“Papà, qui noi finora non siamo mai stati soli” – diario di viaggio sull’incontro con Antonio Ingroia e Raffaele Cantone, giovedì 27 gennaio 2011: La Feltrinelli di Napoli.

<<Papà, qui noi finora non siamo mai stati soli>>.

Comincia così, il nostro racconto sul pomeriggio trascorso giovedì, “in compagnia” di Antonio Ingroia e Raffaele Cantone.


Con una frase che sembra pronunciata da un figlio grande, che ti prende da parte perchè sta cominciando un discorso serio, di una certa importanza.
Un modo per esordire, vincendo l’imbarazzo; per comunicare di aver conosciuto una ragazza, ad esempio. Quella giusta.

Quell’uomo si chiama Marco.
Aveva solo sei anni, quando ha pronunciato quelle parole.
Il suo cognome è Ingroia. E il suo papà è un uomo sotto scorta.
Perchè il suo lavoro è cercare la verità.

“Rinchiuso in una specie di boccia di vetro… blindato”, scrive il magistrato, nel suo bel libro edito da Il saggiatore: “Nel labirinto degli dèi”.

 Parliamo di Marco, perchè abbiamo provato ad ascoltare con le sue orecchie ed a vedere con i suoi occhi, giovedì.

Una sala pienissima, con persone addirittura assiepate sulle scale.
Circondati da un’atmosfera festosa, si presentava il libro del Procuratore aggiunto di Palermo.

Siamo arrivati alle 16, il tempo di salutare Chiara (la nostra “amica”, responsabile eventi de “La Feltrinelli” di Napoli piazza dei martiri); sistemare le apparecchiature per la ripresa integrale; scattare le prime foto all’ambiente, per verificare la luce; prendere posto.
Con lo sguardo di Marco, ad ogni persona che scendeva ed entrava in sala, rivolgevamo più di un’occhiata fugace.
<<Chi sarà, quell’uomo con i baffi che si aggira tra le sedie, sigaro spento appoggiato sulle labbra, alla ricerca della posizione migliore; chi, quella donna anziana, con quel bel sorriso illuminante, che ci saluta pur non conoscendoci, con entusiasmo?>>

Adriana Maestro (dell’ass. Giancarlo Siani), è stata stretta tra le nostre braccia con il consueto affetto che dedichiamo a tutti quelli che conosciamo: è lei, la prima ad arrivare, la coordinatrice.
Arriva il Procuratore di Torre Annunziata, Lello Marino; lo raggiunge il prof. Carillo.

Entra Antonio Ingroia e poco dopo Raffaele Cantone.

Marco avrebbe sorriso teneramente, come quel giorno in ascensore, quando per caso o per determinata, eccezionale, decisione degli uomini di scorta, rimase solo con suo padre.
Pochi momenti, il tempo di salire. Il tempo di capire che il tuo bambino è già diventato uomo.

Difficile nascondere la commozione. Difficile riprendere, scrivere appunti, scattare fotografìe, senza pensare alle vite, delle persone che si hanno di fronte.
Antonio Ingroia è stato allievo di Falcone e di Borsellino.
Sentir pronunciare i loro nomi, significa alzare gli occhi al cielo, per impedire alle lacrime di scendere.

Ma ci ha pensato Raffaele Cantone: Magistrato dall’eccellente eloquio e dalla immensa intelligenza; straordinario studioso di quel Diritto che ama e rispetta intensamente; impegnato, come Ingroia, in una lotta serrata a quella mafia che in Campania si chiama camorra ed Uomo di grande e profonda umanità. 
Grazie a lui, alla sua sensibilità, siamo riusciti a frenare la corsa delle nostre lacrime.
Un Uomo – Cantone – che Falcone e Borsellino li porta dentro.
Dopo la brillante presentazione del libro dell’amico-collega (seguita all’uscita su “Il Mattino” di Napoli, della sua personale e appassionata recensione, pubblicata anche qui sul blog, della quale vi riproponiamo uno stralcio: <<Se infatti dimostra come i toni trionfalistici di chi dice che la lotta alla mafia è vinta sono toni bugiardi, evidenzia, però, l’impegno di un’antimafia fattiva, di cui fanno parte uomini normali che non credono di dover agire da vendicatori dei torti dell’umanità e che non intendono affatto arrogarsi il diritto di riscrivere la storia d’Italia con i processi.
Essi vogliono contribuire, con il loro lavoro ma anche con il loro impegno intellettuale, a far comprendere i tanti snodi di quella storia recente e meno recente>>), Raffaele Cantone ha più volte scherzato con Ingroia, tifoso interista.
E ciò, nel giorno seguente la sconfitta degli azzurri al San Paolo, nei quarti di Coppa Italia.
<<Certo che quello di ieri è stato un vero e proprio furto>> – ha affermato, sorridente come sempre.

Marco avrebbe riso, proprio come tutti i presenti.

E sarebbe stato attento, a tutti gli interventi, compreso quello del suo papà.

Ma giovedì è stata anche un’occasione per parlare di vittime innocenti. E la riflessione è partita insieme a Davide Patti ed Alessandra Clemente, figlia di Silvia Ruotolo, assassinata al vomero durante la guerra tra clan del 1997; una guerra spietata che non ha risparmiato una donna semplice, “rea” di essersi trovata al momento sbagliato nel posto sbagliato, mentre rientrava a casa in salita arenella, di ritorno dalla scuola frequentata da suo figlio Francesco.
Alessandra era alla finestra. Aveva dieci anni. E salutava la mamma.


Ora è seduta davanti a noi, bellissima e grida la sua speranza attraverso un microfono.
Sa che le sue parole saranno ascoltate; sa che prenderanno forma; sa che noi tutti usciremo da quella sala con un calore in più, fortificati dalla sua determinazione.

Marco l’avrebbe stretta forte. Così come abbiamo fatto noi.
<<Non sono loro, a “tenerci sotto scacco”. Siamo noi, che glielo consentiamo>>.
Forse è questo, quel che avrebbe detto.

E non oggi, che è trascorso del tempo, da quel giorno in ascensore.
Ma da bimbo-uomo, come in quel momento in cui vedeva la sua immagine riflessa allo specchio e si riconosceva negli occhi di suo padre; con quella maturità che sorprende sempre più, quando la riconosciamo nelle domande e nelle risposte dei nostri bambini.

La “scorta civica” lascia la sala, dopo questi grandi uomini.
Le emozioni passano di viso in viso, toccandosi di mano in mano.
Quante persone, quanta attenzione, quanto coinvolgimento.
Sentiamo nell’aria che qualcosa sta cambiando. Ci lasciamo avvolgere, da questa sensazione positiva.
Vediamo avvicinarsi giovani e meno giovani che salutano i magistrati, scambiando con loro parole di sostegno.

Questa volta seguiamo anche il Dott. Ingroia. Gli raccontiamo di noi, gli spieghiamo chi siamo.
Lui si interessa, ci sorride e ci ringrazia.
Gli rivolgiamo lo stesso sguardo fiero ed affettuoso, con il quale accompagniamo ed accompagneremo sempre, il Dott. Cantone.

Un saluto, una foto, un abbraccio.
Di quelli che non si dimenticano.

Cantone ed Ingroia vanno via, accompagnati.

Francesco sistema le apparecchiature video nelle custodie, con diligenza. Anna lo aiuta.
Una gioia esplosiva, negli occhi di tutti.
Salutiamo ancora Chiara. Sono le 20.30 circa.
Ci allontaniamo con il cuore carico di emozioni.

E via in strada.. poi in auto, a cena ed a casa, in ascensore.
La nostra immagine riflessa allo specchio.
Noi, sempre, soli.
Pensando a Marco.

VIDEO INTEGRALE DELLA PRESENTAZIONE A CURA DEL NOSTRO FRANCESCO MICILLO http://francescomicillo.wordpress.com/2011/02/15/videonapoli-27-gennaio-2011-presentazione-del-libro-nel-labirinto-degli-dei-di-antonio-ingroia/

(FOTO DI ILARIA ASCIONE).

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...