“Piccole regole”, per tornare alla normalità” – Raffaele Cantone, ne “L’analisi”, su “Il Mattino” di Napoli, ed. naz. di lunedì 27 giugno 2011.

Napoli e la sua provincia vivono in queste ultime ore una situazione che potremmo definire di sospensione; è cominciata in alcune zone una parziale raccolta dei cumuli per strada e si respira un’aria cautamente di maggiore ottimismo; sono di conseguenza diminuiti i roghi ed in parte anche quelle strane proteste dei cittadini che sparpagliavano per strada e sui marciapiedi quanto contenuto nei sacchetti.

Roghi e proteste ridottesi, forse, anche per la condivisibile iniziativa del sindaco De Magistris di segnalare alla magistratura alcune stranezze di iniziative che sono apparse, anche dai filmati visti in tv, tutt’altro che estemporanee.
È chiaro però,a tutti che, fino a quando non saranno disponibili siti per sversare l’enorme quantitativo di rifiuti raccolti e da raccogliere, non si potrà assolutamente pensare ad un miglioramento reale e duraturo della situazione; ci vuol poco a ritornare nella situazione di due o tre giorni fa o persino a peggiorare!
In questa ottica, assume un significato determinante l’adozione del decreto da parte del governo che consente – attraverso un escamatoge, quale è quello di definire i rifiuti campani come “speciali” – di portare l’immondizia fuori regione.
È un provvedimento che, a scanso di equivoci, è da considerare assolutamente indispensabile ed indifferibile, per evitare una catastrofe anche sul piano igienico-sanitario con conseguenze difficilmente prevedibili.
Di questo si spera davvero siano consapevoli tutti i componenti del governo senza distinzione di provenienza geografica e/o partitica; l’estrema gravità del momento non può non imporre comportamenti responsabili da parte di tutti.
Del resto negare in un momento così un provvedimento che impone la solidarietà delle altre Regioni significherebbe da un lato registrare una frattura enorme nel tessuto nazionale e dall’altro creare un precedente molto pericoloso, in un campo, fra l’altro, quale quello dei rifiuti che vede altre regioni in una situazione di pre-emergenza.
Fatta questa premessa, c’è da aggiungere una considerazione; il decreto non può né deve essere l’ennesimo palliativo, soltanto temporaneo, per spostare in avanti i termini ed i tempi della soluzione definitiva di un’emergenza che lo si ribadisce – a costo di sembrare un disco incantato – dura da troppo tempo.
Il provvedimento di urgenza, anzi, dovrebbe porsi come il primo dei tasselli di una soluzione a regime, che chiami tutti gli altri numerosi attori ad interpretare il ruolo che devono rivestire per legge; potrebbe in questo senso concedere ad essi quei tempi fisiologici per prendere le indispensabili decisioni di competenza, avendo quel minimo di tranquillità che viene dal poter utilizzare siti extraregionali.
Nello stesso tempo, però, il medesimo decreto potrebbe prevedere scansioni temporali per ciascuno dei soggetti istituzionali, per adottare i provvedimenti di spettanza, con conseguenze sul piano amministrativo anche draconiane, quali la nomina di commissari ad acta o persino lo scioglimento degli enti locali.
Così la Regione – il cui Presidente, iscritto nel registro degli indagati per epidemia colposa per presunte precedenti omissioni, non può nè deve sentirsi dimezzato nel suo ruolo, da un’indagine giudiziaria legittima che non equivale ovviamente ad una condanna ma nemmeno ad una semplice imputazione – dovrebbe adottare il provvedimento che consente ai comuni della provincia di Napoli di utilizzare, almeno per un periodo breve, siti di altre province, superando resistenze localiste che vengono da esponenti politici non napoletani.
La Provincia dal canto sua – che è opportuno rammentarlo ha, a seguito della pessima legge regionale del 2007, la responsabilità più importante in tema di rifiutidovrebbe intanto individuare siti di sversamento nella provincia di Napoli per la fase successiva; dovrebbe individuare, d’accordo con i comuni, i siti per lo stoccaggio e la trasformazione dei residui organici in compost e dovrebbe far decollare quella società provinciale poco attiva, anche se con un organico completo, soprattutto per i ranghi amministrativi e gestionali.
I comuni, infine, dovrebbero incentivare una boccheggiante raccolta differenziata, prevedendosi il raggiungimento di obbligati obiettivi nei primi sei mesi, nel primo anno e via dicendo.
Infine, andrebbe definitivamente sciolto un nodo che si pone sullo sfondo di tutto quel che accade; il ciclo dei rifiuti avrà o meno ancora bisogno degli altri termovalorizzatori?
Se la risposta è positiva (ed allo stato non credo ne sia possibile altra), si prevedano tempi certi per l’aggiudicazione degli appalti e per l’inizio dei lavori.
Solo in questo senso e con questi presupposti il decreto legge oltre a consentire di non cadere nel baratro, permetterà anche di fare tanti passi indietro per avviarci verso quella auspicata chimera che è la normalità.

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