“Operazione Penelope”, di Raffaele Cantone. Perchè Conoscenza è Libertà

Nel buio fitto della mancata conoscenza, in cui la società civile (vittima e carnefice, allo stesso tempo), vive prigioniera; nel tentativo di costruirsi una verità attraverso l’interpretazione di quelle ombre, cui la stessa società fa riferimento anche allo sciogliersi delle catene, appare talvolta una luce, potente, che alimenta in egual modo curiosità e paura.

Il nostro Paese ha vissuto e vive ancora, per certi versi, una stagione di mancata o superficiale attenzione al fenomeno mafie; come se bastasse parlarne, senza analizzare le concrete soluzioni (per poi realizzarle), senza affrontare la responsabilità di ciascun soggetto (in ambito politico); o fosse sufficiente riportare la notizia di questo, o quell’arresto, più o meno “eccellente” (il riferimento è al mondo della comunicazione).

“Operazione Penelope”, il nuovo lavoro del magistrato Raffaele Cantone (Mondadori editore 2012, per la Collana “Frecce”), si muove come una luce, che guida il lettore alla riflessione. Amaramente ironico, il titolo, chiaro riferimento ad una “lotta che rischia di non finire mai”, se le parole spese nelle sedi istituzionali più alte – come la tela di Penelope – vengono sgretolate nottetempo, per poi riapparire sotto forma di promesse sempre nuove, l’indomani.

I comitati di affari, le ecomafie, la corruzione; Cantone non dà alibi agli ignavi: li costringe nell’angolo delle responsabilità, con un ritmo incalzante, serrato; parole come saette, riflessioni che si susseguono appropriate, decise, nel suo caratteristico stile lucido e diretto. Le mafie che cambiano dinamiche, interessi, che non possono confinarsi in un determinato territorio, ma – e soprattutto in momenti di crisi economica come questo – sicure della propria liquidità, offrono i propri “servizi” a chiunque voglia accedervi; un pericolo evidente, quello rappresentato dai movimenti di quella “zona grigia” che troppo spesso cede alle lusinghe del sodalizio criminale, per avvantaggiarsi nei propri affari, accaparrarsi voti, risolvere questioni economiche o di altra natura. Le mafie che prosperano aiutate da taluni pezzi della società civile, dello stesso Stato, cui occorre attribuire precise responsabilità, nel disfacimento e la ricostruzione della tela di Penelope, metafora della lotta alle mafie sbandierata come uno spot e non realizzata. Agli arresti deve seguire altro: contrasto alla corruzione in primis; ed è tra le pagine 104-126, che si nasconde il “cuore” dell’interessantissimo libro di Raffaele Cantone, un capitolo interamente dedicato alla situazione attuale del Paese, che, sulle ceneri dell’inchiesta “Mani pulite”, in circa venti anni, non è stato capace di realizzare un sistema reale di prevenzione, repressione ed arginamento di questo sistema criminale, con un intervento legislativo ad hoc.

Un libro bello perché “umano”, scritto con la professionalità di un magistrato carico di una cultura giuridica immensa, che vive ogni giorno sulla propria pelle (paradossalmente, nel nostro bel paese civile!), il segno dell’impegno reale nel contrasto alle mafie; un uomo discreto ed equilibrato, che ama e rispetta come pochi, la toga indossata vent’anni e più orsono. Un libro che in un capitolo intenso, dedicato a chi muore di camorra, apre a chi legge, il cuore dell’autore; così come nel capitolo finale “Scrivere e parlare di mafia”, manifesta la grande ironìa di Raffaele Cantone, dote non comune, segno di raffinata intelligenza.

“Operazione Penelope” è un libro che apre la mente; uno scritto che non può non leggersi; un testo che garantisce 165 pagine di riflessione attenta e puntuale. Un libro che consigliamo a tutti.

Perché Conoscenza è Libertà.

 

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