“Scandalo rifiuti. La zona grigia Stato-camorra”. Raffaele Cantone, in “Riflessioni”, da “Il Mattino” di Napoli ed. nazionale di domenica 27 febbraio 2011.

Da più giorni questo quotidiano sta cercando di mettere a loro posto, nel disinteresse degli altri media napoletani e non, le tessere di un puzzle che lasciano già intravedere un quadro a tinte ancora più fosche dello scandalo della gestione dei rifiuti in Campania.
Si tratta di fatti che, se esattamente ricostruiti, potrebbero spiegare molte delle cose che sono accadute di recente (o stanno accadendo) nel mondo della politica, dell’imprenditoria e, persino, della camorra e di essi si sono pure occupati, in un interessantissimo libro-denuncia dal titolo «La Peste», l’ex senatore Tommaso Sodano e il giornalista Nello Trocchia.
Le vicende risalgono ad un periodo non vicinissimo (2003-2005) in cui si rischiò, quasi in concomitanza con il rinnovo del consiglio regionale, un’emergenza rifiuti analoga a quella poi avvenuta del 2007 ma che al momento fu evitata.

Fu proprio in quel lasso di tempo che avvenne il passaggio delle funzioni commissariali dalla Regione al governo centrale, con la nomina a commissario prima del Prefetto Catenacci, poi di Bertolaso e via di seguito.
Il subcommissario Facchi racconta (dopo che il giornale aveva sollevato il caso), prima alla Tv e poi ai pm della Dda di Napoli, che in quella fase fu avvicinato in più occasioni da uomini dei servizi segreti e aggiunge che una persona dei servizi, proveniente da un consorzio (?), fu stabilmente inserita nella struttura commissariale. In quella stessa temperie il medesimo Facchi, facendo firmare una delibera a un ignaro presidente della Regione, creava un superconsorzio (di nome Impregeco) che metteva insieme consorzi vicini ai partiti del centrodestra (della provincia di Caserta) e a quelli del centrosinistra (della provincia di Napoli), superconsorzio di cui a lungo tratta l’ordinanza cautelare emessa dal Gip Piccirillo contro l’on. Cosentino.
Quella struttura, che creava vincoli e rapporti traversali fra mondi culturalmente e politicamente apparentemente lontani, avrebbe dovuto nell’idea dei partecipi persino sostituire il Commissariato nella gestione dell’emergenza.
Ma è sempre in quel periodo che alcuni imprenditori di Casal di Principe, provenienti dal mondo delle costruzioni (i fratelli Orsi) consolidano le loro posizioni nel settore dei rifiuti.
Hanno vinto alcuni anni prima in modo, per usare un eufemismo, rocambolesco la gara per la gestione della società mista collegata al più importante consorzio casertano (Ce 4) e si apprestano a fare il salto di qualità.
Grazie a rapporti con personaggi di varie istituzioni inseriscono un uomo proprio (o che considerano tale) nella struttura del commissariato, personaggio che, malgrado nel corso degli anni sia stato più volte coinvolto in indagini, fa velocissima carriera nel mondo dorato della protezione civile.
I fratelli Orsi, uno dei quali – Michele – ammazzato dal boss casalese Setola nel 2008, sono a loro volta ritenuti legati al clan dei Casalesi e dimostrano di sapersi muovere benissimo nel mondo paludoso della politica campana; sono sponsor (anche dal punto di vista economico e dell’elargizione di posti di lavoro) dei partiti del centrodestra ma non disdegnano di iscriversi ad un partito politico di sinistra in un comune del casertano, comune il cui sindaco è stato eletto, malgrado non si fosse in Bulgaria, con percentuali molto vicine al 90%.
Quel sindaco, eletto in consiglio regionale viene arrestato per corruzione ed il consiglio comunale viene poi sciolto per infiltrazioni mafiose. Sempre in quella fase, il Commissariato di governo attraverso la Fibe affitta diecine di terreni in località vicine a Casal di Principe, pagando per la locazione cifre di molto superiori al valore degli immobili medesimi, per posizionare su di essi le famose ecoballe.
Questi terreni, scelti da una società privata e quindi senza il rispetto delle regole dei pubblici contratti, appartengono in qualche caso a personaggi legati ai Casalesi, in particolare, ricorda il Mattino, i proprietari di essi hanno lo stesso consulente finanziario di fiducia della famiglia Zagaria.
Su molte di queste vicende la Commissione bicamerale sul ciclo dei rifiuti presieduta dall’On Barbieri, durante la breve parentesi del governo Prodi, fa varie audizioni che poi vengono segretate e comunque pubblica un’importante relazione in cui si da atto delle stranezze dell’acquisizione dei terreni.

In quel periodo, secondo le fonti del Mattino, uomini del commissariato e soggetti dei servizi si incontrano con il superlatitante Michele Zagaria (o con un suo fiduciario) per avere l’aiuto della camorra proprio per evitare l’emergenza rifiuti; in cambio dell’aiuto al sarebbero stati promessi soldi ed appalti.
Se questo è una parte del quadro – che non merita commenti – sorgono spontanee alcune domande.
Perché i servizi si incontrarono con Facchi, su mandato di chi e per sapere o fare che cosa?
È vero che a qualcuno di questi incontri parteciparono anche camorristi o loro fiduciari?
Chi ha intermediato con il Commissariato di Governo l’individuazione dei terreni su cui posizionare le ecoballe?
Sono stati dati appalti ad imprese legate a Zagaria, e in che modo e perché non vennero controllate le certificazioni antimafia?
L’omicidio di Michele Orsi è avvenuto semplicemente per punirlo delle dichiarazioni già rese o per impedirgli di svelare quanto a sua conoscenza su quello che si muoveva dietro le quinte?
Perché l’uomo degli Orsi dal Commissariato di governo passa alla protezione civile, malgrado coinvolto in tante indagini?
C’è un rapporto fra il mancato arresto di Zagaria (o l’avvenuto arresto di altri latitanti) e i patti stipulati con riferimento ai rifiuti?
Sono stati promessi appalti ai Casalesi anche con riferimento alla costruzione del termovalorizzatore casertano? Perché restano ancora segretati gli atti della Commissione bicamerale (visto che sono stati comunque pubblicati su questo giornale) e non vengono trasmessi agli uffici giudiziari competenti?
A questi interrogativi, che sono solo alcuni fra quelli possibili, in parte ci si augura risponderà la Procura di Napoli che ha immediatamente aperto un fascicolo dopo la pubblicazione degli articoli; ma le risposte saranno inevitabilmente parziali sia perché la Procura si potrà muovere solo lì dove individuerà reati sia perché su alcuni profili è certamente competente l’ufficio giudiziario di un’altra Regione.
Appare, invece, quanto mai opportuno l’intervento delle commissioni parlamentari (in particolare quelle Antimafia, sul ciclo dei rifiuti e sui servizi segreti) che avendo i poteri dell’autorità giudiziaria potranno andare in fondo.
È indispensabile, infatti, che su uno scandalo enorme come quello dell’emergenza rifiuti non resti nemmeno il dubbio di intrecci incestuosi fra ambienti diversi.

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2 pensieri su ““Scandalo rifiuti. La zona grigia Stato-camorra”. Raffaele Cantone, in “Riflessioni”, da “Il Mattino” di Napoli ed. nazionale di domenica 27 febbraio 2011.

  1. Ma perchè le persone come me, gente comune che ha lavorato nel piccolo, devono stare male?…Cresce la rabbia, a volte la disperazione, l’impotenza , neanche il Presidente della Repubblica al quale avevo scritto chiedendo aiuto per la mia terra ha fatto qualcosa (non ha risposto)…Le leggi non sono puntuali…Non ci resta nulla…Lo stato insieme alla camorra ci riempie di rifiuti e ride di noi….e pensare che la Costituzione dice che lo Stato promuve la felicità dei cittadini… Se non si è capito, sono di Terzigno

  2. Grazie per aver inserito l’articolo che mi fa ripercorrere le pagine preziose dei Gattopardi e aggiunge dati e quesiti molto importanti che spero trovino risposte, facciano finalmente chiarezza…regalino dignità a questi territori depredati,martoriati, violati mille e mille volte…sempre importanti le parole del Dottor Cantone.

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