“I ministri ora vengano tra le Vele della morte” – Raffaele Cantone, ne Il commento, su Il Mattino di Napoli, ed. naz. di lunedì 10 settembre 2012

Alle 2 e 45 di ieri mattina a Scampia si è tornati a sparare e ad uccidere. Mentre usciva da un bar, ancora aperto a quell’ora, è stato falciato, con proiettili rinforzati perchè non avesse scampo, Raffaele Abete.
Si tratta, secondo quanto si legge dalle prime cronache, di un pluripregiudicato della zona, ma sopratutto del fratello di Arcangelo, attualmente detenuto, ritenuto uno degli esponenti di punta del gruppo degli scissionisti.
Il pensiero corre immediato al 23 agosto quando a Terracina era stato ammazzato, con un delitto eclatante avvenuto nei pressi di una spiaggia affollatissima, un altro fratello “eccellente”, Gaetano Marino, germano anche lui  di un boss detenuto, Gennaro, detto McKay, già leader degli scissionisti e avvicinatosi nell’ultimo periodo al nuovo gruppo camorristico, noto come i Vinella Grassi. Evidentemente, ieri, questi ultimi si sono vendicati scegliendo con attenzione l’obiettivo; hanno rispolverato, cioè, un preciso e barbaro rituale tipico della legge del taglione.
Del resto, c’è davvero poco da stupirsi; si sono avverate le previsioni – in verità molto semplici – di chi dopo l’omicidio di Marino (e quello di qualche giorno dopo di Gennaro Ricci), paventava la probabilità di altri fatti di sangue.
Il delitto di ieri certifica definitivamente un dato: una nuova faida è in atto la cui entità, ovviamente, non è in nessun modo prevedibile. Allo stato, è ancora ingiustificato e allarmistico il paragone con quella vera carneficina che avvenne a Scampìa a metà degli anni 2000; i gruppi camorristici della zona sono oggi oggettivamente molto più deboli di quanto non lo fossero negli anni scorsi e gli equilibri di potere criminale, nella loro totale instabilità, possono in qualunque momento mutare e determinare la fine della contesa. Sarebbe, però, da irresponsabili non alzare al amssimo il livello dell’attenzione; è altamente probabile, infatti, che altri fatti di sangue accadano in zona.
Nei giorni scorsi si era avuta l’illusione che Scampia fosse stata posta in stato di assedio dalle forze dell’ordine; prima c’era stato un blitz dimostrativo con oltre 400 uomini in campo che, pur avendo prodotto risultati modesti (il sequestro di tre panetti di hashish), era stato molto pubblicizzato da media e rimarcato come un primo passo per la riconquista del controllo del territorio da parte del ministro dell’Interno, Annamaria Cancellieri. Poi, ieri, il Mattino aveva riportato la notizia delel difficoltà dei clan, costretti a dimezzare gli stipendi perchè i controlli a tappeto stavano creando problemi allo spaccio.
Evidentemente, si trattava di un’impressione, almeno in parte, inesatta; non si può, infatti, dare torto al presidente della municipalità, l’avv. Pisani, che rimarca come sia difficile credere che il territorio sia super presidiato quando avviene un omicidio nei pressi dell’unico bar aperto di notte in zona, che, quindi, avrebbe dovuto essere ipercontrollato. Le polemiche, però, non sono nè utili, nè produttive e rischiano di essere ingenerose verso quelle forze di polizia che in questo periodo stanno comunque profondendo uno sforzo enorme in relazione agli scarsissimi mezzi a disposizione e che negli ultimi anni hanno portato a risultati comunque considerevoli.
Bisogna, però, prendere atto che quanto messo in campo non basta e che va fatto di più e meglio.
Vanno probabilmente evitate altre azioni eclatanti, come il blitz di qualche giorno fa, che poi rischiano di restare solo nelle immagini di repertorio della tv e, invece, dosare meglio le forze in campo, organizzando i servizi in modo da coprire più territorio possibile nelel ventiquattro ore.
Ed è indispensabile uno sforzo ulteriore del governo.

Il presidente Monti, che in una efficace intervista di alcuni giorni fa a questo giornale e poi nell’intervento alla Fiera del Levante a Bari, si è dichiarato sensibile rispetto ai tanti problemi del Sud, adesso en ha uno su cui intervenire, che non può essere risolto con piani di lungo periodo o solo con l’impegno dei meridionali.
Chieda al ministro Cancellieri di venire personalmente e al più presto a Napoli, questa volta senza delegare altri a rappresentarla; come si dice in gergo, “ci metta la faccia”, accompagnando il dato simbolico della presenza del responsabile della sicurezza nazionale, all’impegno concreto di aumentare le forze in campo, dando, se necessario, anche la disponibilità all’invio dell’esercito.
C’è bisogno, infatti, di fatti concreti e immediati, senza tentennamenti e senza rinvii.   

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