“Napoli violenta. La Legalità, batte un colpo”. Raffaele Cantone, da “Il Mattino” di Napoli, ed. nazionale di giovedì 2 giugno 2011.

Ieri mattina leggendo il giornale mi sono soffermato soprattutto su una notizia; l’arresto degli scippatori del rolex al turista statunitense Antonio Oscar Mendoza, poi deceduto a seguito della caduta, dopo oltre 10 giorni di agonia.
Era una vicenda che aveva destato grande inquietudine ed emozione anche per il composto ed encomiabile comportamento della moglie della vittima che durante tutto il periodo di calvario non si era mai scagliata contro nessuno ed aveva chiesto solo di pregare per il marito.
La storia rimbalzata sulle pagine dei giornali nazionali ed internazionali aveva, però, riproposto un’immagine davvero negativa della nostra città, già martoriata dalla gravissima emergenza rifiuti, tanto da farla apparire paragonabile più ad alcune disastrate metropoli sudamericane che ad una capitale europea.


Eppure in uno scenario così drammatico, era già emerso un segnale (sia pure piccolo) positivo; i commercianti del centro storico, appresa la notizia della morte del Mendoza, avevano fatto sentire alta la loro voce indignata, con una serrata di protesta contro il degrado e la criminalità.
Con l’arresto dei due ancora presunti scippatori si aggiunge un ulteriore tassello positivo.
L’indagine che ha condotto alla loro individuazione appare da manuale, davvero perfetta e fra l’altro condotta, come si dice in gergo giornalistico, in stretta sinergia fra Procura della Repubblica e polizia di Stato; partendo dai pochi elementi acquisiti (la targa della moto) ed utilizzando l’ottima conoscenza del territorio e dell’ambiente criminale, i poliziotti hanno effettuato utili intercettazioni telefoniche che hanno confermato i primi indizi e poi, una volta arrestati i due balordi, già habitué dei crimini da strada, hanno ottenuto anche da uno di essi una piena e totale confessione.
Un segnale evidente di efficienza degli apparati investigativi, che pur non facendo venir meno la gravità del fatto restituiscono un po’ di fiducia ai cittadini e forse consentono anche sul piano nazionale ed internazionale di guardare ad un’altra parte della città, troppo spesso nascosta e poco sotto i riflettori, che fa il proprio dovere anche in condizioni di eccezionale difficoltà.
Ma siccome come napoletano credo (un po’) al fato ed ai segnali che da esso possono venire, non ho potuto fare a meno di pensare come questo ottimo risultato investigativo arrivi in un momento davvero molto particolare.
Oggi su tutti i media si parla ancora tantissimo di Napoli e di un esito elettorale che è parso stupefacente soprattutto per chi conosce poco la città e per chi continua a guardarla, spesso da lontano, condizionato più dall’oleografia e dai luoghi comuni che non da analisi attendibili della complessità di una metropoli certamente sui generis.
Quel risultato, senza voler nemmeno tentare di addentrarsi in valutazioni politiche che non mi competono e di cui non sono capace, è inequivocabilmente, secondo tutti gli interpreti attendibili, un segnale mandato dai cittadini che hanno votato (quelli che non lo hanno fatto non hanno titolo alcuno per parlare!).
Scegliendo un ex magistrato, che ha puntato su parole forti di discontinuità, vogliono una svolta vera, nel segno della legalità e del rispetto delle regole, manifestando al contempo anche non esagerata fiducia (per essere buoni) nei confronti di partiti e degli apparati.
Non resta, quindi, che sperare con forza che gli auspici positivi si traducano in fatti concreti di cambiamento di una città che ne ha disperato bisogno, consapevoli, però, che nessuno può fare miracoli e che quel di buono che potrà venire dipenderà non solo da chi ha il timone ma anche (e forse soprattutto) da chi rema.


E siccome la scaramanzia resta un altro tratto caratteristico di molti napoletani, l’auspicio positivo va accompagnato ad uno vero e proprio scongiuro: non si verifichi quanto già purtroppo tante volte visto, cioè che quello che appare nell’immediato un rinascimento, visto poi a distanza di tempo si riveli un oscuro medio evo.

Sono abbastanza certo che questa volta non accadrà, ma siccome mi sento napoletano fino in fondo, «incrocio le dita».

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