“Il simbolo pulito che serve”: Raffaele Cantone da “Il Mattino” di Napoli, edizione nazionale di giovedì 13 gennaio 2011.

Sul Mattino di ieri nelle pagine dello sport c’era una bella intervista al collega Antonello Ardituro, pm alla Direzione distrettuale antimafia di Napoli con cui anch’io ho a lungo lavorato nelle indagini sui Casalesi che attualmente proseguono, con altri pm del pool.
E quelle indagini stanno mietendo risultati che non è esagerato definire eccezionali.
Le dichiarazioni di Antonello Ardituro nell’intervista, però, non riguardavano in questo caso i temi della lotta alla camorra ma il momento incredibile che sta vivendo la squadra calcistica della città, attestata in splendida solitudine al secondo posto in classifica ad appena quattro punti dallo stramiliardiario Milan.
Antonello, dopo avere ricordato il suo sfegatato tifo per il Napoli ed aver mostrato come la maglia autografata da Cavani campeggi dietro la sua scrivania nella sua stanza in Procura, a far bella mostra accanto ai tantissimi crest delle forze dell’ordine, afferma di avere individuato nel campione uruguagio un simbolo della faccia pulita della città.

Confesso che domenica sera uscendo dallo stadio, con mio figlio, senza più voce per avere urlato e cantato a squarciagola per un risultato storico per noi tifosi napoletani avevo pensato sostanzialmente le stesse cose.
Cavani è un calciatore sudamericano atipico, molto poco mondano, poco avvezzo a frequentare locali notturni e/o ad essere coinvolto in strane storie; è un professionista serio che fa il suo lavoro, con scrupolo e che ha una religiosità che non solo ostenta ma che vive nella quotidianità.


Del resto, la foto della punta uruguagia campeggia da tempo anche nella stanza di mio figlio; la ottenemmo senza tanti problemi questa estate; mio figlio gli si avvicinò e gli chiese di farsi fotografare con lui e Cavani, senza un pizzico di presunzione e con una grande semplicità, accettò di farsi riprendere.
Mi era rimasta impressa quell’immagine di una persona semplice, senza fronzoli e senza alcun atteggiamento divistico; ci era sembrato da subito un simbolo positivo, anche prima che diventasse capocannoniere del campionato e trovai che stesse bene nella stanza di un bambino.

 
Ma al di là delle vicende sportive le parole di Ardituro mi hanno fatto venire in mente due considerazioni; una prima, forse banale e tante volte sentita in questi giorni; quanto è, in questo momento, sideralmente distante l’immagine della città che vince con la sua squadra di calcio, (in cui non sfigurano affatto calciatori napoletani come il capitano Cannavaro o il redivivo eccezionale difensore Grava) e la città vera che vive uno dei suoi momenti peggiori di crisi, non solo per la vicenda dei rifiuti ma perché ormai agli ultimi posti nelle classifiche di vivibilità in Italia.
Una seconda è che forse mai in questo momento c’è un grande desiderio in città – e le parole di Ardituro lo dimostrano – di poter trovare modelli positivi in tutti i settori, modelli che si caratterizzino per serietà, impegno, dedizione alle cose che fanno e soprattutto per capacità di raggiungere risultati importanti, grazie al proprio sacrificio piuttosto che alle scorciatoie di raccomandazioni e corsie preferenziali.
È un atteggiamento questo certamente positivo da non confondere con un altro che ha caratterizzato troppo spesso noi napoletani, e non soltanto i ceti popolari ma anche quella che dovrebbe essere l’intellighenzia o la classe dirigente. Il cercare, cioè, sempre un Santo a cui votarsi, un demiurgo capace risolvere i problemi; soggetti questi a cui affidarsi spesso un po’ acriticamente per poi ritirare immediatamente la fiducia riposta, non appena ci si accorge che i miracoli attesi, non sempre possibili, non sono arrivati ed anzi lo stato delle cose è persino peggiorato.
Non bisogna certo scomodare il passato remoto e la figura tutta napoletana di Masaniello, portato in trionfo dal popolino e poi poco dopo da questo stesso abbandonato, per dimostrare questo aspetto negativo della napoletanità. Esempi più vicini ed attuali sono fin troppo noti a tutti; personaggi, soprattutto della politica, accompagnati nella fase del loro potere da grandi entusiasmi e poi velocemente considerati la causa di tutti i mali e fonti di cocentissime delusioni.


E chissà se, invece, da persone come Cavani – che napoletano non è ma come sudamericano non è poi così lontano dal nostro modo di essere – non possano venire stimoli tutti positivi per i cittadini, ad un impegno fattivo e corale per svoltare veramente pagina in una città che ne sente disperatamente il bisogno.

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