Raffaele Cantone “ospita” Antonio Ingroia. “Nel labirinto degli dèi”, presentato a “La Feltrinelli” di Napoli: giovedì 27 gennaio 2011, ore 17.30.

“Gli occhi dell’uomo si sono abituati alla luce fioca delle candele e non vedono la luce del sole”.
Kahlil Gibran

Partire da una frase così pessimista, può sembrare uno strano tentativo ad effetto per attrarre l’attenzione di chi legge o peggio ancora, il sostanziale cedimento di noi tutti ad una nera visione del mondo cui molti, oggi, si fanno portavoce.
All’uomo viene mostrata la luce fioca delle candele, ma non tutti si accontentano di questa; molti vanno oltre.
C’è un filo conduttore che lega le vite di Raffaele Cantone ed Antonio Ingroia. 
La toga, vi risponderete subìto.
Sì: la toga, sì, ma non solo.
La ricerca della verità. La passione, la volontà, la dedizione.
Raffaele Cantone nasce a Napoli; Antonio Ingroia a Palermo.
Raffaele Cantone studia a Napoli; Antonio Ingroia a Palermo.
Raffaele Cantone vive a Giugliano, in provincia di Napoli; Antonio Ingroia a Palermo.
Raffaele Cantone è stato sostituto procuratore della Repubblica di Napoli, presso la DDA per otto lunghi anni, oggi è in Cassazione.
Antonio Ingroia è attualmente procuratore aggiunto a Palermo.


Scrivono entrambi di Diritto; partecipano alla vita sociale del Paese; s’impegnano oltre il loro lavoro per il contrasto alle mafie; scrivono e ci spiegano cosa c’è dietro questo sistema criminale.
Ingroia arriva a Marsala,  il giorno del suo insediamento e si fa ancora più piccolo, nel salutare Paolo Borsellino, nel presentarsi al suo ufficio. Vittima del timore reverenziale.
Gli da del “lei”.
Il Procuratore, inevitabilmente divertito, dentro sè (conscio dell’imbarazzo che aveva ingenerato in un quel giovane magistrato, così devoto alla figura di quello che egli stesso definirà “uomo-mito”), gli rivolge invece una risposta in tono grave, sorprendendolo: <<ma scusa, collega… ti sembro così “vecchio”, da dovermi dare del “lei”?>>
Una risata, per suggellare un’amicizia che continua ad esistere, superando le barriere spazio-temporali.
Ingroia, come Cantone, ha scelto di vivere accanto al male da combattere.
Procuratore Aggiunto: a Palermo, come Falcone.
Sotto scorta. Come entrambi, come Cantone.
“Nel labirinto degli dèi” (Il Saggiatore editore, 2010), è un libro duro, ma denso di spunti.
Autobiografìa-racconto, interessante breccia nella visione del mondo criminale, ma ancor più della vita nelle sue sfaccettature e peculiarità, attraverso gli occhi di un magistrato antimafia.
I fatti, l’ossessione del giudice siciliano.
Perché un magistrato non scrive la storia, dentro le aule giudiziarie.
Compie solo il suo dovere; ai cronisti, agli storici, il compito di scrivere e raccontare la Storia (scrive l’autore nella introduzione del libro).
Per un uomo che fa il magistrato e che si occupa di antimafia, il solo dovere è quello di cercare la verità.
Del “labirinto” delle tante storie, di cui è venuto a conoscenza, attraverso il suo lavoro, Ingroia traccia una costruzione analitica degli avvenimenti, soffermandosi talvolta anche con ironìa, sui personaggi che di volta in volta ci presenta; il tutto esprimendosi in uno stile pulito, avvincente, arricchito in taluni punti, da toni forti.
Il male che si confonde col bene; uomini abbietti, assassini, che sanno trasformarsi in preziosi collaboratori, da pentiti.
Perché la vita è così, per l’autore: nessun buono e nessun cattivo, ma tutti potenzialmente cattivi e potenzialmente buoni.
Un’idea condivisa con il collega Cantone.
Una storia, quella siciliana, costruita non dagli umili (come avrebbe preferito il Manzoni!), ma dai potenti, che pretendono di assicurarsi impunità, scendono a patti con la criminalità, distinguendosi praticamente in nulla, rispetto a coloro che hanno macchiato e continuano a macchiare, questa terra così bella e così tristemente ricordata.
Ma c’è uno spazio, per il riscatto.
E’ dalle stesse terre, ammalate ed umiliate per anni da questo male, che nascono movimenti antimafia; è da queste stesse terre, che nascono uomini e donne che con il loro lavoro e la loro abnegazione contrastano le mafie, a volte sacrificando la proria stessa vita.

Uomini come Raffaele Cantone ed Antonio Ingroia non si sono assuefatti alla “luce fioca delle candele” (di cui parlava il Gibran citato), ma attraverso il loro lavoro, i loro scritti, il loro impegno in prima linea e la propria accesa passione volta alla ricerca della verità, consentono a noi tutti di accedere direttamente alla luce solare.
Evitando pericolose e dannose distrazioni. 

Giovedì 27 Gennaio 2011, appuntamento alle 17.30 allo Spazio Feltrinelli, presso “La Feltrinelli” (libri e musica) di Napoli, via Santa Caterina a chiaia 23 (angolo piazza dei Martiri), per la presentazione napoletana di “Nel labirinto degli dèi”, di Antonio Ingroia.
L’Autore ne discuterà con il Dott. Raffaele Cantone, insieme a: Gennaro Carillo, Docente di Storia del pensiero politico; Adriana Maestro, coordinatrice dell’incontro e presidente dell’Associazione “Giancarlo Siani”; Don Tonino Palmese, referente di Libera Campania.
Interverranno inoltre, gli studenti in Giurisprudenza: Alessandra Clemente (figlia di Silvia Ruotolo, uccisa per errore in un agguato camorristico, l’11 giugno 1997) e Davide Patti.

 L’iniziativa è promossa dall’associazione Libera, dalla Fondazione Silvia Ruotolo e dal Coordinamento campano dei familiari delle vittime innocenti della criminalità.

 LA FOTO DEL DOTT. INGROIA E’ DI GERARDO ATTANASIO – QUELLA DEL DOTT. CANTONE : DI SALVATORE MICILLO

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