“La piaga rifiuti e il modello Coppa America” – Raffaele Cantone, in “Riflessioni”, su Il Mattino di Napoli, ed. naz. di mercoledì 28 settembre 2011

E’ da ieri che sui media è rimbalzata la notizia che domani sarà avviata una procedura di infrazione in sede comunitaria contro l’Italia, per la situazione dei rifiuti in Campania.
Tecnicamente, in base alle norme del Trattato, sarà la Commissione Europea, il vero governo dell’Unione, che, verificata l’inosservanza da parte del nostro Paese degli obblighi comunitari, notificherà una lettera di messa in mora con cui contesterà gli addebiti, invitando, entro un termine prefissato a rimuovere le situazioni contrarie alle disposizioni europee ed, in caso di inottemperanza, avvierà un procedimento contenzioso dinanzi la Corte di Giustizia Europea.
Quest’ultima stabilirà se violazioni alle regole vi sono state e, al di là del significato politico della decisione, potrà anchedisporre di sanzioni pecuniarie contro lo Stato.
E’ bene ricordare che l’Italia è già stata condannata nel 2010 sempre con riferimento allo stesso argomento ed in quell’occasione, con la sentenza n. 297-08, si sancì che in Campania non erano state adottate tutte le misure necessarie per assicurare che i rifiuti fossero recuperati o smaltiti senza pericolo per la salute dell’uomo e senza pregiudizio all’ambiente.
In pratica, la Corte sanzionò l’incapacità di organizzare un ciclo completo dei rifiuti.
Anche la contestazione prossima avrà sostanzialmente analogo oggetto, per cui secondo la Commissione, l’Italia è recidiva nel non rispettare i principi sopranazionali in materia di rifiuti.
Fermandosi alle apparenze, l’intervento europeo potrebbe sembrare ingiustificato; non vi è in questo momento una fase acuta di emergenza; a Napoli e nella provincia non vi sono certo i cumuli di spazzatura in strada, come capitato fino ad alcuni mesi fa, e la situazione appare nettamente migliore rispetto al passato.
In realtà, però, il fuoco cova sotto la cenere perchè i problemi strutturali restano in gran parte insoluti.
Il ciclo dei rifiuti previsto dalla legge regionale non si è affatto attuato; la differenziata, che a livello regionale sta migliorando nei numeri, è ben lontana, a parte alcune zone molto virtuose, dal raggiungere gli standard minimi; la termovalorizzazione riguarda solo una parte proporzionalmente non significativa dell’indifferenziato; il recupero attraverso compostaggio o altre pratiche ha percentuali bassissime e resta una grossa parte di spazzatura che finisce nelle discariche (alcune delle quali in via di esaurimento) o viene portata altrove.
E’ noto che una parte cospicua di immondizia dovrà partire per l’estero (l’Olanda a quanto è dato capire), dove sarà trattata attraverso incenerimento.
Si tratta, però, di una soluzione temporanea che non solo non è in grado di scongiurare rischi futuri, ma essa stessa è la dimostrazione di un ciclo che non si è affatto chiuso.
E questo avviene in un contesto che dal punto di vista normativo vede una situazione alquanto ingarbugliata, con competenze divise e sovrapposte fra regione, provincia e comuni e dal punto di vista della gestione pratica il manifestarsi di posizioni diametralmente opposte.
Da un lato il Comune di Napoli, che per voce del sindaco e dell’assessore del ramo, insiste nell’opporsi alla costruzione del nuovo termovalorizzatore, dichiarando di essere certi di poterne fare a meno grazie ad una raccolta differenziata da paesi scandinavi.
Dall’altro la Regione che, forte della sua competenza normativa sul punto, continua a ritenere indispensabile la costruzione di un nuovo inceneritore a Napoli, ma in concreto, poi, non riesce a far partire l’appalto.

Eppurel’esperienza recente, che ha visto muoversi in sintonia tutti gli enti locali, ha dimostrato che l’unione consente di ottenere risultati insperati; le tappe della Coppa America di vela, che sembravano essersi allontanate, si faranno, invece, nel golfo, con un grosso ritorno di immagine e con una discreta prospettiva di incentivare un’economia asfittica.

E perchè non sperimentare lo stesso metodo anche per i rifiuti?
E’ certamente possibile, mettendo da parte preconcetti ideologici e culturali, trovare una soluzione condivisa da tutti, che passi eventualmente attraverso la modifica della pessima legge regionale e che consenta definitivamente di uscire dall’emergenza, evitando l’ennesima figuraccia internazionale all’Italia.
Del resto i rifiuti sono certamente un enorme problema, ma possono diventare una risorsa, anche in termini economici ed occupazionali, se gestiti con intelligenza e nel rispetto delle regole.

Se gli olandesi da domani ed i tedeschi in passato hanno accettato la nostra spazzatura, sdegnosamente rifiutata da tante regioni del Centro Nord, non lo hanno certo fatto per sole ragioni di solidarietà, ma soprattutto perchè quella munnezza produceva ricchezza.
Ed è impossibile sperare che possiamo essere direttamente noi a trarre benefici dai rifiuti che produciamo?
  

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