Un fiume cristallino per Melito. Breve cronaca della presentazione de “I gattopardi” al Cinema-Teatro Barone, organizzata dal Movimento “SiAmo Melito” venerdì 14 gennaio 2011.

Un fiume.
La parola-chiave di questa breve cronaca è proprio questa.
La più adatta, la più evocativa.
Un fiume di gente – quello che abbiamo visto “scorrere”, alla volta del Cinema Teatro Barone di Melito, la sera di venerdì 14 gennaio; un fiume in piena, Raffaele Cantone: appassionato, deciso, inarrestabile.

Ci siamo uniti alla corrente, trasportati dalle parole del portavoce del Movimento “SiAmo Melito” (per contatti siamomelito@gmail.com), Andrea Carpentieri, cui deve riconoscersi l’indubbio merito di aver costruito, insieme a tutti gli aderenti al progetto, una realtà alternativa importante alla criminalità ed al malaffare imperante, attraverso un’opera di denuncia partecipativa e costante sul territorio, affinchè coloro che conservino dentro ancora un minimo di passione civile, possano impegnarsi in prima persona “per riaffermare i valori della legalità, della trasparenza, dell’attenzione al bene comune” (cit. dal manifesto fondativo del movimento).

Così, Carpentieri nel suo intervento, alla presentazione melitese de “I gattopardi”: “(…) Per tanti decenni le mafie si sono poste, credo persino orgogliosamente, in forte conflittualità con il mondo delle persone perbene, con la cosidetta società civile, si sono poste come un anti-Stato nei confronti di uno Stato; mondo del male e forze sane, mi si passi la semplificazione, rappresentavano due pezzi di ferro contrapposti, due blocchi distinti e distanti, ed era possibile individuare nettamente il mafioso o i mafiosi. Sembra che invece, dalla metà del ‘900, le mafie abbiano compreso che per continuare a controllare i territori ed addirittura crescere, dovevano acquisire la capacità di penetrare nel campo opposto: dovevano, insomma, farsi liquide, per insinuarsi nell’altro blocco di ferro che si è puntualmente trovato divorato da una corrosiva ruggine. Ecco allora che si è arrivati alla situazione tanto chiaramente descritta nel volume di Raffaele Cantone e Gianluca Di Feo : un mondo di stimati professionisti, di funzionari pubblici, di politici, i quali altro non sono in Sicilia ed in Calabria, che mafiosi e ‘ndranghetisti di seconda o terza generazione, giovani rampolli di famiglie storicamente appartenenti alla criminalità organizzata; in Campania, per svariate ragioni, <uomini-cerniera>, mediatori tra i clan e l’imprenditorìa, la pubblica amministrazione, il servizio sanitario, la politica. Sono questi, i Gattopardi: insospettabili che stringono mani importanti, che parlano un italiano (e magari non solo quello), sciolto e fluente, che sono esperti di economia, che siedono in prestigiosi CdA, ma che hanno il solo scopo di estendere e potenziare ogni giorno di più il dominio delle mafie sulla società (…)”    

E poi “la piena”.. sempre sorprendente.  Un piacere, essere travolti dal “fiume Cantone”; non sommersi, ma accarezzati, stimolati nella coscienza e nell’anima da parole che scuotono, linfa che si rinnova ad ogni ascolto od incontro con Quest’Uomo straordinario. Per realizzare il messaggio antimafia nel concreto.

<<Questo è il mio territorio; il territorio nel quale sostanzialmente vivo; si fa difficoltà a capire dove finisce Giugliano e dove comincia Melito,  questo vale per Villaricca, vale per Mugnano. E’ un unico “continuum”, di territorio che ormai credo superi abbondantemente 300 mila abitanti; è molto più grande non delle città normali, ma dei capoluoghi di regione, di molti capoluoghi di regione, anche di molte città importanti del nord Italia; un territorio che ha una grande fame di conoscere, di sapere, finanche di svoltare, ma è anche un territorio caratterizzato da grande distrazione, grande disinteresse con quel senso napoletano tipico di chi dice “tanto non cambierà mai nulla”, invece io credo che su questo territorio bisogna lavorare molto e mi fa piacere di poter parlare, partendo dall’esperienza del libro, di quello che credo sia il vero, grande cancro che c’è nella nostra zona: una criminalità organizzata, una CAMORRA, diciamolo con il nome e cognome che ce n’è bisogno che è capace di pervadere tutti gli ambienti della realtà sociale; una CAMORRA che continua a fare affari sul territorio; io ricordo Melito quando ero piccolo che mi capitava di venire: una città completamente sfigurata dov’è stato costruito di tutto, in tutti i posti possibili ed immaginabili, ma vedo cos’è capitato alla mia Giugliano e sopratutto che cosa sta per capitare a Giugliano; quante altre operazioni di cui si parla che sono “oggetto di interessi” e avvengono anche un pò col disinteresse di tutti; tutto sommato continuiamo a pensare che la CAMORRA non sia un problema nostro, che tutto sommato, noi facendo la nostra vita chiusi nella nostra casa senza avere contatti, possiamo “fregarcene” della CAMORRA.
Le vicende dei rifiuti, le vicende dell’aumento esponenziale delle malattìe tumorali sono la riprova che purtroppo non c’è realtà che non viene toccata da questi problemi; se c’è tutto questo è stato anche per la presenza delle ecomafie, se i rifiuti sono stati intombati in tutte le cave e sono stati intombati in migliaia di ettari di terreno è stata anche colpa delle mafie e allora, cosa dire?
Io credo che sia importante guardarci, cercare di capire, cercare di comprendere che le mafie non sono qualcosa di diverso da noi; ha detto il professore Carpentieri una cosa molto bella: “che le mafie da tempo si sono innervate nella società civile”; si sono innervate perchè la società civile non aveva gli anticorpi per impedire, non aveva gli anticorpi per stigmatizzare e sopratutto non aveva gli anticorpi per evitare di fare affari. Troppi pezzi della nostra società borghese, quella che finge di essere perbene hanno rapporti inquinati con pezzi della criminalità organizzata.
Quanti imprenditori dei vari rami al momento opportuno si rivolgono alla camorra piuttosto che allo Stato?
E questa è una caratteristica tipica della Campania; noi nel libro raccontiamo un episodio che credo sia sintomatico di quello che è avvenuto: la responsabile dei piccoli imprenditori della Campania aveva aderito a Confindustria e tramite Confindustria si faceva la portatrice della battaglia contro le mafie; ebbene, non appena questa signora – che è un’importante imprenditore – ha un problema con un architetto, che pretende da lei 400 mila euro lei non si rivolge al tribunale per contestare questo credito, ma si rivolge alla CAMORRA e a causa di questa vicenda si verifica uno degli episodi più inquietanti, fra quelli mai avvenuti in Campania: viene ammazzato un consigliere comunale del PD da un soggetto che faceva parte della stessa sezione di cui faceva parte il consigliere comunale, ma era anche un esponente della CAMORRA.
A seguito di questo omicidio, l’architetto corre “con le brache in mano” e accetta di abbassare il suo onorario a 250 mila euro.
L’imprenditrice ha risparmiato 150 mila euro che non sono “bruscolini”, ma li ha risparmiati rivolgendosi alla CAMORRA.
Quante persone che noi conosciamo hanno tentato di risolvere i problemi rivolgendosi – piuttosto che allo Stato – al “compariello” o “all’amico del compariello”? Fino a che ci saranno le persone che si rivolgono “al compariello o all’amico del compariello” per risolvere i rapporti di buon vicinato o persino per risolvere le questioni che riguardano le vicende sentimentali, lo sappiamo tutti, perchè viviamo in queste terre, noi l amafia non la vinceremo mai, perchè la mafia è capace e forte sopratutto perchè ha il consenso delle persone che si girano dall’altro lato. I mafiosi sono pochi, numericamente, ma sono tantissimi perchè tutti coloro che non si oppongono, indirettamente, sono di aiuto alle mafie>>. 

Marcello Curzio, Giornalista attento ed intelligente, ci ha guidati attraverso il dibattito che ne ha fatto seguito, nel quale Raffaele Cantone si è confrontato con Bernardino Tuccillo, Marco Esposito de “Il Mattino” di Napoli ed il pubblico che non ha mancato di rivolgere domande stimolanti e talvolta interessanti al Magistrato.
Significativa, tra tutti, la riflessione del nostro Peppe Iovino.

Le immagini dell’incontro, sono  a cura della nostra grandissima Foto-Artista: Ilaria Ascione.
Sul nostro canale Youtube, le riprese della serata.
Servizio ed intervista, a cura di Melitonline: http://www.youtube.com/watch?v=ue1JdRs8KAU&feature=player_embedded#!

I nostri occhi si specchiano e riconoscono in quelli di Raffaele Cantone.
Con uno sguardo così limpido, non possiamo fare a meno di “guardare lontano”.
Per una fine delle mafie, che possiamo decidere NOI,  con la nostra volontà,  con i nostri “comportamenti coerenti”.

   

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