“Calcio e mafia? Porta d’ingresso nella società”. Antonio Massari intervista il Dott. Raffaele Cantone, per l’edizione di giovedì 13 gennaio 2011 de “Il Fatto Quotidiano”.

Nel suo ultimo libro sulle mafie I Gattopardi (Mondadori), scritto in collaborazione con il giornalista de L’espresso Gianluca Di Feo, il giudice Raffaele Cantone dedica un intero capitolo al calcio. Da ex pm dell’antimafia di Napoli, Cantone, ha indagato per anni – ottenendo condanne su condanne – sul clan dei “casalesi”.

Quanto e perchè è importante il calcio per le mafie?
E’ molto importante e per diversi aspetti: il consenso, il guadagno economico, il vantaggio di poter intrecciare relazioni che contano.
Il rapporto tra calcio e mafie va monitorato con costanza, a partire dal bagarinaggio e dal merchandising abusivo, passando dal settore delle scommesse finendo ai procuratori dei calciatori.

La Procura di Napoli indaga su una partita di Serie B, Albinoleffe-Piacenza, perchè potrebbe essere stata truccata e si sospetta l’influenza della camorra: non la sorprende che possa arrivare a influenzare una partita del secondo campionato italiano?
Il discorso è complesso e va guardato da più angolazioni.
Partiamo da un dato storico: la legalizzazione delle scommesse è un fatto recente, ma la camorra ha sempre gestito il suo mercato clandestino. I clan avevano bisogno di un esperto che organizzasse le quote. I “casalesi” commissionavano le quote a Napoli. Era un’organizzazione raffinata. Con la legalizzazione del gioco, questa professionalità è soltanto affiorata alla luce del sole. La differenza è che oggi le mafie – e questo avviene soprattutto nelle serie minori – vogliono spingersi più in là: fino a controllare le società di calcio.

In questo caso parliamo di una presunta partita truccata in Serie B.
Le parlo in generale, senza entrare nel caso specifico, ma un fatto è certo: quanto più la partita è importante, tanto più è difficile condizionarla. Per un motivo semplice: la guardano in troppi.
In tanti si accorgerebbero se un calciatore, per esempio, si facesse espellere senza motivo. Il rischio di combine aumenta nelle serie minori. Il punto, però, è che anche la Serie B è diventata una serie minore: la fetta più grossa degli introiti – a partire dai guadagni sui diritti televisivi – riguarda la Serie A. 
La conseguenza è che le società dei campionati minori, arrivando fino alla “B”, rischiano di finire nelle mani di avventurieri disinteressati allo sport, ma concentrati sul guadagno che deriva dal gestire una squadra.
E’ in questo contesto che l’inquinamento si fa maggiore.
Un controllo preventivo sugli acquirenti di una società di calcio potrebbe arginare gran parte dei rischi.

Qual’è il nesso tra mafia, calcio e consenso?
Le mafie hanno bisogno di consenso e legame con il territorio: il calcio assolve questo ruolo perfettamente.
E questo può avvenire in molti modi: se il boss riesce a farsi fotografare con Hamsik, nel suo contesto, quella foto gli dà molto più consenso e potere di un ritratto con madre Teresa di Calcutta, giusto per fare un esempio.
In passato, Raffaele Cutolo si fece fotografare con Juary. Anche la gestione di una squadra, e questo vale per le serie minori, crea consenso sul territorio. Ma c’è un altro aspetto importante: in tribuna s’incontrano mondi diversi e la mafia sfrutta l’occasione per intrecciare legami con politici, amministratori, imprenditori. Legami che poi tenta di sfruttare a proprio vantaggio.
Il calcio diventa così una porta d’ingresso nella società.

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