“C’è troppa retorica dell’antimafia”. Raffaele Cantone intervistato per “Il Riformista”, ven. 10 dicembre 2010.

 «Giusta la repressione, ma non è a colpi di arresti che si sconfigge la criminalità organizzata. Il libro “Gomorra” è usato come un`icona: un errore. La criminalità si rafforza usando sempre meno la violenza e acquisendo consenso sociale». «Comprendo il disagio di qualsiasi cittadino rispetto alla disinvoltura con la quale Massimo Ciancimino utilizza le sue dichiarazioni, ma quel che appare come una guerra tra le procure di Palermo e Caltanissetta può in realtà essere un segno del limite della giustizia stessa, la quale si trova nella condizione di dover valutare le parole di chi non fornisce prove ma elementi, mentre dietro tali elementi si svolge un lavoro a tutela di propri personali interessi».

Raffaele Cantone, giudice in prima linea nella lotta alla camorra, ora magistrato di Cassazione, non entra nel merito delle diverse valutazioni decise in Sicilia sulla attendibilità del figlio dell`ex sindaco di Cosa Nostra. Ma non si esime dal considerare le impressioni che possono scaturire dai due procedimenti per mafia.
E oggi è a Napoli con (tra gli altri) il procuratore aggiunto di Palermo, Antonio Ingroia, e Roberto Scarpinato, procuratore generale presso la Corte di Appello di Caltanissetta, per il seminario organizzato dall`università “Suor Orsola Benincasa” su Mala/vita e mal/formazione: «E’ un passo importante che anche il mondo accademico si apra all`analisi della mafia, finora trattata come mero fenomeno criminale. Invece è necessario compiere un salto di qualità nel contrasto, affinché si avvalga dell`approccio scientifico puntato sui costumi, le mentalità, i modi di porsi.
Abbiamo verificato ampiamente come la conoscenza sia la vera anticamera della lotta». «Noi fummo i Gattopardi, i Leoni; quelli che ci sostituiranno saranno gli sciacalletti, le iene; e tutti quanti Gattopardi, sciacalli e pecore, continueremo a crederci il sale della terra».
La metafora di Giuseppe Tomasi di Lampedusa riecheggia nel racconto sulla malavita organizzata, tratteggiata nella forma odierna dei Gattopardi, il libro che Cantone con Gianluca Di Feo ha scritto sulle mafie del nostro Paese: «Questo libro l`abbiamo pensato dedicandolo all`impegno e ai comportamenti coerenti di chi è al fronte. Constato purtroppo la retorica dell`antimafia che domina il dibattito pubblico, nel quale si susseguono i “colpi mortali” alla criminalità, salvo scoprire che il giorno successivo c`è un colpo più “mortale” ancora. La repressione è utile e doverosa, ma non determinante per abbattere la mafia. E certamente non aiutano queste finte polemiche, perfino inquietanti, sulla mafia al Nord. Ricordo, per esempio, che il figlio di Raffaele Cutolo fu ammazzato in provincia di Varese, e Fabbrocino, suo assassino, uno dei più terribili boss della camorra, fu condannato all`ergastolo a Milano. Parliamo di fatti degli anni `90, e nel tempo ci sono state numerose operazioni al Nord, il bisturi giudiziario è affondato, ma è evidente che questa non è l`unica cura». Cantone conosce bene le terre di Gomorra: «Ma il libro di Saviano è usato come strumentale icona, come a dire: io l`ho letto, quindi sono contro la camorra. Servono atti concreti». E sulle polemiche relative al fatto che Saviano pubblichi con la berlusconiana Mondadori, Cantone taglia corto: «Anch`io pubblico con la casa di Segrate, la ritengo una risorsa del Paese, che c`era prima di Berlusconi e ci sarà dopo di lui. Io chiedo autonomia, libertà e possibilità di arrivare ai lettori, e mi sono offerte con serietà e professionalità.
Berlusconi è forse la persona più citata nel mio libro e nessuno ci ha mosso un appunto. Mi basta questo».
Il governo giustamente rivendica gli arresti eccellenti. «Il livello militare è stato duramente colpito. E in fondo i latitanti di peso di sono ridotti a due: Matteo Messina Denaro e Michele Zagaria.
Ma il punto è arrivare al livello meno palpabile, quello della gestione d`impresa, dove il crimine si congiunge, si sovrappone come un camaleonte a un mondo non criminale, fatto di professioni e istituzioni, e dove la regola di sopraffazione non è più la violenza, ma il monopolio della violenza gestito come incombente e silenziosa minaccia, che è tanto più forte quanto meno si avverte.
Il risultato è che in molti territori, per molte grandi imprese, la presenza della malavita é assorbita quasi come voce obbligatoria nel bilancio di un investimento, come un`agenzia di servizi che non ammette alternative.
E questo e una responsabilità che ricade anche sulla classe imprenditoriale: nel libro ricordo l`episodio dell`avvocato Vittorio Chiusano, legale di Gianni Agnelli, che espresse le condoglianze per la morte del padre di Pasquale Galasso, esponente di spicco della camorra, che aveva l`esclusiva per la vendita dei camion Iveco in molte aree del sud. E il consenso sociale acquisito, non la paura generata, la grande forza dei capi: i boss vengono spesso arrestati nelle case o nelle proprietà delle persone comuni».

Quanto alle mafia di domani, «è difficile prevedere quale sarà la loro evoluzione, anche perché non c`è un quadro omogeneo. Il fenomeno siciliano è presumibile si sposti sempre più dalla mafia che spara a quella che fa affari; al contrario nelle aree dei Casalesi, dopo l`arresto di lovine, è possibile che la criminalità locale si avvicini a un modello di gangsterismo urbano più simile a quello dei clan napoletani».

A proposito di Napoli, il nome di Cantone è spesso girato negli ultimi tempi come candidato per il centrosinistra. «Sono lusingato dell`attenzione e anche delle ripetute richieste di presentarmi. Evidentemente sono percepito come una risorsa, o forse dovrei dire come una riserva. Ma dico no, soprattutto nell`interesse di Napoli. Resta l`impressione che la politica sembra ricordarsi della società civile solo nei momenti di difficoltà. Che almeno ora si facciano le scelte giuste».

(Alberto Alfredo Tristano, intervista il Dott. Raffaele Cantone, per “IL RIFORMISTA” di venerdì 10 dicembre 2010. Fonte: Rassegna Stampa del Governo Italiano http://rassegna.governo.it/testo.asp?d=53705187 FOTO DI ANTONIO CALAMO).

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