“Questione morale, l’argine che manca” – Raffaele Cantone, su “Il Mattino” di Napoli, ed. naz. di sabato 16 luglio 2011.

Nella giornata di ieri, dopo una convulsa riunione, la Giunta della Camera ha autorizzato l’arresto di un parlamentare, già magistrato, indagato per gravi delitti, quali la concussione, la rivelazione del segreto di ufficio ed il favoreggiamento; sarà, poi, la camera in seduta plenaria a stabilire se davvero potrà essere eseguita l’ordinanza cautelare del gip di Napoli.
Nei prossimi giorni il medesimo organo sarà chiamato a pronunciarsi sull’arresto di un altro onorevole, già ufficiale della guardia di finanza, indagato per corruzione, associazione a delinquere e rivelazione del segreto di ufficio.
È di questi giorni la formalizzazione della richiesta di rinvio a giudizio per concorso esterno in associazione mafiosa per un ministro, all’esito del rigetto, da parte del Gip di Palermo,di una richiesta di archiviazione del pm.
All’udienza preliminare si stabilirà se dovrà essere o meno processato e sarebbe, credo, il primo caso di un ministro in carica a giudizio per mafia.

In parlamento siedono altri due membri, un deputato della maggioranza ed un senatore dell’opposizione, raggiunti da provvedimento restrittivo rispettivamente per concorso esterno in associazione mafiosa e corruzione, a cui le camere di appartenenza hanno negato l’autorizzazione all’arresto; continuano ad esercitare il loro mandato mentre si difendono nelle aule di giustizia.
Proprio ieri si è conclusa la vicenda di un senatore eletto nelle circoscrizioni estere, condannato con patteggiamento a cinque anni di reclusione. Era stato raggiunto prima da un’ordinanza per truffa e falso (non era realmente residente all’estero) e poi per associazione a delinquere e frode fiscale. Si era dimesso prima che la Camera autorizzasse l’arresto.

Il Mattino ha svelato in questa settimana che altro deputato, che riveste anche la delicata carica di presidente della provincia di Napoli, sarebbe indagato per concorso esterno in associazione mafiosa, in quanto accusato da alcuni pentiti di legami con i casalesi; per un altro parlamentare, pure campano, eletto nelle fila dell’opposizione e poi passato nelle fila della maggioranza è stata già avanzata richiesta di rinvio a giudizio, per tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso.
È bene ricordare che le vicende citate – le più note e quelle di cui serbo ricordo – si riferiscono in gran parte ad imputazioni non tradottesi in sentenze definitive e quindi per esse vale in pieno la presunzione di innocenza.
Eppure la gravità e rilevanza delle accuse spingono a qualche considerazione, soprattutto perché riguardano rappresentanti dei cittadini, che siedono nelle assemblee legislative che dovrebbero essere trasparenti come case di vetro.

C’è evidentemente un problema di selezione dei parlamentari, ed esso appare ancora più preoccupante se si pensa che il sistema elettorale – passato nella vulgata come porcellum – non prevede una scelta effettiva da parte del corpo elettorale; ci sono liste bloccate ed il posizionamento nella parte alta delle stesse da la certezza dell’elezione.
Alla luce di quel che avviene oggi, non appare considerazione malevola quella di chi fa notare come certe “nomine” siano state quantomeno poco ponderate o inopportune.

Ma c’è un altro argomento che non può essere più esorcizzato; il tema della cd questione morale; dopo l’esplosione all’inizio degli anni 90 di Tangentopoli ed il ricambio quasi completo della classe dirigente politica, l’argomento è stato velocemente rimosso, dandosi per scontato che i germi patogeni del malaffare, della corruzione e delle collusioni fosse stato estirpato in via giudiziaria. Anzi, da parte di alcuni esponenti della politica si è considerata quella come una stagione giustizialista, quasi ad intendere che molti innocenti furono ingiustamente accusati e condannati, tanto che alcuni di essi sono stati rapidamente riabilitati, dedicando persino loro vie o piazze, come se fossero eroi nazionali.
Poco o nulla è stato fatto, invece, per prevenire il rischio che quei fenomeni si ripresentassero sotto vesti anche più capziose; chi si ricorda più dell’autorità anticorruzione e dei poteri da concerderle?
Chi ricorda più delle convenzione europee sul medesimo tema, sottoscritte alla fine degli anni 90 e mai ratificate?
E del resto il tema della questione morale va, purtroppo, ben al di là del parlamento; le amministrazioni locali hanno problemi non minori; tacendo dei tanti municipi sotto la lente di ingrandimento per collusioni con i clan, basta citare quanto avvenuto ieri, l’arresto di un consigliere regionale campano per voto di scambio con la camorra, persona candidata malgrado una condanna in primo e secondo grado per peculato.
Esponenti degli stessi apparati, deputati a svolgere funzione di controllo, risultano essere attenzionati dalla magistratura in qualche caso indagati o imputati per reati gravi o comunque per inaccettabili deviazioni dai doveri di ufficio. L’opinione pubblica, da parte sua, dopo un periodo disattenzione, sembra aver riscoperto interesse sul tema; per ciò che accade nei palazzi cresce pericolosamente il senso di indignazione e si risente spesso pronunciare la parola “casta”.

E’ questo il momento che politica batta un colpo, per arginare quella che oggi è ancora una piccola onda e che si speri non si trasformi in un cavallone o in altro; tutti gli schieramenti si occupino dell’etica e dell’onestà di coloro che rivestano cariche pubbliche ed adottino scelte chiare per il presente e soprattutto per il futuro; sono indispensabili regole deontologiche e normative rigorose che sanzionino comportamenti opachi e rapporti collusivi, senza attendere le indagini giudiziarie; si tratta di un’esigenza ancora più impellente in un momento in cui l’autorevolezza della classe dirigente è determinante per imporre ai cittadini scelte di rigore sul piano economico e per mandare segnali di credibilità ai mercati internazionali.

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