“Gattopardi, così le mafie stanno cambiando pelle”. Guido Ruotolo, da “La Stampa” (Cultura), giovedì 30.12.10

Usano il computer, comunicano con l’iPhone o il blackberry. Sono avvocati, professionisti, medici, commercialisti. Eppure, se serve, sanno imbracciare anche il kalashnikov, insomma il loro codice di comunicazione si basa ancora sulla violenza. Eccoli i nuovi Gattopardi, uomini d’onore delle moderne mafie che, per dirla con l’autore, «sono innervate nella società e hanno grandissima capacità di anticipare i mutamenti sociali e, quindi, di mimetizzarsi in quella zona grigia di cui in tanti parlano ma che resta agli occhi di molti un che di indistinto e incerto».

I Gattopardi (Mondadori, 279 pag, 18 euro) è un viaggio tra le vecchie quanto modernissime mafie che occupano la scena. Più che un’avventura, Raffaele Cantone (il magistrato in prima linea nelle indagini sui Casalesi), in questa virtuosa conversazione guidata dal giornalista Gianluca Di Feo, ci racconta la metamorfosi di Cosa nostra, camorra e ‘ndrangheta. È un viaggio senza ritorno. Palermo, Gomorra, la Locride. Quanto si assomiglia quest’Italia criminale. E poi, il Nord, Expo 2015, Buccinasco la Platì della Lombardia, la nuova mafia calabrese che parla lumbard.

È un libro da leggere, I Gattopardi, prezioso non perché sia raro imbattersi in saggi, riflessioni, romanzi o racconti di mafia. Anzi, in tempi di avare informazioni, il boom dell’editoria di denuncia lascia ben sperare, come del resto questa avidità di conoscenza delle nuove generazioni che hanno adottato come nuove icone di riferimento i Roberto Saviano che hanno sostituito i vecchi Che Guevara.

Mafie e antimafie. Scontro impari, ancora oggi. La tesi di fondo di Cantone è che la «propaganda» di questi mesi, il bollettino trionfale degli arresti dei latitanti, non ci ha aiutato a cogliere la «metamorfosi» di quella Mafia spa che, inabissata, si è trasformata. E lo stratega di questa metamorfosi è Bernardo Provenzano, che ha saputo far crescere una nuova leva di «Gattopardi»: giovani, laureati capaci, flessibili ma educati al rispetto dei codici d’onore.

«Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi». E’ sempre stato così, la mafia ha preceduto le novità, le innovazioni. Ha visto i processi di globalizzazione prima degli altri e si è adeguata. Tempi antichi, quattro decenni fa, quando con gli operai e i minatori che emigravano al Nord, in Europa, anche loro, gli uomini d’onore di Cosa nostra come della ‘ndrangheta mettevano radici nei nuovi territori. Oggi l’emigrazione porta il segno dei «colletti bianchi», delle nuove generazioni di intellettuali e professionisti meridionali che emigrano alla ricerca di un lavoro. Così anche loro, i nuovi mafiosi di quell’area grigia individuata da Cantone, trovano spazio al Nord.


La politica, l’impresa, la sanità, i servizi segreti. Colpisce, di questo bel libro, che l’autore utilizzi come fonti non le rivelazioni dei collaboratori di giustizia ma una mole impressionante di fascicoli processuali. La storia delle mafie è già stata scritta, anche processualmente. Solo che non è finita ancora. E il libro di Cantone aiuta a capire le ragioni.

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