23 maggio 1992 – 23 maggio 2012. “Parole e bagnati silenzi”, di Luciana Cusimano

di Luciana Cusimano – Università degli Studi di Palermo

Com’è triste il cielo oggi e che lacrime amare e salate piange, non c’è traccia del tiepido sole di maggio che è solito riscaldare i davanzali della bella e maledetta Sicilia, che esalta e riarde i colori intensi dei frutti che promanano dalla sua terra forte, bellezza, nuda e profana, oggi come 20 anni fa.

E fa freddo, un freddo surreale, atipico, pungente che ti penetra fin dentro le ossa e che ti fa avvertire più pesante questa tristezza che ammanta tutto, questa lentezza che rintocca in ogni movimento…

Dare un senso a questa giornata non sarà facile e le parole meno che mai serviranno a qualcosa. Questo grigiore pesa sul cuore, aggrava la testa annientando la capacità e la voglia di ragionare… di guardare oltre, troppe domande poche risposte, troppa retorica pochi fatti, troppe promesse poche proposte…

Di quel giorno serbo il ricordo di una bimba di 5 anni che non vedeva l’ora che arrivasse settembre per iniziare la scuola, tanto curiosa quanto attonita di fronte alle immagini del tg….” Mamma…. ma Capaci non è vicino Palermo? …Allora è stato qua vicino…..” Eh già, è stato proprio qua vicino, più vicino di quanto allora potessi capire e pensare, e più grave di quanto umanamente è comprensibile ed accettabile ancora oggi…oggi che la scuola l’ho quasi finita e la laurea è vicina. Quella laurea tanto agognata e voluta, la tua stessa laurea Giovanni e anche la tua Francesca, quella che nel segno del vostro sacrificio voglio portare in alto ed onorare al meglio tramutandola nel desiderio di servire questa Nazione ricompattando, insieme a quanti ancora disperatamente ci credono, quel poco di buono che ne rimane. Ed è nel tuo ricordo che voglio fare il magistrato minorile, Francesca….ma che te lo dico a fare, sei stata tu stessa che me lo hai suggerito, all’orecchio del cuore, un giorno, non ricordo bene quando, e quel desiderio non l’ho mai tradito e crescerà forte finchè non sarà esaudito.

Non riesco a continuare… le parole mi si bloccano sulla soglia del pensiero e si accumulano senza trovare il vigore necessario per uscire fuori e traboccare di emozioni… e per una come me questo è strano, molto.

E la pioggia si fa sempre più fitta e incessante e pare volere bagnare anche queste parole, riuscirà a lavare il dolore? O sono le vostre lacrime, la vostra commozione nel vedere chi siamo, come ci siamo ridotti, il destino verso il quale andiamo… e quanto sono strane queste gocce si seccano e bruciano senza bagnare il cuore, che possano almeno non essere spese invano, che ci riescano finalmente a rendere più fertile questa terra, di idee, di valori, che possano trascinare via la logica del compromesso e l’idea che la via più breve e quella che va percorsa.

Ma io, invece, ho sempre pensato che il cammino vero è quello lungo, difficile, duro, irto di difficoltà che sa di polvere e sassi e sangue e sudore, come il vostro, come quello che voglio percorrere io, sapendo di non essere sola perché forti stelle mi guidano da lassù…sempre…anche a dispetto di questa pioggia incalzante e appiccicosa.

Perché il vostro sacrificio non ha rappresentato la fine ma lo scaturire di un nuovo inizio per molti, lo sgorgare della speranza che livelli elevati nel contrasto al male si possono raggiungere e che quanto fatto non è mai vano ma rappresenta l’anello di una catena che va proseguita e rinsaldata nei suoi legami, inutile da sola, essenziale nel suo insieme. E questa consapevolezza mi fa pensare che l’odore di questi codici allineati davanti a me non sarà più solo di carta e di stampa, ma di vita che vive, di Legge che si fa carne, di realtà che si traduce in certezza… che non sono solo parole ma umanità che tesse relazioni e che anela al Giusto e al Vero.

E non mi sento più così triste e intirizzita, guardo il cielo e mi accorgo che in quel grigio c’è uno spruzzo di sereno, i vostri sguardi benevoli che mi salutano e che mi sorridono…ora e ad ogni ora….

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