“L’ultima occasione per le liste pulite” – Raffaele Cantone, su “Il Mattino” di Napoli, ed. nazionale di sabato 16 aprile 2011, ne “Il commento”.

Oggi scadono i termini per la presentazione delle liste dei candidati per i consigli comunali per elezioni del prossimo 15 maggio.
Tanti in Campania i comuni interessati, fra cui spicca Napoli, ritenuta la capitale del sud.
Le elezioni, in questo caso, assumono un particolare significato per la grande attenzione mediatica concentratasi sulla città sia per la perenne emergenza rifiuti, tutt’altro che superata, sia per il pasticcio delle primarie del centrosinistra. Napoli, del resto, era stata uno dei principali cavalli di battaglia della campagna elettorale, nelle ultime elezioni politiche, per il presidente del Consiglio Berlusconi.
Egli aveva puntato con forza il dito contro il malgoverno locale e promesso di girare pagina, ripulendo in senso materiale la città dai cumuli di spazzatura e riportandola al ruolo che merita di vetrina nazionale.
La città aveva risposto con entusiasmo e premiato nelle urne il centro destra in modo significativo consentendo, sulla scia, anche il cambio della maggioranza in Regione e nella provincia.
Basterebbe già questa considerazione per far capire quanto ciò che accadrà in città rappresenterà un test politico di rilievo nazionale importante, per capire anche come si sia modificato il consenso (ovviamente quello effettivo e non sondaggistico) del governo e del suo premier.
La campagna elettorale molto accesa e sentita è cominciata ormai da mesi ma sembra essersi tutta concentrata solo sui candidati Sindaco, lasciando in penombra quello che è, invece, un punto centrale; chi saranno gli aspiranti al «parlamentino» e soprattutto, poi, chi saranno gli eletti.
È una «penombra» ingiustificata, essendo invece questo aspetto un momento di grande importanza per varie e concomitanti ragioni.
È noto a tutti quanto, soprattutto in alcuni quartieri, sia ancora forte il controllo camorristico del voto e come i clan siano capaci di convogliare sui loro «cavallucci» tante preferenze, a volte sufficienti per farli assurgere al rango di consigliere; così come è indiscusso quanto sia ancora in voga, in alcuni specifici contesti territoriali, la pratica del voto di scambio e soprattutto della compravendita delle preferenze.
Il consiglio comunale di Napoli, del resto, negli ultimi anni ha fatto spessissimo notizia perché squassato (ed il verbo non appaia esagerato), da fenomeni di trasformismo che hanno dell’incredibile; accanto, infatti, a consiglieri comunali onesti, coerenti e rispettabili si è visto in questi anni veramente di tutto; ai plurimi e continui «cambi di casacca» di persone che hanno pendolato dall’uno all’altro schieramento fino al davvero clamoroso caso del consigliere comunale che sosteneva la giunta di centro sinistra cittadina e contestualmente faceva l’assessore, in un comune della provincia, con una giunta di centro destra.
E questi fenomeni di trasformismo appaiono ancora più preoccupanti perché stanno continuando, in modo più o meno palese, anche in questa primissima fase di campagna elettorale in cui si vanno riposizionando blocchi consolidati di potere accanto ai vari candidati sindaco.


Gli elementi indicati devono, quindi, far accendere più che una luce un vero e proprio faro abbagliante sui nomi che si stanno per scegliere; nelle ultime elezioni regionali e provinciali, infatti, dopo roboanti promesse di attenersi a rigidi codici deontologici, pure erano passate non poche candidature (e qualche elezione) quantomeno discutibili, dietro alle quali facevano capolino ambienti chiaramente camorristici.

Ed allora non paia esagerata la considerazione che segue; la scelta dei candidati consiliari, più che di quella alla carica di primo cittadino, diventerà la vera cartina di tornasole dell’effettività della volontà sbandierata da tutti di cambiare aria e metodi.
E in questo senso non credo potrà bastare il rispetto più o meno formale di codici deontologici; è, invece, indispensabile uno scatto di orgoglio che porti a rifiutare pacchetti di voti inquinati e/o acquistati e che eviti di candidare personaggi, legati direttamente o indirettamente, alle cosche cittadine o alle varie cricche del malaffare o che di esse siano meri prestanomi.
Ed è una necessità ancora più pressante in un momento in cui vi è una situazione elettorale senza precedenti e forse irripetibile; i quattro candidati da cui, secondo i più accreditati sondaggi, uscirà il primo cittadino sono tutti uomini della cd società civile (un ex magistrato, un prefetto, un rettore universitario ed un leader degli industriali), che hanno dimostrato nel loro ambito capacità e professionalità.
Da persone di questo calibro si può e si deve pretendere responsabilità e vigilanza su chi lavorerà con loro fianco a fianco; non potranno fare da semplice foglia di fico rispetto a situazioni non cristalline anche perché a loro spetta l’onere di evitare di ingenerare l’ennesima speranza di palingenesi, cui poi possano seguire cocentissime delusioni.

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