“Cantone: liste sporche, il marcio è un metodo”. Raffaele Cantone, intervistato da Andrea Fabozzi per “Il Manifesto”, giovedì 12 maggio 2011.

A fine campagna elettorale, parla il candidato mancato che ha rifiutato l’offerta del centrosinistra.
Raffaele Cantone, il magistrato che ha indagato sui Casalesi, spiega il voto di scambio “istituzionalizzato”.
Critica i trasformisti e la borghesia napoletana e dice: neanch’io sarei riuscito a controllare le liste, ho ricevuto una proposta tardiva.

Senza di lui il centrosinistra si è diviso. E ora spera che sia il ballottaggio a imporre quell’unità che Raffaele Cantone, se avesse accettato di correre per la carica di sindaco di Napoli, avrebbe ottenuto già dal primo turno dietro alla sua candidatura.
E invece eccolo qui a ragionare a conclusione di questa campagna elettorale – <<senza rimpianti, o forse solo un pò, ogni tanto>> – da osservatore esterno.
Ma il magistrato che dalla Dda di Napoli ha coordinato le inchieste sui Casalesi, e che da tre anni è a Roma in Cassazione, a Napoli vorrebbe tornare: di recente ha fatto domanda per il posto di procuratore aggiunto.

Cantone, la questione delle liste inquinate dalla camorra ha dominato la campagna elettorale. Le pare che il fenomeno si sia presentato in termini nuovi?
Niente affatto, il problema si è posto in maniera assolutamente identica anche in altre precedenti elezioni. Ogni volta si sentono le stesse assicurazioni sulla volontà di cambiamento e di trasparenza. Ma questa volta nessuno dei quattro candidati principali è un politico di professione, il che lasciava sperare in una maggiore disponibilità alla pulizia delle liste. Invece abbiamo un candidato dietro il quale ci sono ben undici liste, fatto assolutamente indicativo dell’effetto traino che si vuole ottenere.

Quel candidato è Lettieri, secondo lei il caso degli “Impresentabili”, a Napoli, può penalizzare chi li ha presentati?
Probabilmente una vicenda del genere è servita a convincere gli indecisi. A spingere ad andare a votare gli elettori del centrosinistra che pensavano invece di astenersi. Ma nel complesso penso che questa vicenda inciderà in modo poco rilevante.

Esiste un voto di opinione in città?
Esisterà pure, non so se sia effettivamente decisivo.

In compenso avere in lista certe persone garantisce un ritorno elettorale.
Certi nomi tra i candidati indicano che non si vuole rinunciare ai pacchetti di voti. Anche volendo credere alla buona fede di chi compila le liste e non controlla tutti i candidati, sarebbe comunque un caso di culpa in vigilando. E non mi pare una buona presentazione per gli aspiranti amministratori esordire in questo modo.
La verità è un’altra – ma qui devo fare un discorso più generale, non ho elementi per riferirmi al voto napoletano. Presentando tante liste e tanti candidati si rischia di istituzionalizzare il voto di scambio.
Invece di comprare pacchetti di voti si mette in lista chi quei pacchetti di voti avrebbe venduto.
Ottenendo indirettamente lo stesso vantaggio.

L’alternativa qual è? Le liste civiche e dei professionisti? A Napoli è il capo della squadra mobile a spiegare che i primi riciclatori di denaro non sono i camorristi ma i professionisti che evadono.
Non mi pare che in queste elezioni si possa parlare di una grande presenza di liste civiche vere e proprie. Ce n’è qualcuna, ma ho visto pochi nomi della società civile.

Ma se Lettieri attacca gli intellettuali.
Gli intellettuali, come al solito, sono rimasti alla finestra.
Si sono svegliati un pò dopo il caso delle liste sporche o per contrastare l’uso politico della spazzatura, ma in campo sono scese poche persone e soprattutto in ritardo. Segno che le vicende degli ultimi anni alimentano la sfiducia.

Ammesso che ci sia mai stata in città una borghesia illuminata.
Figurarsi, io sulla borghesia napoletana ho da tempo enormi riserve e forse ha ragione chi sostiene che è morta nel 1799.
Più concretamente penso che una parte della borghesia abbia vissuto in questi anni legata alla politica e proprio per questo non abbia potuto esprimersi autonomamente contro la cattiva politica.
C’è troppa parte della società borghese napoletana che ha prosperato nel legame con il mondo politico sia durante la prima repubblica che durante la seconda, sia con la democrazia cristiana che con il centrosinistra.
Basta vedere quanti professionisti sono stati coinvolti dalle amministrazioni nelle consulenze.  
E’ un discorso che non vede estraneo il centrodestra, allora all’opposizione ma coinvolto in maniera consociativa.

Il trasformismo è un tema di questa campagna elettorale. E’ rimasto sorpreso dal numero degli esponenti di centrosinistra che ha cambiato schieramento?
Sorpreso no. Da tempo penso che il trasformismo abbia assunto dimensioni tali da richiedere interventi drastici. E’ un male che è stato sempre sottovalutato perchè così ha fatto comodo a tutti. Ricordiamo in Campania quanti esponenti del centrodestra passarono rapidamente a sostenere Bassolino.
Al di là della buona fede dei singoli, il fenomeno va regolamentato.
Faccio una proposta, provocatoria mi rendo conto: stabiliamo che chi lascia lo schieramento con il quale è stato eletto non può andare ad assumere cariche pubbliche.

A Napoli parliamo al momento di ex amministratori o grandi elettori del centrosinistra che si limitano a dare indicazione di voto per Lettieri.
Vedremo se qualcuno di questi non sarà recuperato in una eventuale giunta o con incarichi di consulenza.
Con molta franchezza, fatico a credere a certe conversioni sulla via di Damasco di chi ha condiviso fino all’ultimo le sorti del governo di centrosinistra.
E’ un pò quello che si è già verificato in regione dove chi aveva partecipato alla gestione del potere con Bassolino si è immediatamente ricollocato dall’altra parte.

Avendo assistito da fuori a questa campagna elettorale, se potesse tornare indietro accetterebbe la candidatura?
No, penso di aver fatto la scelta giusta.
Devo riconoscere che c’era stata grande disponibilità, da De Magistris a tutto il Pd, da Sel alla Federazione della sinistra; persino, con mia sorpresa, Martusciello del Pdl si era espresso a mio favore.
Ma a mente fredda alle ragioni di carattere personale che mi hanno portato a rifiutare posso aggiungerne un’altra: non credo che in pochi giorni si può preparare una candidatura di rottura, in grado di innescare grandi novità.
Con quel tempo a disposizione non mi sarebbe stato possibile incidere in profondità sulle liste e sulle candidature.
Ripeto, è stata una proposta molto seria, molto aperta, ma forse fuori tempo massimo. 

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