“Non solo eroi: storie di uomini normali contro la mafia” (Raffaele Cantone in “Cultura e Società”, da “Il Mattino” di Napoli, edizione nazionale di giovedì 27 gennaio 2011).

La saggistica che si occupa di mafia non sembra conoscere crisi; non c’è stagione letteraria in cui non sono numerosi i libri pubblicati sul tema, libri che ottengono un buon successo sia per l’interesse che suscitano che per le buone vendite che li caratterizzano. Gli editori, del resto, se continuano a mandarli in stampa è perché sanno che c’è una parte significativa dell’opinione pubblica che, smentendo le previsioni di coloro che ritenevano che dopo Gomorra il settore si sarebbe velocemente avvizzito, continua a voler capire e sapere.
Tra gli autori di questi saggi sempre più sono i magistrati. Non si tratta di una novità.
L’antesignano di tale genere di pubblicazioni è il giudice che per eccellenza si è occupato di mafia e che di fatto ha «inventato» l’antimafia, e cioè Giovanni Falcone.
Il suo “Cose di cosa nostra”, che è un ormai un best seller, era un libro intervista con una giornalista francese, Marcelle Padovani, con cui Falcone portava a compimento l’idea (all’epoca un’intuizione felicissima) che la lotta alle mafie richiedesse il coinvolgimento di quante più persone possibile e che, quindi, fosse indispensabile un momento divulgativo.

A questo genere di saggi si ascrive il recente libro di Antonio Ingroia, Nel labirinto degli dei, edito da Il Saggiatore (che sarà presentato oggi a Napoli alla libreria Feltrinelli di piazza dei Martiri). Ingroia non è un magistrato qualsiasi, è attualmente procuratore aggiunto a Palermo e si occupa di indagini sulla mafia, cosa che fa sostanzialmente da quando è entrato in magistratura.
A questo dato, che gli concede un eccezionale ruolo di osservatore privilegiato di ciò che è accaduto ed accade, si aggiunge un particolare che molti di noi magistrati, che di questo tema ci siamo occupati, francamente gli invidiamo. È infatti stato uditore di (e cioè, per semplificare, ha fatto tirocinio con) Giovanni Falcone ed ha cominciato i primi passi da sostituto nella Procura di Marsala diretta da Borsellino.


A questi due eroi della lotta alla mafia (e soprattutto a Paolo), Antonio dedica tante pagine, fitte di ricordi personali, considerazioni e racconti di aneddoti, non semplicemente per soddisfare la curiosità ma per illustrare aspetti del loro carattere e i difficilissimi momenti vissuti dalle due più illustri vittime della mafia. Ma il libro, ovviamente, non si ferma alle vicende del passato, dal momento che affronta tantissimi temi dell’attualità, trattati con linguaggio chiarissimo.
Dal processo Dell’Utri – di cui si ricorda con dovizia di particolari un episodio molto importante e da troppi dimenticato: l’interrogatorio a Palazzo Chigi del presidente Berlusconi, chiusosi con un nulla di fatto per essersi costui avvalso della facoltà di non rispondere – a quello che ha visto coinvolto Ciancimino padre e Ciancimino figlio oggi, personaggio quest’ultimo a cui Ingroia dedica poche battute ma indicative della sua idea sul personaggio, fino ai pentiti storici (come Buscetta) o recenti (come Spatuzza) che da lui sono stati interrogati e delle cui dichiarazioni si è occupato. È un libro che si fa leggere tutto d’un fiato e che soprattutto lascia un buon retrogusto.
Se infatti dimostra come i toni trionfalistici di chi dice che la lotta alla mafia è vinta sono toni bugiardi, evidenzia, però, l’impegno di un’antimafia fattiva, di cui fanno parte uomini normali che non credono di dover agire da vendicatori dei torti dell’umanità e che non intendono affatto arrogarsi il diritto di riscrivere la storia d’Italia con i processi.
Essi vogliono contribuire, con il loro lavoro ma anche con il loro impegno intellettuale, a far comprendere i tanti snodi di quella storia recente e meno recente.

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Un pensiero su ““Non solo eroi: storie di uomini normali contro la mafia” (Raffaele Cantone in “Cultura e Società”, da “Il Mattino” di Napoli, edizione nazionale di giovedì 27 gennaio 2011).

  1. Ben vengano questi libri, saggi, racconti che aiutano noi, persone normali, a comprendere a porci domande.
    Quella di Falcone e della Padovani fu veramente una brillante intuizione, come buttare un ponte da questo lato, finalmente e,oggi, grazie a Cantone, Ingroia, Gratteri e tanti altri che continuano a tenderci la mano e a guidarci, si continua questo rincorrersi e specchiarsi.
    Noi rincorriamo la verità, cerchiamo di capire come funzionano,o meglio non funzione alcune cose,e dall’altro lato chi scrive tenta di capire quanto il proprio lavoro arrivi, venga metabolizzato dalla società. In fondo siamo dallo stesso lato della strada, volendone immaginare una nella cui carreggiata opposta ci sono i gattopardi, persone della società civile che non solo negano le evidenza del malaffare voltandosi dall’altro lato,ma non hanno problemi ad ammettere che sia più conveniente conviverci.
    Esprimo la mia vicinanza e il mio affetto, augurando a tutti una buona serata a Napoli, al Dottor Cantone e al Dottor Ingroia.
    Manu

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