“Liste. Il successo degli inquisiti”. Raffaele Cantone su “Il Mattino” di Napoli, ed. naz. di giovedì 19 maggio 2011, ne “L’analisi”.

Nell’ultima campagna elettorale per le recenti elezioni comunali si è molto discusso delle candidature cosiddette inopportune (o secondo qualcuno “impresentabili”) e cioè di soggetti che, pur non incorrendo in alcuna delle ipotesi specifiche di incandidabilità previste dalla legge, sono coinvolti in indagini giudiziarie per reati di una certa gravità.

Si tratta, è bene specificarlo e non solo in modo retorico, di persone che dal punto di vista giudiziario vanno considerati presunti innocenti fino a sentenza definitiva e che formalmente hanno pieno titolo all’elettorato passivo; certo non qualificano chi li ha scelti come compagni di viaggio.
Soprattutto se ha accompagnato il suo programma elettorale da parole alte (e purtroppo ogni giorno tanto abusate) come “legalità” o “antimafia”.

Il dibattito che ne è nato, grazie anche all’impegno quotidiano di questo giornale, è miracolosamente uscito dai confini locali e, per fortuna, ha interessato anche la politica nazionale ed in particolar modo la Commissione Parlamentare Antimafia.

Siccome lo spoglio è ormai finito, per curiosità sono andato a controllare i risultati delle preferenze del consiglio comunale di Napoli, pensando (ingenuamente?) che, dopo tutto il can can avvenuto, i candidati in questione avrebbero racimolato soltanto qualche voto, al più di loro familiari o di qualche distratto e disattento elettore.
Ed invece, la sorpresa (che, purtroppo, non è tale per chi ingenuo non è); tutti i candidati i cui nomi e cognomi erano stati più volte indicati per le loro pendenze giudiziarie hanno ottenuto un buon successo elettorale.

C’è l’ex consigliere comunale, imputato non certo di un reato «bagattellare», come la devastazione connessa ai disordini di Pianura, quando alcuni anni fa si tentò di riaprire la locale discarica; secondo i dati è il più votato in città.
C’e un altro candidato, coinvolto in un’indagine per bancarotta e riciclaggio; ha raccolto oltre 1500 preferenze e siederà certamente a Palazzo San Giacomo.

Entrambi i casi riguardano la lista del primo partito della città.

Ma anche il capolista di una lista, alleata a quest’ultima, già consigliere comunale di Napoli nel centro sinistra e contestualmente assessore in un Comune della provincia per il centrodestra, imputato per violenza privata aggravata dal metodo mafioso ha ottenuto un bel malloppo di oltre 300 preferenze, risultando di gran lunga il più votato del suo partito; non riuscirà, purtroppo per lui, a ritornare in consiglio ma solo perché non è stato raggiunto il quorum minimo della lista.

Ho, infine, cercato di capire cosa era accaduto dove si era verificato il caso più eclatante esploso in campagna elettorale; in un comune limitrofo a Napoli due candidati erano stati arrestati pochi giorni prima delle elezioni; uno di essi, malgrado sia in carcere da oltre 10 giorni, ha ottenuto un vero plebiscito elettorale e, stando a quel che riferiscono i giornali, sarebbe uno dei primi eletti della lista a sostegno di colui che è diventato il sindaco.

I fatti indicati (e sono convinto che quando si conosceranno i nomi degli eletti alle municipalità ne emergeranno tanti altri analoghi) purtroppo parlano da soli e sollevano interrogativi inquietanti che dovrebbero stimolare soprattutto l’analisi dei sociologi per capire chi, come e perché ha tributato a queste persone grossi successi elettorali.
Credo, però, che in attesa di avere le risposte alle domande poste non si possa restare a guardare ed aspettare con le mani in mano; se l’elettorato non è in grado (nella migliore delle ipotesi) di scegliere, se non funzionano i meccanismi della responsabilità politica, se i vertici dei partiti e degli schieramenti non vogliono o non possono fare una cernita preventiva, se i codici di autoregolamentazione sono nient’altro che grida manzoniane, bisognerà avere il coraggio di intervenire legislativamente.

Confesso che, per cultura e formazione, non mi piacciano interventi normativi in questo campo e sono scettico sulla loro effettiva capacità di incidere, anche perché continuo ad augurarmi che, prima o poi, possano intervenire antidoti interni alla politica; forse, però, a mali estremi bisogna rispondere con estremi rimedi, prevedendo disposizioni draconiane per l’accesso all’elettorato passivo.

Certi esiti elettorali rischiano di allontanare le persone perbene definitivamente dalla politica ed in questo senso non mi sembra un buon viatico nemmeno la circostanza che i due capolista, provenienti entrambi dal mondo delle professioni e, quindi, dalla società civile, del primo partito del centrodestra e di quello del centrosinistra non hanno ottenuto affatto un buon riscontro di preferenze e non andranno in consiglio comunale.
Sono segnali che vanno colti per evitare che continui ad approfondirsi il divario fra un elettorato sempre più passivo, astenuto e disincantato ed una classe dirigente che rischia di apparire sempre più autoreferenziale.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...