Raffaele Cantone intervistato da Gianluca Di Feo per L’Espresso: “La mia Gomorra”, 6 novembre 2008.

Per i casalesi era il nemico numero uno ben prima che uscisse “Gomorra”.
Forse perchè è nato in quella terra che la camorra ha devastato e sa entrare nella mentalità dei boss campani. Forse perchè è un magistrato che cerca sempre di capire e vuole guardare oltre le spiegazioni di comodo.

Lui, i padrini casalesi li ha guardati negli occhi e li ha fatti condannare: gli Zagarìa, gli Schiavone, i Bidognetti, ultime star dell’epica criminale italiana. Ma sopratutto ha cercato di tagliare il loro legame con l’economia perchè sa che i nuovi boss sono già diventati impresa. Lo ha fatto per dieci anni, combattendo assieme ai suoi colleghi con la scarsità di risorse e la drammatica inefficienza dello Stato. Lo ha fatto quando anche  a Napoli i casalesi erano considerati un pericolo lontano. E la cavalleria è arrivata dopo che lui ha lasciato Fort Alamo, facendo della mafia casertana una priorità nazionale.     

“La Campania tornerà ad essere  un paese normale?” 
<<Razionalmente direi che è molto difficile. E la provincia sta molto peggio di Napoli. Ma non possiamo arrenderci. Perchè ci sono tante persone che credono nella legalità. Il cemento della speculazione ha cancellato i terreni, la campagna è diventata una sterminata città dormitorio dove è stata annichilita ogni identità. Io resto a Giugliano, il paese dove sono nato, sognando che le cose possano cambiare>>.

Cantone è un magistrato fuori dagli schemi.
<<Non ho mai avuto visioni stataliste>> – spiega – <<Volevo fare l’avvocato per sentirmi libero. Poi ho capito che potevo essere libero anche come pubblico ministero, muovermi secondo criteri di libertà intellettuale, mentre come avvocato devi seguire anche tesi in cui non credi>>.  

(Estratto da “La mia Gomorra”. Raffaele Cantone intervistato da Gianluca Di Feo, per L’Espresso, 6.11.08. FOTO DI ANTONIO CALAMO).

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