Valentina Sacco e Simone Acone. “Cronaca da un seminario”.

“Nella giustizia c’è un dieci per cento di autentici eroi pronti a sacrificarle carriera e vita:ma sono senza voce in un coro di gaglioffi che c’è da ringraziare Dio quando sono mossi soltanto da smania di protagonismo” (Indro Montanelli,”Corriere della Sera”, 24 agosto 1998).

E’ ancora notte fonda. Oniriche visioni di questo atteso domani coprono il suono di quel ticchettìo lento ed interminabile. Notte insonne e di trepidante attesa. Notte che trascorriamo entrambi in un solitario monologo,ma ponendoci parallelamente le stesse domande:”Chissà se potrò avvicinare qualcuno di Loro.” “Chissà se potrò parlargli mostrando Loro la mia ammirazione,la mia devozione per la loro lotta quotidiana al Male.” Non importa se, al momento della nostra partenza,è ancora buio o se il freddo pungente di una gelida mattina invernale fa sentire i suoi morsi.”Il Nostro Sole” si leverà presto in cielo,riscaldando per l’intera giornata la città di Napoli ed irradiando di una inconsueta luce la “Sala degli Angeli” dell’Università Suor Orsola Benincasa.
Abbiamo percorso in pullman circa sessanta chilometri,giungendo in quella Terra che pensavamo afflitta da problematiche da cui la nostra fosse immune. Invece,più passa il tempo e più aumenta la consapevolezza che lo Stesso Male attanaglia la “Verde Irpinia” così come le “Terre all’Ombra del Vesuvio”.
Alle 9:30 finalmente riusciamo a varcare la soglia della grande sala. Increduli osserviamo l’aula gremirsi di tutte quelle importanti personalità che stanno concretizzando con la loro stessa vita la nostra speranza di una Società più Libera dal Cancro della Criminalità Organizzata.
Questo cancro non colpisce solo il piccolo imprenditore meridionale,ma riguarda,anche se in maniera indiretta, la vita di quella gente comune che si definisce “per Bene”,che si tiene lontana da certi mondi di degrado,o peggio,preferisce non Sapere.

Si tratta di quella latente omertà di cui si fa protagonista la cosiddetta “Borghesia Non Mafiosa”,ceto sociale dall’impronta camaleontica,che subdolamente ha pervaso in questi anni lo scenario della malavita organizzata. Di grande attualità è l’analisi del pensiero di Franchetti, sinteticamente riassunto ai presenti dal Dott. Scarpinato nell’espressione:”La Mafia è un mix micidiale di cervello borghese e di lupara proletaria.” Dobbiamo, dunque, liberarci da quei cliché culturali e dai falsati luoghi comuni che le enfatizzazioni mediatiche e le manipolate costruzioni del sapere continuano a propinarci. Lo stesso Dott. Ingroia ha asserito che da parte dei giornalisti c’è prevalenza di riflettori accesi sugli aspetti di colore,di costume,di superficialità,di coppole,di stalle ricovero di latitanti;ed invece,sullo sfondo,quasi del tutto ignorata,quell’altra storia,quell’altra faccia oscurata del potere mafioso:l’esercito dei “colletti bianchi”. Non parliamo più di Riina,di Schiavone,di Provenzano o del solito boss di turno,figure che hanno saturato per fin troppo tempo la scena,relegando in secondo piano una folla confusa ed anonima di professionisti, che da vittime predestinate di estorsioni si evolvono in entusiasti clienti e complici. Medici,architetti,ingegneri,avvocati,uomini delle istituzioni vengono inglobati nel sistema di potere che ruota intorno ai clan. Sono questi i “Gattopardi” di cui parla il Dott. Cantone,i nuovi boss di una mafia “non violenta”,ma colta,raffinata,che con abile maestria imprenditoriale riesce a premere sui settori più disparati del mercato globale,spaziando dalla gestione dei trasporti pubblici all’edilizia,dal turismo allo smaltimento dei rifiuti,innervandosi nel tessuto finanziario internazionale e varcando,in tal modo,i fragili confini regionali e nazionali. “E’ molto difficile,dice il Dott. Cantone,studiare la nuova faccia della criminalità organizzata,quella che si confonde con la società civile,che fa affare e che prende le distanze dalla plebe relegata nei quartieri popolari: quella è “massa di manovra”,da utilizzare solo come “carne da macello”. A fomentare ancor di più questo nuovo volto del sistema mafioso è un atteggiamento di sufficienza,di disinteresse ed oscurantismo da parte non soltanto della popolazione,ma anche del mondo accademico ufficiale,del potere politico e giudiziario.
Lo stesso Antonio Ingroia invita i Penalisti e gli studiosi del diritto della Criminalità Organizzata ad allargare il loro spettro di analisi verso quelle zone d’ombra,generate da acquiescenza,superficialità e sottovalutazione che, passo dopo passo, hanno portato addirittura al riconoscimento di vere e proprie “aree di impunità”. Analizzando in concreto la lentissima evoluzione della nostra giurisprudenza in materia, possiamo già dedurre come ciò sia sintomo della timidezza con cui la nostra Magistratura affronta il problema della Borghesia mafiosa. Emblematica, a tal proposito, è la costituzione originaria della figura del “Concorso esterno in associazione mafiosa” (Art. 416 bis). Essa nasce proprio dal rifiuto degli Organi Giurisdizionali di riconoscere un loro membro come componente organico di una cosca. Si sceglie, dunque, di punire un soggetto di pari status, infliggendogli il male minore, quello derivante dalla pena inflitta per associazione criminale:“sarebbe troppo” , infatti, condannarlo come componente effettivo dell’associazione stessa. Questo elevato grado di incertezza e di tolleranza si presenta tangibile non solo nell’azione interpretativa, ma persino nella stessa elaborazione legislativa, tesa a contrastare le manifestazioni esteriori, piuttosto che i caratteri endemici del fenomeno. Per dirla con le parole del Procuratore Raffaele Marino: “ c’è il rischio a Napoli che la tradizionale tolleranza, la convivenza tra cultura della legalità e della illegalità si risolva in una prevalenza della cultura camorristica che ormai ha pervaso ogni ambito dei rapporti sociali.” L’ energia, la speranza e la ricchezza che abbiamo interiorizzato da questo evento ci accompagneranno costantemente ogni giorno. Impossibile descrivere ciò che abbiamo provato, perché in questo caso delle semplici parole non sarebbero adeguate a riflettere emozioni di tale profondità. Possiamo solo dire che il contatto diretto con questi Grandi Uomini, fonti pure da cui attingere sapere e nobiltà d’animo, ci ha fatto sentire il mondo della lotta alla mafia più vicino a ragazzi comuni come noi, ci ha fatto toccare con mano il nostro ideale di giustizia, spronandoci ancor di più ad un impegno attivo e proficuo che ci permetta di “respirare aria pulita” nel nostro domani. La mafia non è un cancro proliferato per caso su un terreno sano. Vive in perfetta simbiosi con una miriade di protettori, complici, informatori, debitori di ogni tipo, gente intimidita o ricattata che appartiene a tutti gli strati della società. La nostra società: omertosa, negazionista, ottenebrata da malavitosi dogmi pre-costituiti che, malgrado tutto , non riusciranno ad annichilire gli spiriti sani di quei pochi dissidenti che non si lasciano trasformare in vuoti opportunisti della verità. Per reputarsi “ Non mafiosi “,non basta trincerarsi in un reticente silenzio o astenersi dal commettere azioni illecite; si deve provvedere al risveglio degli intelletti con un nuovo illuminismo, alla sensibilizzazione di tutte quelle coscienze inebetite che hanno mitizzato, e non demonizzato, boss autori dei più efferati crimini. Pietro Calamandrei disse che: “ Non vi è libertà quando, in alcuni eventi, l’uomo cessi di essere persona e diventi cosa.” “COSE” sono : la vita stroncata di troppi giovani ridotti a pura “manovalanza” dai clan; la dignità di ragazze che vendono i loro corpi sui marciapiedi, così come nei tanti programmi a reti unificate; l’infanzia negata di tanti bambini; il dolore e le lacrime per la devastazione di intere zone; noi tutti, marionette in un teatro degli orrori. “La mafia non è affatto invincibile, è un fatto umano e come tutti i fatti umani, avrà un inizio ed avrà anche una fine.” Spetta, in particolar modo a noi giovani contrastare il dilagante spirito di rassegnazione che accomuna chi pensa che il Male non possa essere combattuto e che sia una COSA inevitabile della vita. Non dobbiamo avere paura nel prendere una posizione di resistenza alla malavita…perché: “ Chi ha paura muore ogni giorno, chi non ha paura muore solo una volta.”

                                                                                                 Valentina Sacco – Simone Acone 

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2 pensieri su “Valentina Sacco e Simone Acone. “Cronaca da un seminario”.

  1. Salve ragazzi,volevo farvi i miei migliori complimenti per come siete riusciti ad esprimere il vostro sentimento di legalità e di sostegno a uomini come Raffaele Cantone con questo articolo;continuate cosi!

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