“La malavita sulla Lega Pro, è ora di vietare le puntate” – Raffaele Cantone, intervistato da Massimiliano Castellani, per “Avvenire”: giovedì 9 giugno 2011.

Nell’illuminante e antesignano saggio I Gattopardi (Mondadori, Strade Blu), c’è un capitolo, “Le mani sul pallone”, nel quale il magistrato – presso il Massimario della Cassazione – Raffaele Cantone, conversando con il giornalista del L’Espresso, Gianluca Di Feo, aveva già ampiamente sbrogliato la matassa del calcio italiano ostaggio delle mafie. Dell’ultimo scandalo del Calcioscommesse, Cantone aspetta di «capire, se si tratta di un’armata Brancaleone composta da soli professionisti-millantatori o come è possibile, possano emergere ancora nomi e fatti più inquietanti.
Certo, gli “odori” per ora lasciamoli ai cuochi…».

Ma l’odore di mafia in questa vicenda invece quanto è forte?
«Le mafie, è palesemente dimostrato, che hanno i loro interessi intorno al calcio. A volte agiscono gestendo direttamente un club al puro scopo di acquisire prestigio personale, per avere il controllo diretto del territorio, della tifoseria e stringere relazioni più salde con l’imprenditoria e la politica locale. Poi c’è un interesse di tipo economico e quello si realizza anche attraverso le scommesse».

Eppure il Palazzo del calcio sembra cadere dalle nuvole…
«Mi stupisco che ci si meravigli di quella che considero la scoperta dell’acqua calda, ovvero della poderosa macchina delle scommesse sulle partite di calcio. Quella stessa macchina era già in funzione ed era stata ben rodata da tempo nelle corse dei cavalli. Le dinamiche di certe puntate anomale per le “Tris” negli ippodromi, sono le stesse proiettate sui campi di calcio. E anche i personaggi che gestiscono il banco degli scommettitori sono più o meno sempre gli stessi personaggi».

Il terrore ora, è che quella “macchina”, guidata dalle mafie, sia arrivata a girare indisturbata anche nei campi di Serie A.
«Le mafie hanno grande capacità di mimesi, agiscono nell’ombra e stanno bene attente a non circolare dove ci sono le luci sparate delle telecamere. Per questo non hanno alcun interesse a mettere piede nella Serie A, mentre ripiegano volentieri nella più appartata Lega Pro, dove trovano terreno fertile, per il fatto che le società di Prima e Seconda Divisione negli ultimi anni versano in condizioni di “povertà”. Convincere giocatori di quelle categorie “affamate” a guadagnare soldi illecitamente con le scommesse è un’operazione alla portata delle mafie».

In questi anni come è cambiata la relazione mafie e calcio?
«Io ricordo che vent’anni fa, ai tempi del Napoli di Maradona, la camorra faceva affari con il bagarinaggio e il controllo del merchandising, oggi invece sa che con le sommesse può puntare forti somme di denaro perfino nelle agenzie della lontana Cina, senza dare nell’occhio e ricavando subito cifre importanti che possono essere reinvestite per altre attività criminali».

Come ha reagito alla foto del camorrista Antonio Lo Russo (oggi latitante) che il 10 aprile del 2010 se ne stava tranquillamente al San Paolo, a bordo campo, ad assistere a Napoli-Parma?
«Più che della “partita sospetta” mi inquieta la presenza di Lo Russo lì, a due passi dal campo di gioco. Da qualsiasi angolazione la si voglia guardare, quella foto è un segnale disastroso che alimenta la piaga della malavita nel calcio…».

Come si sana questa piaga delle mafie nel pallone?
«Si dovrebbero eliminare le scommesse sulle partite della Lega Pro o al limite cercare di limitarle. Inoltre è necessario inserire dei meccanismi di controllo che blocchino una volta per tutte questo sistema perverso, altrimenti passata la tempesta e adottate delle pene transitorie, non faremo altro che permettere di far “affinare la specie” che è già pronta per il prossimo scandalo».

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