Le tue ali, poco prima di Natale. Per Mena Morlando, vittima innocente di camorra: uccisa a Giugliano, la sera del 17 dicembre 1980. Scudo umano, per Francesco Bidognetti.

Grandine.
Chicchi di grandine grandi come noccioline scendevano giù da un cielo scuro, carico di nubi, in una sera così fredda da congelare le dita.


Un uomo regge un ombrello, ma il suo sguardo è lontano.
Accanto a lui un ragazzo che osserva tutto, in silenzio, pensieroso.
Venerdì diciassette dicembre duemiladieci.
Chissà se ci hai mai pensato, al futuro.
Chissà quali erano i tuoi sogni.
Eri una maestra. Una giovane e dolcissima maestra elementare.
Ti vediamo china sui libri, come molti di noi sono stati o lo sono ancora.
Ti vediamo battibeccare con tua madre, per quel piatto che proprio non ti piace, ma che per amor suo, poi decidi di mangiare ugualmente.
Ti vediamo guardare teneramente i tuoi fratelli e scartare regali, il giorno di Natale.
E pensiamo a quel 1981, che stava per entrare nella tua vita. Ma che non ti hanno consentito di vivere.

Quanti e quali pensieri, girano nella nostra mente, stasera, Mena.
Quanti gesti che appaiono scontati, quante parole che taciamo anche a noi stessi, perchè “non si può” o “non si deve”.
Quante, vorremmo fartene pronunciare, adesso.

Venticinque anni.
Il bucato in lavanderia…
“Mamma, non preoccuparti, ci vado io a ritirare tutto!”
Una porta che si chiude.
A piedi. Un percorso breve, fino alla bottega.
Un saluto, un sorriso, di nuovo un saluto.
E quel pacco tra le braccia.
Ci sembra di sentire i tuoi passi:  lungo la strada, sulla via del ritorno..
..uno, due, tre…
Colpi: tanti, ripetuti, sordi.
Ma è Natale, saranno i botti.
E’ il diciassette dicembre millenovecentoottanta. Le diciotto.
Non una sera qualsiasi.

Sai, Mena.. c’è un film di Frank Capra..  dove uno dei protagonisti, Clarence, dice che quando senti suonare un campanello, vuol dire che un angelo ha messo le ali.
Forse è solo suggestione o forse è quel che desideriamo o è un modo per attaccarsi a qualcosa.

Ma questa notte di grandine e pioggia, così forte e così battente da serrarci i denti e paralizzarci gli arti..
..qui, in questa stradina, in un quartiere lontanissimo dal centro cittadino, dove l’amministrazione comunale ha pensato di intitolarti questa traversa..
..proprio qui, davanti a quell’uomo stanco ed addolorato, che è tuo fratello Francesco ed a quel bel ragazzino biondo, dallo sguardo commosso, ma fin troppo presente…
…ci sembra davvero di ascoltare tanti campanelli…
..e di vedere il tuo sorriso, tra le schiere degli angeli più alti.

Hai messo le ali, Mena.
Ma non ora, che gli esseri umani ti riconoscono di essere esistita e di essere stata massacrata dalla violenza camorrista.

Tu hai messo le ali il diciassette dicembre millenovecentoottanta.
In una sera fredda, sul selciato di una piazzetta di Giugliano, a pochi giorni dal Natale.

Mena Morlando, nata a Giugliano in Campania (Na), il 19 aprile 1955. Vittima innocente di camorra, uccisa per errore dalla mano camorrista che aveva per obiettivo Francesco Bidognetti. Mena fu presa come “scudo umano”, per far salva la vita del futuro boss casalese, il 17 dicembre 1980 alle 18.00, sullo spiazzale antistante la Chiesa di Sant’Anna, a Giugliano. Alla sua morte, per liquidare la vicenda, si disse che Mena era stata ammazzata per motivi passionali. I suoi familiari, i suoi fratelli (Francesco Morlando tra tutti), hanno a lungo combattuto affinchè venisse riconosciuto a questa sfortunata ragazza lo status di vittima di camorra. Grazie al Dott. Cantone, che in numerose occasioni pubbliche e poi nel suo libro, “Solo per Giustizia”, ha puntato i fari su questa triste e dolorosa vicenda, a Mena le è stata intitolata una strada dall’amministrazione comunale. Dopo trent’anni ed in un luogo poco frequentato ed isolato. La memoria è qualcosa che non possiamo perdere. Mena Morlando, della cui terribile fine, i giornali si sono occupati solo in un primo momento, percorrendo quella linea che voleva il suo omicidio avvenuto per “motivi passionali”, oggi è pressochè dimenticata. Noi di “Contro le mafie”, scorta civica del Dott. Raffaele Cantone, dedicheremo tutta la nostra attività ed il nostro operato di ogni giorno singolarmente e come Movimento, a Mena. Affinchè non si perda MAI il suo ricordo e della sua vita e della sua morte. La camorra non può, non deve, non l’avrà vinta.

Riportiamo, sulla storia di Mena, quanto descritto dal Dott. Cantone alla pagina 128 del suo Best seller “Solo per Giustizia”, ringraziandolo, per averci fatto conoscere questo angelo:
“L’unica sua colpa era stata quella di essere uscita di casa nel momento sbagliato. Presumibillmente qualcuno se ne era fatto scudo durante un agguato contro un delinquente in soggiorno obbligato a Giugliano. A morire invece fu lei. L’obiettivo dei killer la fece franca e più tardi sarebbe diventato uno dei capi del clan dei Casalesi: Francesco Bidognetti, detto “Cicciott’ ‘e mezzanotte”. Il caso dell’omicidio di quella ragazza malgrado numerose indagini non ha mai avuto soluzione giudiziaria. E lentamente il suo ricordo si è sbiadito. I suoi genitori ne sono morti entrambi di crepacuore. Ma nessuna autorità si è mai preoccupata di ricordarla come meritava, e la sua bellezza fresca e il suo sorriso pulito riaffiorano soltanto nei ricordi amari dei suoi amici e familiari” (Mena Morlando nel ricordo di Raffaele Cantone, in “Solo per Giustizia”, pagina 128, Mondadori editore per la collana Strade blu, 2008).

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11 pensieri su “Le tue ali, poco prima di Natale. Per Mena Morlando, vittima innocente di camorra: uccisa a Giugliano, la sera del 17 dicembre 1980. Scudo umano, per Francesco Bidognetti.

  1. Pingback: Lunedì 14 marzo 2011, Sala Teatro Biblioteca Comunale di Giugliano (Na). Mena Morlando rivive nelle voci dei ragazzi della Scuola “Giuseppe Impastato” di Giugliano (Na). “Contro le mafie”, Raffaele Cantone, Francesco Morlando con

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  9. Pingback: A Giugliano, nel segno della Memoria. Per Mena Morlando. « controlemafie

  10. Pingback: Mena Morlando è tornata a vivere. A Giugliano, dove ha trovato la morte | losguardodiruth

  11. Pingback: “Mena, morire per un errore della camorra” « Il Malpaese

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