“Le ombre del crimine”. Raffaele Cantone, intervistato da Geo Nocchetti per la rubrica del TGR Campania:”Il settimanale”. Sabato 1 gennaio 2011.

Da “Solo per giustizia”, dove l’area grigia del consenso alla camorra si stava allargando, a “I Gattopardi”. Chi sono, in una parola, Cantone, “I Gattopardi”?

<<Sono i nuovi mafiosi, quelli che hanno lasciato “coppola e lupara” e ormai sono assolutamente confusi con la società civile>>.

Possiamo dire che la camorra si è civilizzata e la società civile si è camorristizzata?

<<Sì… questo “slogan” può andare, nel senso che molti pezzi della società civile, interloquendo con pezzi di questa camorra diciamo “civilizzata” , utilizzano stessi metodi ed un background analogo a quello dei camorristi.
La camorra se è stata capace di durare tanto tempo, tanti anni,  tanti decenni è proprio perchè ha potuto godere di complicità; quindi che ci siano complicità negli ambienti delle Istituzioni, fa parte del DNA della camorra. Il problema è quello di farle contare il meno possibile, queste complicità >>.

Lei parla di una camorra che oramai non intimorisce solamente, ma dà servizi e cita i casi di due imprese di respiro internazionale, che hanno operato in Campania. Ce le ricorda, brevemente?

<<Noi parliamo della capacità della camorra sopratutto di essere in grado di dare servizi a quelle società che venendo al sud hanno paura di interloquire con l’ambiente sociale. L’episodio, credo, più “eclatante” è quello della Parmalat, che nel momento in cui acquisisce il marchio precedente del latte Berna, acquisisce anche tutta una serie di relazioni con il mondo dei casalesi e con questo mondo dei casalesi che operava la distribuzione in provincia di Caserta. E un colosso come la Parmalat non “si libera” di questi distributori che facevano grandi affari con i marchi>>.

In questo libro Lei spiega come una volta era la camorra a cercare i politici, oggi è il contrario; e politici di destra, di centro, di sinistra.

<<Ma io credo che il legame politica-camorra nasca dalla capacità della camorra di ingenerare in alcuni contesti il consenso e nella capacità di poter utilizzare, quello che noi nel libro chiamiamo “consenso marginale”, cioè quel consenso che è capace spesso di far vincere le elezioni sopratutto a livello locale; e lì, a volte, con mille voti si riescono ad “invertire i trend”, a far eleggere un numero di consiglieri sufficiente a condizionare gli enti locali. Io dico che la camorra cerca di essere presente sopratutto nei momenti in cui si fanno grandi affari sopratutto perchè l’impressione è che non trova grandi ostacoli; abbiamo raccontato nel libro sopratutto la presenza nel mondo del traffico dei rifiuti; non soltanto del traffico illecito, ma sopratutto la gestione lecita della raccolta dei rifiuti urbani>>.

Non pensa, però che la camorra talvolta sia “un alibi” per gli amministratori inefficienti?    

<<E’ questo, il punto. La camorra rischia, di essere un alibi, perciò io dico “non tutto”; perchè la camorra è presente nel fare affari, ma non è necessariamente causa di inefficienza del fare affari; certo, la presenza della camorra impedisce un reale sviluppo, ma non è causa dell’inefficienza nell’immediato>>.

Concludiamo con una Sua frase, molto coraggiosa: “Occorre rendere l’onestà conveniente”. Cioè?

<<Occorre, cioè, far capire che sbagliare, creare “relazioni” può essere particolarmente sconveniente.  Se, per esempio, alle imprese venissero interdette possibilità quando hanno interloquito con la camorra..>>.

Bisogna “toccare il portafoglio”, Cantone, non il cuore.

<<Non solo il portafoglio, tutti gli interessi! Se per esempio gli ordini professionali facessero piazza pulita dei professionisti collusi; se anche l’Ordine dei giornalisti, perchè no, l’Ordine degli avvocati, gli “Ordini” in genere, le associazioni imprenditoriali facessero piazza pulita dei soggetti collusi, questo secondo me avrebbe un effetto molto maggiore delle stesse sanzioni penali. Oppure pensiamo se un’impresa che si provi aver interloquito con esponenti della criminalità organizzata perdesse benefici previdenziali, possibilità di contrattare con le pubbliche amministrazioni; questo sarebbe un effetto fondamentale>>.

Lei conclude da cittadino e non da magistrato; vuol dire che ha più fiducia come cittadino, in un riscatto e meno come magistrato?

<<No, non è questo.  I magistrati fanno una parte di questo compito; una parte importante, ma che viene inevitabilmente dopo, quando ormai il male si è già propagato; invece come cittadini noi possiamo intervenire prima>>.

E’ davvero fiducioso o lo fa per “dovere d’ufficio”?

<<Io sono fiducioso dimostrandolo con i fatti: non essendomene mai andato da questa terra e sperando fino all’ultimo di poter vedere cambiamenti reali>>.

PER ASCOLTARE E “VEDERE” L’INTERVISTA:
http://www.youtube.com/watch?v=7bLMDP83g5Q

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...