Raffaele Cantone intervistato da Antonella Fracchiolla, per TGR Campania: Raitre, lunedì 13 dicembre 2010.

Raffaele Cantone, ora Magistrato di Cassazione, ex Pubblico Ministero della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, dove ha indagato a lungo sui casalesi. Lei di camorra continua ancora ad occuparsi, anche con il libro che ha scritto per Mondadori assieme al giornalista de L’espresso, Gianluca Di Feo.  

Partiamo subito dal titolo. Chi sono “I Gattopardi”?

Io credo che “I Gattopardi” siano la nuova generazione dei camorristi: quelli che non sparano più e che hanno messo al primo posto gli affari.  

La camorra e le mafie, infatti, hanno perso col tempo anche alcuni tratti folkloristici: non più “coppola e lupara”, piuttosto “giacca e cravatta”. Se è vero per tutte le mafie, è vero sopratutto per i casalesi.

E’ vero sopratutto per i casalesi, ma è vero anche per tanti altri clan sopratutto della provincia; clan che hanno messo in rilievo la loro capacità di svolgere sopratutto servizi, noi nel libro parliamo spesso di camorra service, di mafia service perchè questi personaggi sono in grado di dare servizi molto efficienti alle imprese, alle istituzioni, alla politica.

Il “III livello” di cui si è parlato per tanto tempo, la politica alla quale non si riusciva ad arrivare, nella lotta alle mafie, secondo Lei è vicino il momento in cui si riuscirà anche a toccare questo famoso III livello?

Ci sono dei segnali che ci si avvicina a prendere in considerazione, però devo dire che qui si verifica una “cosa strana”: che il grande entusiasmo che c’è per la repressione, quando si tratta di prendere gli estorsori e i pesci piccoli non c’è, quando si tratta di colpire questi livelli collusivi, che restano sempre più complicati.

Si aprono scenari diversi, anche rispetto alle reazioni che ci sono nella politica e nell’opinione pubblica.

Purtroppo sì.

 Come sappiamo, abbiamo visto (mentre parlavamo scorrevano le immagini), dell’arresto di Antonio Iovine, finito in manette lo scorso 17 novembre, ora si punta a Michele Zagarìa. In questo caso non si è colpita come tante volte in passato, l’ala militare, dei casalesi. Si è arrivati molto più in alto. 

L’arresto di Antonio Iovine è indubbiamente un risultato fondamentale; io credo che non sia esagerato paragonare questo arresto a quello di Riina e Provenzano. Il problema è, però, capire come si debba smantellare  tutta la rete di connivenze di cui Iovine ha goduto in questo lunghissimo periodo, perchè se è stato latitante tutto questo tempo, qualche ragione pure ci sarà stata.

Al suo paese, come è accaduto in molti altri casi.

Ma non solo, io credo, al suo paese.

Le connivenze non sono solo lì, naturalmente.

Purtroppo no e non sono solo di soggetti esponenti della criminalità organizzata.

Lei è ottimista? Falcone diceva che come per tutti i fenomeni umani, la mafia ha avuto un inizio ed avrà anche una fine. E’ d’accordo?

Io sono d’accordo con l’affermazione, però non credo che questa fine sia così vicina così come ci fanno credere continuamente con questi “annunci”, proprio perchè il tessuto sociale collegato alle mafie resta purtroppo abbastanza intoccato.

E la rete di interessi è troppo fitta. 

E’ questo il punto; che le mafie svolgono, all’interno della società un ruolo: fino a che alle mafie sarà riconosciuto questo ruolo sarà difficile. Antonio Iovine può essere sostituito; gli arresti possono portare semplicemente dei cambiamenti, all’interno dei clan; è invece necessario bonificare il tessuto  sociale che si fa non soltanto con la repressione.

Con la sensibilizzazione e la cultura. 

Già.

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