La sua grinta è nei fatti. Raffaele Cantone intervistato da “La Gazzetta dello sport”, in evidenza su www.napolimagazine.com

L’uomo che ha scritto la parola “mai” sulla data di fine pena dei padrini Schiavone e Bidognetti ha l’aspetto mite di chi non torcerebbe un capello nemmeno al suo peggior nemico.
Eppure, con quel sorriso limpido da uomo giusto Raffaele Cantone ha assicurato alla giustizia alcune delle primule rosse più feroci del clan che più d’ogni altro incarna la camorra nell’immaginario collettivo.
Quello che ha stabilito il proprio epicentro a Casal di Principe, provincia sciagurata di Caserta.
“Qui la camorra da tempo fa affari col calcio. Gli intrecci tra i due mondi sono datati e documentati”, dice Cantone in un’intervista rilasciata a “La Gazzetta dello Sport”, come evidenzia “Napoli Magazine”.
Cantone procede con incedere sereno anche nelle parole. La grinta è tutta nei fatti.
Quelli che ha portato avanti per anni nel suo meticoloso lavoro.
“Calcio e malaffare si incrociano, soprattutto nel calcio minore la gestione della squadre porta ai clan vantaggi: consolida il consenso, avvicina mondi terzi della politica, delle istituzioni e dell’imprenditoria.
Una delle ultime indagini della DDA su partite truccate, usura ed estorsioni nella zona di Castellammare dimostra che esiste una nuova frontiera intorno al sistema delle scommesse, sempre aperto e in tempo reale.
Il fronte tecnologico permette alla camorra di pilotare le puntate.
Un rischio simile esiste nelle corse dei cavalli.

Il giro di soldi è enorme e non si può escludere che anche i gestori stranieri possano essere utilizzati dalla criminalità. L’Albanova? E’ un caso eclatante. Era gestita dagli Schiavone e al vertice aveva Dante Passarelli, titolare di uno zuccherificio che vinceva tutti gli appalti per le refezioni nelle mense. Il presidente della Mondragonese, invece, era il reggente del clan. Anche la vicenda della Lazio (tramite Chinaglia, ndr), per quanto abbia portato ad assoluzioni, dimostra che ci sono legami strani tra malaffare e pallone.
E la storia del Potenza mi fa pensare che una squadra di calcio può essere utilizzata per svolgere varie funzioni in un’ottica criminale: riciclare soldi, controllare le scommesse e avvicinare ambienti lontani, che in uno stadio diventano più abbordabili.
Se siamo al dopo Calciopoli? Per niente.
Quando gli interessi economici sono così rilevanti, il rischio di interferenze è sempre altissimo.
Se nelle mie indagini mi sono mai imbattuto in episodi legati alla passione per il calcio?
Scoprimmo che Pasquale Zagaria, boss dei Casalesi, aveva fatto pressioni perchè un ragazzo facesse un provino col Parma. Il tentativo non andò a buon fine, eppure Zagaria a Parma aveva attività imprenditoriali e contatti con esponenti importanti della città.

Come vedo il futuro del Napoli? Sono ottimista. Il Napoli è riuscito a fare un’operazione virtuosa sui conti economici, ottenendo ottimi risultati.
Quello che manca da tempo, però, è una politica di investimento sul vivaio: troppi giovani nati qui fanno la fortuna di altre piazze. Napoli è un vivaio naturale, portare in prima squadra dei ragazzi sarebbe un grande risultato sociale.
La squadra è seconda in classifica mentre la città arranca? Napoli ha bisogno di una scossa fortissima sul piano della vivibilità e del rispetto delle regole, ma chiedere alla squadra di diventare il volano della ripresa sarebbe sbagliato“.

Riproduzione del testo consentita previa citazione della fonte: www.napolimagazine.com
Direttore Antonio Petrazzuolo.

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