Napoli, martedì 12 aprile 2011, ore 11.30. “Rosario Livatino: tra Vangelo e Costituzione”. Raffaele Cantone, all’Istituto di Storia del Cristianesimo della Pontificia Università Teologica dell’Italia meridionale.

LA PONTIFICIA FACOLTA’ TEOLOGICA DELL’ITALIA MERIDIONALE – SEZ. “SAN LUIGI” – ISTITUTO DI STORIA DEL CRISTIANESIMO “CATALDO NARO” – STORICO DELLA CHIESA E VESCOVO – VIA PETRARCA 115, NAPOLI, PRESENTANO: LA VII GIORNATA DI STUDIO SULLA STORIA DEL CRISTIANESIMO – 
“MARTIRI PER LA GIUSTIZIA, MARTIRI PER IL SUD” – LIVATINO, PUGLISI, DIANA: UCCISI, NON PER ERRORE.

Il 21 febbraio del 2010 la Conferenza Episcopale Italiana ha pubblicato il documento “Per un Paese solidale. Chiesa italiana e Mezzogiorno”. In quel testo vi era un invito al ricordo di quanti sono stati uccisi per aver promosso la causa della giustizia. E vi era anche un preciso impegno a riettere sulla testimonianza di don Puglisi, di don Diana e del dottor Livatino: «Vogliamo ricordare i numerosi testimoni immolatisi a causa della giustizia: magistrati, forze dell’ordine, politici, sindacalisti, imprenditori e giornalisti, uomini e donne di ogni categoria. Le comunità cristiane del Sud hanno visto emergere luminose testimonianze, come quella di don Pino Puglisi, di don Giuseppe Diana e del giudice Rosario Livatino, i quali – ribellandosi alla prepotenza della malavita organizzata – hanno vissuto la loro lotta in termini speci-camente cristiani: armando, cioè, il loro animo di eroico coraggio per non arrendersi al male, ma pure consegnandosi con tutto il cuore a Dio.

Riflettendo sulla loro testimonianza, si può comprendere che, in un contesto come quello meridionale, le mafie sono la configurazione più drammatica del “male” e del “peccato”. In questa prospettiva, non possono essere  semplicisticamente interpretate come espressione di una religiosità distorta, ma come una forma brutale e devastante di rifiuto di Dio e di fraintendimento della vera religione: le mafie sono strutture di peccato. Solo la decisione di convertirsi e di rifiutare una mentalità mafiosa permette di uscirne veramente e, se necessario, subire violenza e immolarsi».

Per questi motivi l’Istituto di storia del cristianesimo della Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale (sezione san Luigi), ha deciso di dedicare la VII Giornata di Studio al tema del ricordo e della riflessione su quelle testimonianze per evitare che esse siano cancellate, restino sconosciute o vengano presentate come figure destinate a rimanere isolate. Livatino, Puglisi, Diana – tutti uccisi da mafia o camorra agli inizi degli anni ’90 – ci mostrano invece la possibilità di resistenza e di speranza a partire dal Sud, contro la tentazione del silenzio e della rassegnazione. La Giornata di Studio si pone l’obiettivo di offrire ascolto e recupero alle memorie disperse e lacerate, rifiutando slogan o parole d’ordine che alimentano una retorica grossolana o oleografica. Una proposta di rigorosa ricostruzione della vicenda storica di un impegno civile ed ecclesiale di cui Livatino, Puglisi e Diana sono stati testimoni credibili ed esemplari.

La VII GIORNATA DI STUDIO si strutturerà in due momenti, in due giornate: lunedì 11 e martedì 12 aprile 2011.
Per il programma completo, consigliamo a tutti di visitare il sito www.pftim.it

Martedì 12 aprile, alle 11.30 (precisiamo che la Giornata comincerà alle 8.45), è previsto l’intervento di Raffaele Cantone, che ricorderà uno dei suoi colleghi magistrati assassinati dalla mafia, che noi tutti portiamo nel cuore. “Rosario Livatino: tra Vangelo e Costituzione” , questo, il titolo della sua relazione.

La partecipazione è libera. E’ necessario però prenotarsi, scrivendo a segreteria@storiadelcristianesimo.it
La Giornata di Studio è organizzata con la collaborazione del “Servizio Nazionale per gli Studi Superiori di Teologia e di Scienze Religiose” della Conferenza Episcopale Italiana e della Casa Editrice “Il Pozzo di Giacobbe” .

www.storiadelcristianesimo.it

«L’indicazione di Livatino al pari di don Puglisi e don Diana ha un grande valore reale e simbolico. Indica l’impegno civile come via percorribile della santità. Livatino aveva una ferma convinzione cattolica. Ma è per aver dato la vita nell’esercizio di una giustizia sociale che può essere considerato un martire. Ne può derivare un nuovo approfondimento su cosa possa significare per un cattolico svolgere un lavoro delicato e difficile, quale può essere quello di un magistrato impegnato a combattere le mafie» (Raffaele Cantone, su “Avvenire”, Cultura – Il Fatto, 10 aprile 2011).

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