“Liste sporche e lacrime di coccodrillo” – Raffaele Cantone, da “Il Mattino” di Napoli, edizione nazionale ne “Il commento”: martedì 19 aprile 2011.

Sabato scorso, con un articolo sul Mattino, avevo molto sommessamente richiamato l’attenzione sull’importanza della formazione delle liste per gli aspiranti ai consigli comunali dei paesi campani e di Napoli, in particolare, per la imminente tornata elettorale.
Avevo aggiunto, forse con un po’ di enfasi retorica ma non per questo senza forte convinzione, «che la scelta dei candidati consiliari, più che di quella alla carica di primo cittadino, diventerà la vera cartina di tornasole dell’effettiva volontà, sbandierata da tutti, «di cambiare aria e metodi».
Avevo, in particolare, paventato il rischio che dietro le facce presentabili dei candidati sindaco si celassero fenomeni di vecchio gattopardismo e che fra gli aspiranti consiglieri vi potessero essere nomi «controindicati», in contrasto con le sbandierate esigenze di rinnovamento e pulizia.
Dal primissimo esame delle liste presentate a Napoli (ma è probabile che analizzando a fondo saranno trovati anche altri casi!), sono già emersi due episodi di soggetti candidati sottoposti a processi per fatti di una certa rilevanza ed in uno dei due casi si tratta di un indagato per reati collegati alle attività di una cosca camorristica.
L’aspirante consigliere in questione, inserito in una lista minore in appoggio ad uno dei sindaci con maggiori chance di vittoria, è fra l’altro persona che aveva ricoperto contestualmente, in un recentissimo periodo, il ruolo di consigliere comunale a Napoli in appoggio alla giunta Iervolino e quello di assessore di centro destra in un comune della provincia.
Non è in discussione ovviamente il diritto formale di questo soggetto di candidarsi e di rivendicare con forza la sua totale innocenza; è, forse, invece, in discussione la coerenza della scelta di accettare questa candidatura se si sbandiera, nello stesso tempo, l’adesione ai valori del rigido codice di autoregolamentazione predisposto l’anno scorso dalla Commissione antimafia.
È chiaro che citando questo episodio non intendo affatto rivendicare capacità divinatorie; era, purtroppo, davvero facile fare da Cassandra; bastava andare dietro con la memoria a film recenti, già visti e purtroppo velocemente dimenticati.
Anche nelle ultime elezioni provinciali e regionali erano accadute situazioni analoghe: personaggi controindicati erano stati candidati in liste civiche o comunque minori, dando la possibilità ai partiti principali di rispettare, sia pure solo formalmente, i rigidi principi deontologici.
Anche allora, come fa oggi il candidato sindaco in questione, il leader dello schieramento si schernì dicendo di non sapere di questa candidatura ed aggiungendo che voleva rifiutare quei voti, cosa quest’ultima ovviamente giuridicamente impossibile.
Non spetta a me fare valutazioni politiche su quanto è accaduto e su quanto dovrebbe contare in politica la capacità di scegliere i soggetti che costituiscono la propria base elettorale (i giuristi colti parlerebbero, forse, in ipotesi di tal tipo di un «peccato» qualificabile «culpa in vigilando»).
Credo, invece, che senza demonizzare nessuno e senza impeti moralistici e giustizialisti, sulla vicenda sia sufficiente porre qualche domanda a cui forse potrebbero rispondere la politica nazionale e la Commissione parlamentare Antimafia che tanto si sono occupati dell’importanza di scegliere candidati onesti ed indiscussi soprattutto nelle Regioni meridionali.


A loro si potrebbe chiedere se hanno ancora senso i codici di autoregolamentazione tanto stringenti e rigorosi, quanto poco vincolanti da essere banalmente paragonabili alle famose grida manzoniane.
E forse, si potrebbe anche chiedere se non è più giusto smettere di utilizzare parole troppo importanti cui non seguano comportamenti coerenti ed invece avere il coraggio di rivendicare il diritto a fare tutto quello che non è vietato dalla legge, anche se eticamente appare discutibile!
Si risparmierebbe, in tal modo, di sprecare parole il cui significato è troppo importante (mi riferisco a legalità, moralità ed etica) per essere utilizzate nelle vicende di cui si sta parlando.

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Un pensiero su ““Liste sporche e lacrime di coccodrillo” – Raffaele Cantone, da “Il Mattino” di Napoli, edizione nazionale ne “Il commento”: martedì 19 aprile 2011.

  1. Agire, pensare e sentire tutti nella stessa direzione? Coerenza? Ma è roba d’altri tempi. Chiunque al giorno d’oggi seguisse la giostra della politica (anche la reale accezione di questo termine è obsoleta) quel tanto per avere consapevolezza del mondo in cui si vive e nello stesso tempo continuasse a coltivare, nonostante tutto, le proprie esigenze culturali leggendo qualche libro, si renderebbe conto di vivere in una dimensione schizofrenica, diviso tra l’appello ai valori tradizionali, che tra le righe trapelano sempre e con qualunque genere letterario, ed il tragico sovvertimento che questi hanno subito ad opera della massificazione mediatica con cui i nuovi modelli hanno già trionfato. Riuscire a rimanere fedeli ai valori in cui siamo cresciuti e tenacemente ancorati a certi modelli comportamentali ad essi coerenti è diventata un’impresa difficile e lo sforzo di non subire plagi anche con la sola emulazione deve essere un impegno costante.

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