“I gattopardi”, a Giugliano. Parole che si trasformano in impegno concreto. Istituto Fratelli Maristi, venerdì 21 gennaio 2011.

“Invece di maledire il buio, accendi una luce”.


Così, ha aperto Fratel Giorgio Banaudi, nel presentare la serata di ieri, moderata brillantemente dalla nostra Giornalista Monica D’Ambrosio.
Giugliano: Chiesa dei Fratelli Maristi. Tanta gente, tante persone, per salutare ed ascoltare Raffaele Cantone.
Fare il magistrato può essere un caso od una scelta personale.
Si studia, si partecipa ad un concorso, lo si vince.
Fare il magistrato può significare svolgere un lavoro come un altro.
Ma l’impegno, il senso del dovere, il sentire forte dentro sè quella spinta che ti porta a sacrificare te stesso per portare un pò di te agli altri, le tue conoscenze a chi non sa… è quel qualcosa in più, che non è di tutti.
Raffaele Cantone è un Magistrato che lavora ogni giorno con dedizione massima;  un Uomo che crede in quel che fa, senza esaltazioni. Un Uomo che ama il Diritto.
Raffaele Cantone ha scelto di impegnarsi contro la camorra, non solo nel suo lavoro: nonostante la vita sotto scorta, nonostante le difficoltà, nonostante tutto.
Ieri sera ci ha offerto l’ennesima occasione, per farci sentire orgogliosi e fieri di lui.
Tante le domande e tante le risposte e gli spunti di riflessione.


Il rapporto ambiguo tra la politica e le mafie; il sodalizio tra i big dell’imprenditorìa e la camorra casalese; il consenso che le mafie riescono ad attrarre con il calcio; la Chiesa, che “quando non parla di mafia si dimostra connivente”.
Per una volta vogliamo lasciare a voi tutti la penna del cronista. Voi che avete partecipato e voi che non avete potuto essere lì con noi, a respirare “il fresco profumo di libertà”, che il Dott. Cantone è capace di portare ad ogni incontro.
La luce di cui parlava Fratel Giorgio, parte dal nostro giudice e come la fiaccola di un’olimpiade, crediamo debba passare di mano in mano, insieme alle sue parole ed al suo messaggio.
Essere “contro le mafie” significa questo. Non appoggiare sul comodino od in bella mostra, in casa od in altro luogo una copia de “I gattopardi”.


Non solo, leggerlo. Andare oltre.
Trasformare quei concetti, quelle informazioni, quelle verità, in mattoni forti e indistruttibili, per edificare grattacieli alti piani e piani. Perchè Quest’Uomo grande e semplice ci ha insegnato che la conoscenza dei fenomeni è indispensabile per capire, guardare oltre e combattere il fenomeno mafioso.
La legalità non è solo una bella parola; come dice il Dott. Cantone: si costruisce con i nostri “comportamenti coerenti”.
Quindi, abbiamo deciso di non raccontarvi la serata, ma lasciare a voi la possibilità di commentarla.
Ascoltiamo. E riflettiamo. E da oggi, ora.. tutto può cambiare.
Spetta solo a noi. Non ad “altri”.
E… sì…
A te, che stai leggendo in questo momento.

VIDEO INTEGRALE DELLA SERATA A CURA DI FRANCESCO MICILLO – FOTO BY SALVATORE MICILLO

 http://francescomicillo.wordpress.com/2011/01/22/video-presentazione-de-i-gattopardi-di-raffaele-cantone-a-giugliano-21-gennaio-2011/

http://www.youtube.com/watch?v=S49WeTMIGK0

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2 pensieri su ““I gattopardi”, a Giugliano. Parole che si trasformano in impegno concreto. Istituto Fratelli Maristi, venerdì 21 gennaio 2011.

  1. considero l’ex pm della dda della procura napoletana un grande uomo prima che un grande magistrato e uomo dello stato,un uomo che cerca l’affermazione della giustizia e della legalità in un paese in cui sembra queste parole non abbiano alcun senso e valore nella maggioranza dei nostri concittadini! un uomo che dice ciò che pensa sempre circa tutto e tutti e ieri ne abbiamo avuta un altra grande significativa dimostrazione in una chiesa ospitato da una comunità ecclesiastica non ha esitato a sottrarsi ad una critica nei confronti dei troppi silenzi della chiesa! un grande grande uomo lo ha dimostrato ancora una volta,ed è per questo che lo stimo,ha una rettitudine,un alsto senso del valore dlela giustizia e della legalita e della lotta sociale ai clan che lo distinguono e sopratutto zero retorica ed ipocrisia! un grande uomo e magistrato di quelli di cui questo paese ha gran bisogno direi!

  2. 21.1.2011 “I ragazzi di Giugliano e l’incontro con Cantone.”

    Lascio le lande silenziose e infiacchite della mia Calabria e parto per le terre di Gomorra (non amo questa definizione, ma la utilizzo per trascenderla).

    Il treno colma le distanze, che in verità non esistono, si accorciano sotto i miei occhi quegli spazi virtuali che man mano prendono corpo e forma. Per comodità raggiungo Aversa dove sono attesa da Rossella,dovrei dire la dottoressa Camerlingo, ma tanto e tale è il mio affetto che mi permetto di accostarmi a lei come ad una carissima amica di vecchia data. Mi guida in questo lato di Campania tristemente noto per i soliti fatti di camorra,ma che sento mentre lei li descrive, che molto altro racchiude. Il percorso, la strada dissesta, ci conduce alla terza città della regione, per grandezza e importanza che è Giugliano. Queste terre segnate, ferite , stuprate da uomini senza dignità e morale, hanno invece un cuore pulsante che sta tentando di squarciare quella spessa tela, scura e resistente fatta di paura, ignoranza e connivenza. Il nobile sentimento della paura non sempre è giustificato da pericoli concreti, spesso è invece celato sotto le spoglie dell’ignoranza intesa come “ignorare” , prendere le distanze, voltarsi verso dove e cosa ancora non l’ho capito. Paura e ignoranza, così come le intendo io si fondono nelle solite classiche affermazioni che diventano poi un atteggiamento, uno stile di vita: “è sempre stato così e non cambierà mai niente” che diventa ”a me fa comodo così, del resto qual è l’alternativa”.Il secondo status nella maggior parte dei casi non si chiude in forma interrogativa, ma con una rassegnazione di comodo difficile da combattere. Eppure a Giugliano ho appurato che esiste un antidoto. Mi sono recata lì per scorgere quei volti, per conoscere gli artefici di quel movimento che vuole eliminare quello status che appartiene a tutti. Ho conosciuto giovani energici, anticorpi combattenti, che hanno detto basta alle accuse, alle minacce contro il loro stimato fratello Cantone. Hanno preso posizione, hanno affidato tutta la loro rabbia, la frustrazione e l’indignazione prima alle voci della “rete”, poi alla manifestazione di piazza e a tanto altro che non si sente, non si tocca, ma si vede in quegli occhi, in quegli abbracci in quei sorrisi e anche nelle lacrime di chi teme di essere condannato ad un isolamento che è peggio di qualsiasi pallottola.

    Ho scelto, deciso, e fortemente voluto venire qui a stringere la mano del più celebre e importante cittadino giuglianese: Raffaele Cantone. Sarà perché non amo le cerimonie troppo formali, ho scelto quindi di sentire l’avvolgente e affettuoso abbraccio della sua gente e unirmi a loro,portando la mia modestissima testimonianza di stima incondizionata. Avevo bisogno di guardare ancor prima che al grande magistrato, all’uomo. Attraverso la rete e i media avevo avuto la percezione che l’uomo fosse ancor più grande del “ruolo” capitatogli nella vita, che era scritto nel suo destino. Beh il suo arrivo in quella chiesa (luogo dell’incontro) ha confermato e superato le mie percezioni. I saluti l’affetto, quelle strette di mano che ormai non sono più timide, ma orgogliose, le domande che non sono più nascoste dietro una ritualità formale,ma reale interesse ed empatia. Una grande persona che ritrova l’affetto della sua gente nella scuola che lo ha visto studente e che ora educa i suoi figli, la sua seconda casa in cui essere anche e semplicemente Raffaele. Ho sempre questa strana necessità di voler levare gli strati, di voler strappare quelle maschere che il mondo mediatico incolla addosso agli eroi che costruisce e distrugge in un batter di ciglio, che impone ai tanti che si distinguono per le doti e i risultati raggiunti meritatamente.

    Nelle pagine di “Solo per giustizia” ho imparato ad ascoltare e conoscere l’uomo, a Giugliano ho sentito e fatta mia la realtà di Raffaele.

    Elegante, distinto, sorridente,sinceramente contento, sereno in mezzo a quei visi che conosce da sempre, il dottor Cantone riempie quella chiesa di emozioni e luce.

    La chiacchierata dall’altare luogo di fascino e suggestione, per un credente, spazio inviolabile trascinato giù dalle sue vertiginose altezze, per me profondamente anticlericale, scorre veloce guidata dalla giovane e brava giornalista. I temi di attualità e le grandi domande per il futuro sono stati affrontati dal Dottor Cantone senza trincerarsi dietro risposte ovvie e inutilmente ottimiste, ma si ritrovano in parole ferme e dure che fotografano la nostra situazione e le complicazioni per il difficile cammino verso la rinascita. Questa franchezza,questa onestà, la “normalità” dell’uomo prima di tutto sono quanto di più caro potessi ricevere o sperare di ascoltare. La straordinarietà di Cantone sta proprio nella sua umanità, nella capacità di non creare barriere anzi di abbattere anche quelle che tanti creano da sé, di parlare la lingua di tutti, di accordarsi con le voci soffocate elevandole, dandogli passaggio. Concretezza, fatti, racchiusi anche nella scelta di continuare a vivere in questa città, voglia di sconfiggere il mostro da dentro, voglia di dimostrare che si può essere diversi. La mia stima e il mio affetto hanno trovato terreno fertile, come fossi stata giuglianese, come membro della scorta civica (anche se un po’ distante) mio desiderio è intento è che possa continuare a vivere nella sua Giugliano, in serenità, mai solo, mai isolato, e sempre libero,nelle forme che purtroppo gli sono imposte, ma che gli hanno fatto scalare confini inattesi e arrivare al cuore delle persone.

    La scorta civica di Cantone, le persone per bene, che hanno messo in piedi questo movimento sta compiendo un grande cambiamento, sta lottando per vincere questo buio prendendo le distanze da chi voltandosi dall’altra parte fa il gioco dei poteri mafiosi. Seguendo il solco tracciato dall’illustre magistrato che in questo cambiamento crede e spera, che spende la sua vita per metterlo in atto, che sacrifica la sua “normalità” per il bene comune, disegnando concretamente l’alternativa, questi miei coetanei hanno annullato le distanze e l’isolamento intorno a lui. Se tutto ciò andrà avanti, come son certa avverrà, è per il tipo di atteggiamento adottato, non ponendosi contro, non facendo la guerra ai singoli, ma sottolineando con forza che “Noi siamo altro”, Saviano disse bisogna affermare che “noi siamo diversi” una posizione che credo possa essere la chiave di volta, possa rappresentare una strada per spezzare alcuni meccanismi da dentro e sul nascere.

    Per la prima volta, dopo troppo tempo mi sono sentita in simbiosi, anche io non più sola e isolata.

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