“Tre morti in un giorno, il Far West napoletano” – Raffaele Cantone, ne Il commento, su Il Mattino di Napoli, ed. naz. di mercoledì 27 giugno 2012

Nelle ultime ore, i quartieri periferici di Napoli sembrano essere divenuti una sorta di Far West, con tre morti ed un ferito ricoverato in ospedale.
A Ponticelli, un giovane di ventun anni è morto in ospedale dopo essere stato ferito da colpi di arma da fuoco e nella stessa struttura sanitaria è stato ricoverato un ventitreenne, perchè accoltellato.
A Casoria, un barista incensurato è stato ammazzato mentre apriva il suo esercizio commerciale, colpito da proiettili destinati ad altra persona.
A Miano, infine, un giovane di poco più di diciotto anni, ma noto alle forze dell’ordine e con precedenti per fatti di droga, è stato ammazzato in un chiaro agguato camorristico.

Nell’elenco è inevitabile ricomprendere i due morti ammazzati qualche giorno fa in un altro quartiere periferico cittadino e cioè Barra; sono stati crivellati in pieno giorno, con un agguato anch’esso che rimanda alle tecniche camorristiche, un pregiudicato ritenuto affiliato ad un clan della zona ed un ventottenne, che probabilmente aveva avuto quale sua unica colpa quella di intrattenersi con la persona sbagliata nel momento sbagliato.
Fatti di sangue che sono, secondo le ricostruzioni fornite dai mezzi di stampa, non solo fra loro assolutamente autonomi gli uni dagli altri e che sembrano avere moventi assolutamente non riconducibili a logiche unitarie.
I due episodi di Ponticelli potrebbero essere scaturiti da liti per motivi estranei alla camorra; certamente di stampo camorristico, invece, sono gli omicidi di Miano e Barra e molto probabilmente a questo filone è ascrivibile la ancora nebulosa vicenda di Casoria.
Senza voler assolutamente mancare di rispetto alle vittime ed ai loro familiari, quest’ultima considerazione potrebbe cinicamente persino giustificare un sospiro di sollievo; non ci sarebbe nessuna faida in atto e, quindi, nessun rischio concreto di escalation criminale.
Ed invece, io credo, che l’autonomia dei singoli fatti delittuosi sia di per sè un enorme campanello d’allarme, capace di dimostrare il punto a cui è giunta la violenza in quelle (non una sola, quindi) periferie cittadine, in cui, malgrado l’indiscusso impegno ed abnegazione, le forze dell’ordine non hanno più (quantomeno il totale) controllo del territorio. Evidenziano, in modo inequivocabile, la disponibilità di (e la facilità a procurarsi) armi da fuoco e bianche, senza che la prevenzione riesca ad essere efficace.
Gli omicidi di Barra e di Miano sono anche (purtroppo) il segnale di vitalità dei clan della zona; i capi o gli aspiranti tali non sentono non sentono remora alcuna a soffocare nel sangue tradimenti, sconfinamenti ed altre violazioni delle regole del sistema, rendendo quelle periferie vere e proprie enclavi controllate dalle organizzazioni camorristiche.
Ma l’analisi fredda e oggettiva proposta, più o meno corretta che sia, rischia di far perdere di vista, in una logica di generale assuefazione, il vero aspetto di gravità dei fatti descritti e di strozzare in gola quell’urlo di indignazione che essi meriterebbero.
Non si sta, infatti, discutendo soltanto (?) di brutali omicidi, ma di vittime giovanissime; degli episodi ultimi 4 su 7 sono giovani che avevano meno di trent’anni e quello di Miano aveva un’età che consente di considerarlo poco più di un ragazzo. E non è retorico nè banale ricordare che se (forse) fosse nato in altri quartieri della città, oggi probabilmente si starebbe godendo la fine della scuola o starebbe preparandosi per gli esami di maturità.
Non bisogna essere indovini per poter tratteggiare un probabile profilo familiare e personale della vittima, identica a quella dei tanti ragazzi coinvolti nelle attività criminali connesse allo spaccio di Secondigliano; assenza o limitatissimo livello di scolarità, famiglie con enormi problemi alle spalle, vissute in contesti di totale ed assoluto degrado, in cui servizi sociali ed assistenza sono parole sentite probabilmente solo in qualche campagna elettorale.

Ed è meglio non illudersi, il ragazzino di Miano non è stato il primo e non sarà l’ultimo perchè è da tempo che a Secondigliano i baby killer ed i baby affiliati sono divenuti la manovalanza criminale tipo, nel disinteresse generale!
Al prossimo arresto di uno di loro o al prossimo omicidio, si continuerà ad annoverarli fra i numeri della statistica, pur sapendo che si tratta di pedine su di una scacchiera, mosse da altri che si arricchiscono a dismisura ed investono chissà dove.
E quando accadrà saranno non pochi che penseranno che tutto sommato è un fatto fisiologico di cui non preoccuparsi più di tanto!

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