, almeno per gravi reati, siano licenziati mentre i rinviati a giudizio, se per i tempi lunghi della giustizia non è possibile tenerli sospesi, almeno non li si lasci in ruoli di responsabilità. Il secondo punto riguarda la necessità di ripristinare i controlli preventivi. Certo, non bisogna ripetere ciò che è avvenuto, ad esempio, per il controllo sulle imprese che partecipano agli appalti pubblici; si è eliminato quel carrozzone dell’Albo nazionale costruttori, ma la vigilanza è stata affidata a società private la cui “prestazione” viene pagata dagli stessi controllati. Il terzo punto su cui riflettere e intervenire è la confusione di ruoli tra poteri pubblici e attività economiche. E’ da anni che si esaltano modelli di gestione privatistici dei servizi e si creano le “società miste”, a cui vengono affidate le attività più disparate, dalle imposte alla pubblicità, dall’erogazione idrica ai servizi cimiteriali…. Sono nati organi bicefali, mezzi pubblici e mezzi privati che si sono trasformati in prebende per clientes che siedono nei consigli di amministrazione o negli organi di vigilanza. E’ questo, uno strumento che in qualche caso ha garantito efficienza, ma che ha creato spesso commistioni affaristiche fra gli amministratori pubblici che avrebbero dovuto curare gli interessi degli enti di appartenenza e imprenditori privati che, invece, hanno come obiettivo il profitto>>.


(“Tre idee per salvare le amministrazioni dal malaffare”, Raffaele Cantone, 30 aprile 2010 – articolo scritto per Treseizero e pubblicato su “l’Unità” ed. nazionale, ne “L’intervento”) .

 

 
 
 

 

 

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