A lezione dal “Maestro” Cantone. In una libreria, nel centro di Caserta, un giorno di fine gennaio.

Venerdì, 28 Gennaio 2011, Raffaele Cantone ritorna a Caserta, per presentare il suo secondo libro “I Gattopardi”.
Lo vedi, arriva. Eh, sì, quando arriva te ne accorgi dalle sirene delle sue due auto blindate, che ti costringono a voltarti, anche quando non vorresti. Eccolo, scendere da una delle due auto.
All’improvviso sparisce abbracciato dalla protezione benevola degli angeli della sua scorta.

Poi riappare con una certa leggerezza che gli accarezza il volto e gli taglia il sorriso.
E pensi: ” In quel sorriso ed in quella solarità si nasconde il diritto, l’amore per la giustizia”.
Quell’amore che lo ha portato a Caserta, perchè è in questo territorio, a Gomorra che ha riversato il suo amore, solo per giustizia.
Si siede e saluta l’intera folla che lo aspettava. Rivedi qualche solito volto, quello di alcuni “intellettuali” della città ma con somma gioia ti accorgi che poi ci sono soprattutto gli occhi e le mani del futuro, i giovani. Tra i tanti scorgo, in fondo, suor Rita Giarretta con una sua consorella. Suor Rita che è una di quelle tante o poche persone che si batte per cambiare questo territorio difficile. E ci crede, eh? Come noi, d’altronde.

Il giudice comincia a rispondere alle domande. Lo fa con quella convinzione che da sempre ha caratterizzato il suo essere, quel crederci appunto. Quella “carnalità” di chi ama il suo lavoro (ma siamo sicuri che per lui quello del magistrato sia un lavoro?). E quando ricorda i suoi tempi “in prima linea”, gli si accende lo sguardo. Ed allora lì ti coinvolge, a pieno. Il pubblico, i ragazzi diventano un tutt’uno con Raffaele. Una luce che in questa terra si ingloba e ti acceca. Ti ispira e ti invita a seguirlo e dice:”Guarda, ce la possiamo fare!”.
Lo vedi, un pò si sente a casa.


Ad un certo punto cambia espressione. E’ serio, anzi, piuttosto professionale. Con un linguaggio tecnico, ma comprensibile a tutti, comincia a sottolineare le dinamiche dell’evolversi della criminalità organizzata. Da “coppola e lupara”, a “giacca e cravatta”. I colletti bianchi, appunto.
La folla allora comincia a concentrarsi di più ed annuisce. Vuole capire. Le presentazioni di Cantone sono delle vere e proprie lezioni.
Sottolinea l’importanza di un approccio non solo giudiziario al fenomeno, ma anche squisitamente sociologico. Lavoro che troppo spesso la stampa non riesce a fare. Sono solo pochi i giornalisti che oggi “indagano”.
E forse ha ragione, oggi anche la professione giornalistica è divenuta un business: l’importante è fare scoop e vendere.
Raffaele è sempre più preso dal suo discorrere. Acquista una certa severità il suo sguardo.
E’ gettato in quel che dice. Ovvio, crede e sente le sue convinzioni di libertà e giustizia.
Gli viene chiesto di discorrere un pò sulla questione politica. Risponde che si necessita di tenere conto delle peculiarità delle diverse zone italiane. Chissà perchè; le primarie del Pd hanno fruttato a Bologna e a Napoli c’è stato un bel pò di caos.
Sottolinea:” Io sindaco?”. Eh, sì, negli ultimi giorni anche l’amico Roberto Saviano l’aveva invitato a farsi avanti.
La sala tace, si aspettano tutti un sì, forte. Ma Raffaele ancora una volta non delude chi vede in lui la vitalità e la concretezza della verità. La severità e la professionalità lasciano spazio alla coerenza dei suoi insegnamenti.
Alle persone coerenti cui ha in parte dedicato il lavoro che viene a presentare.
E risponde, che seppur non contrario alle diverse rappresentanze professionali in Parlamento (anzi vi rivendica il ruolo degli insegnanti), ritiene che i magistrati possano fare politica, ma l’importante è poi operare delle scelte univoche e precise. Ma al giudice lasciamo fare quello che sa fare, appunto, il magistrato.
Si reputa felice di aver lasciato la procura (non è più procurocentrico, come dice).
In fondo, ognuno, nel corso della propria vita, non può sempre fare la stessa cosa, è giusto che cambi.
E così, oggi, è giunto al Massimario e si occupa di diritto tributario.
Una materia che nemmeno c’era nel suo piano di studi, contraddizioni all’italiana.


Riforma della giustizia? Pensiamo a velocizzare i processi. Per una multa tre gradi di giudizio sono un pò troppi; che la Cassazione si occupi di questioni tributarie degli anni Ottanta è assurdo.
I tempi della giustizia sono troppo lunghi. Per accertarne la lunghezza ( si riferisce al risarcimento che spetta al cittadino in caso di violazione del principio costituzionale della ragionevole durata del processo, legge Pinto) sono ancora più lunghi. La lunghezza processuale si ripercuote sul comune cittadino; i potenti scelgono altre strade.
Sorride, ora è sereno. Auspica di tornare presto nel “merito” delle questioni di questa terra, non necessariamente da “procurocentrico”.
Si chiude la serata. Si alza. Lo circonda il “coro degli angeli”. E’ gentile. Firma autografi, fa foto con i ragazzi e si ferma a parlare con loro.
Esce, col suo corteo. Anzi, preghiamo i ragazzi della Guardia di Finanza di non lasciarlo mai. A noi serve integerrimo Raffaele Cantone.
Va via, con quelle sirene che ti accecano gli occhi. E’ andato via? No.
Ogni sua parola ti lascia qualcosa, ti riempie il cuore. La sua passione ed il suo amore per queste terre ti seducono. Capisci in fondo, che in ogni angolo di strada, sull’asfalto, tra le luci delle città che visita, tra la gente e negli occhi dei ragazzi, vedi che batte il cuore della giustizia, della voglia di libertà e riscatto.
Batte il cuore di Raffaele Cantone.

 (Grazie alla nostra amica Maddalena Letizia, studentessa di Giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Napoli “Federico II”. Nelle sue parole, nel suo entusiasmo per Quest’Uomo straordinario, tutto il nostro).

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