“Il governo guidi i vespri napoletani” – Raffaele Cantone, ne Il Commento, su Il Mattino di Napoli, ed. naz. di giovedì 30 agosto 2012

L’omicidio di Gennaro Ricci ed il ferimento (per fortuna, con conseguenze lievi) dei suoi due accomapgnatori, avvenuto l’altra sera nella famigerata Vela celeste, apparteneva, dal punto della prevedibilità statistica, alla categoria degli eventi altamente probabili, da considerarsi prossimi alal certezza. Certo, nessuno avrebbe potuto dire chi sarebbe caduto e dove.
Ma un morto ammazzato a Scampia si dava quasi per scontato. L’omicidio di Terracina di Gaetano “Mack Kay” Marino, per le sue modalità – commesso in modo eclatante, contro una persona che, malgrado la notoria cautela, era andato tranquillamente incontro ai suoi sicari – rendeva chiarissimo che gli equilibri criminali, da tempo labilissimi, si erano definitivamente rotti. Tale dato era stato poi confermato il giorno dopo da Gianluca Giugliano, un pregiudicato latitante della zona che era corso a costituirsi per paura di essere lui il successivo bersaglio ed aveva cominciato quella che si spera essere una proficua collaborazione.
L’allarme era stato poi rilanciato da magistrati ed investigatori; in una intervista il coordinatore della Dda di Napoli, il procuratore aggiunto Pennasilico, aveva con toni inusitatamente duri, parlato di rischio concreto ed effettivo di un’escalation criminale e quell’analisi era stata poi rilanciata e confermata dal procuratore capo, Colangelo.

I bambini delle Vele di Scampia – Mauro Pagnano Photographer

Anche i segnali provenienti dal territorio indicavano sul barometro “tempi cattivi”; il Mattino aveva raccolto le preoccupazioni di molti genitori della zona che, sia pure in modo anonimo, avevano preavvertito che all’apertura delle scuole non avrebbero fatto andare i figli; e questo per paura che restassero coinvolti in sparatorie o agguati. Una precauzione tutt’altro che ingiustificata visto quanto era avvenuto nel periodo del terrore della prima guerra di Scampia di metà anni 2000, con episodi di violenza inusitati e morti anche di soggetti estranei ai contesti mafiosi.
Ed ora? Come evitare nuovi omicidi annunciati o il ripetersi di una faida? E’ assolutamente inutile e controproducente tentare anche solo di imbastire polemiche su quello che si poteva fino ad oggi fare perchè gli organismi deputati alla sicurezza locale hanno messo in campo (e certamente lo faranno ancora di più nei prossimi giorni) tutte le forze disponibili, in un periodo di tagli pesantissimi alle risorse ed al personale. E’ difficile ci possa essere una risposta giudiziaria immediata: per ottenere risultati investigativi, con eventuali arresti, bisogna trovare prove certe che richiedono tempi tecnici fisiologici. E’ necessario, infatti, districarsi in una realtà criminale difficilissima, in cui i cambi di casacca ed i tradimenti sono all’ordine del giorno. Ancora, infatti, non è chiaro se questo secondo omicidio sia la risposta ai fatti di Terracina o l’avvio di uno sterminio unilaterale; si dovranno raccogliere necessari riscontri alle dichiarazioni di Giugliano e sviluppare il pregresso materiale investigativo certamente disponibile, perchè rispetto al passato il livello di conoscenza di ciò che accade a Scampia è sicuramente maggiore.
Diventa, quindi, assolutamente necessario un intervento di natura preventiva che non può che venire dal governo cui spetta la politica in materia di sicurezza. La criminalità organizzata è un’emergenza cronica, che ha un andamento non dissimile dello spread e può in ogni momento schizzare verso picchi inattesi.
E’ ineludibile che si adottino tutte le misure che gli apparati di sicurezza locali ritengano utili ed indispensabili, rinforzando numericamente le forze di polizia sul territorio e se del caso inviando anche l’esercito, se serve per pattugliare le zone calde.


Si è consapevoli che quello richiesto è un intervento emergenziale che non ha alcuna efficacia risolutiva. Tappa le falle e nient’altro mentre Scampia, ed il suo sistema rodatissimo di spaccio, non sono, purtroppo, un problema contingente ma una ferita ormai divenuta, per prolungata trascuratezza, putrescente, per suturare la quale non solo serve mettere in campo un sistema di repressione che non abbia soste ma sopratutto cominciare a bonificare il contesto sociale, che produce manovalanza criminale a getto continuo.
Oggi, però, è necessario mandare un segnale anche dal punto di vista simbolico inequivocabili. Non si può certo stare ad aspettare nuovi morti, iniziando il conto sul pallottoliere nè consentire di considerare la periferia Nord della città una zona franca o, peggio ancora, uan sorta di area extraterritoriale in cui si può ammazzare impunemente. Da domani in poi sarà, del resto, molto più difficile non essere considerati responsabili (ovviamente sul piano morale) di ciò che potrebbe avvenire!

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...