“Fuochi, più regole non solo a Capodanno” – Raffaele Cantone, su “Il Mattino” di Napoli, ed. naz. di mercoledì 14 settembre 2011.

L’altro ieri ad Arpino, paese del Frusinate noto per avere dato i natali a Marco Tullio Cicerone, si è verificata una gravissima tragedia sul lavoro.
E’ scoppiata una fabbrica di fuochi pirotecnici e sono decedute sei persone, fra cui lo stesso titolare, sue suoi figli e tre operai.
La stessa ditta, pur ritenuta rispettosa delle normative di prevenzione infortunistica, aveva subito un altro grave incidente anni or sono in un suo stabilimento in provincia de L’Aquila.
Si tratta dell’ennesimo dramma che si ripete in un settore che è enormemente a rischio e che tante volte, anche di recente, ha visto vittime e feriti, soprattutto nella provincia napoletana dove è forte la tradizione dei fuochi e vi sono numerose fabbrichette più o meno artigianali.

La reiterazione di tali gravissimi episodi pone più di un interrogativo; le disposizioni antinfortunistiche non sono puntualmente rispettate o forse esse stesse vanno adeguate e modificate, in quanto insufficienti?
Qualunque sia la risposta è evidentemente compito delle varie autorità competenti quello di intervenire nella fase di controllo e/o nella fase della individuazione delle regole cautelari, perchè sia interrotta questa puntuale periodicità di incidenti nel settore.
Ma il gravissimo episodio, che si inserisce fra l’altro in un’interminabile scia di sangue che sta funestando il mondo del lavoro, può essere l’occasione anche per una riflessione mirata su alcune questioni, apparentemente minori e squisitamente napoletane.
Una prima riguarda l’utilizzo dei fuochi pirotecnici, attività essa stessa per sua natura foriera di notevoli pericoli.
Ovviamente non ci si riferisce alle esplosioni controllate, a margine delle feste patronali o cittadine; in questo caso, infatti, si tratta di attività esercitate da esperti, capaci di sterilizzare il più possibile i pericoli e che, fra l’altro, rientrano in una nostra tradizione che nessuno vuole mettere in discussione anche perchè rappresenta un vanto di molte realtà della provincia; i maestri fuochisti del napoletano sono, infatti, noti per la loro abilità e bravura in tutta la penisola e vengono chiamati ovunque per allietare, con i colori sgargianti dei loro fuochi, ogni genere di ricorrenza.
Chi vive in città e nella sua provincia è, però, consapevole di un uso indiscriminato di giochi pirici, spesso tutt’altro che innocui, da parte di comuni cittadini; basterebbe semplicemente verificare quante esplosioni da fuochi artificiali potenti si avvertono nel corso di una giornata e spesso anche in nottata.

A molti è capitato, uscendo di mattina prima che passino i netturbini, di trovare gli involucri dei fuochi esplosi sul lungomare cittadino o in molte strade della città o della o persino – come documentò un’inchiesta di questo giornale alcuni mesi orsono – sui cavalcavia di una strada a scorrimento veloce che passa di fronte il carcere di Secondigliano; i familiari dei detenuti sono, infatti, adusi andare a festeggiare lì gli onomastici, i compleanni o altre ricorrenze dei loro parenti incarcerati con l’esplosione di razzi e mortaretti.

Su queste accensioni, chiaramente non autorizzate ed evidentemente rischiose, bisogna richiamare l’attenzione non solo delle autorità di polizia ma anche di quelle delle amministrazioni locali che, prodighe di ordinanze restrittive nelle materie più svariate, potrebbero vietare quelle di cui si discute, onerando le polizie municipali di controlli più serrati, in modo da evitare che qualche incidente serio si verifichi.

Vi è poi un altro aspetto che pure merita  di essere rimarcato; molti giochi pirici che vengono venduti nella nostra provincia non sono di produzione locale, ma provengono dal mercato dell’importazione, spesso illegale, della Cina e di altri Paesi dell’Oriente.Si tratta di materiali che anche per non essere stati sottoposti ai controlli preventivi stringenti previsti dalla nostra legislazione appaiono ancor più pericolosi.

Nei giorni scorsi a Napoli si è posto, ad esempio, da parte dei media il problema dei rischi delle cosiddette lanterne cinesi; quelle piccole mongolfiere illuminate che lanciate in aria, soprattutto nella zona del lungomare, possono poi cadere ancora accese addosso a qualcuno o sui tavoli esterni dei ristoranti, con non pochi rischi per incolumità.
Questa vicenda specifica dimostra come sia necessario un controllo scrupoloso della vendita del materiale pirotecnico irregolare e del suo successivo utilizzo, da effettuarsi non solo in prossimità delle festività di Capodanno.
Si tratta di una di quelle tante illegalità che rischiano di essere sottovalutate in un territorio caratterizzato purtroppo da ben più gravi forme di vera e propria criminalità; ma la tolleranza delle illegalità, anche minori (e quella di cui si sta parlando è tutt’altro che minore), non può nè deve mai trovare alibi o giustificazioni, perchè è la stessa tolleranza generalizzata che apre la strada all’assuefazione del cittadino a ritenere che le regole siano nient’altro che optional volontari.

 

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