“L’appello ascoltato e l’omertà da battere” – Raffaele Cantone, su Il Mattino di Napoli, ed. naz. di sabato 20 ottobre 2012

Con il passare dei giorni si delinea sempre più con precisione l’incredibile ragione della morte del giovane Pasquale Romano.
Fa accapponare la pelle il solo scriverlo; Romano sarebbe stato scambiato per uno spacciatore che abita in zona Marianella, forse nello stesso palazzo della fidanzata; aveva, cioè, le fattezze fisiche somiglianti a un uomo collegato ai clan di Scampia che doveva essere colpito in connessione, probabilmente, con l’altro brutale omicidio dei giorni scorsi, avvenuto in un garage non lontano.
Non è la prima volta, purtroppo, che nel corso di una guerra di camorra sono colpite vittime innocenti; in questo caso, poi, si trattava di un’eventualità che appariva ancora più drammaticamente possibile, visto che nella faida di Secondigliano, i killer che stanno sparando sono giovanissimi, tanto feroci quanto inesperti, certamente in balia della cocaina.
Scaricare ben 14 colpi su un giovane assolutamente inerme, non può che essere spiegato in questa prospettiva. E’ un episodio, però, che non può e non deve rimanere relegato nelle fredde statistiche; non perchè i morti non siano tutti uguali e debbano distinguersi fra buoni e cattivi, ma perchè va letto come una vera e propria sfida allo Stato, lanciata da questo brutale manipolo di delinquenti che sta mettendo a nudo il livello di insicurezza raggiunto in quelle periferie cittadine, nemmeno particolarmente degradate.
E la prima risposta, anche per rispetto alla morte di Pasquale, non può che essere l’indignazione che deve farsi sentire forte; e bene ha fatto ad esprimerla con nettezza nel fondo di ieri il direttore Cusenza, chiedendo al responsabile dell’ordine pubblico nazionale, il ministro dell’Interno, di fare ancora di più, per arginare questa insopportabile scia di sangue. E il ministro, raccogliendo l’invito e rispondendo anche all’accorato appello della madre della vittima, è venuto ieri a Napoli in visita privata proprio a casa dei genitori di Pasquale, per testimoniare una vicinanza concreta delle istituzioni nazionali.
Ma dopo l’indignazione necessaria, bisogna capire cosa fare, tenendo conto che la guerra di camorra prosegue da mesi e che lo scenario sul campo è abbastanza chiaro.
Sotto un primo aspetto, va rimarcato un dato; nell’ultimo vertice napoletano, i ministri avevano promesso di fare la loro parte, ma anche chiesto ai cittadini napoletani uno scatto d’orgoglio ed una presa di distanza netta rispetto a quanto avviene. La manifestazione organizzata con grande tempestività da associazioni e movimenti,a  cui ha partecipato mostrando dolore e compostezza anche la fidanzata di Pasquale, è stato un segnale che va nel senso auspicato senza essere stato assolutamente offuscato dalle troppe finestre chiuse al passaggio del corteo di manifestanti, sintomo preoccupante di quell’omertà e paura che persiste.

Striscione ai funerali di Pasquale Romano
Mauro Pagnano photographer (c)

In questa prospettiva, sia la visita del ministro Cancellieri ai familiari del giovane, sia le presenze istituzionali in chiesa ai funerali (dai sindaci, al questore, al prefetto che ha ritenuto di essere presente quale suo ultimo atto napoletano), sono un ulteriore segnale incoraggiante; le istituzioni che chiedono ai cittadini di esporsi, devono poi saper dimostrare vicinanza e solidarietà. Se i cittadini hanno cominciato a fare la loro parte, adesso la palla passa nel campo delle istituzioni e delle forze dell’ordine.
Sul piano squisitamente operativo, l’aumento provvisorio dell’organico della polizia di 200 unità sta dando qualche primo frutto; le principali piazze di spaccio sono ormai presidiate e questo sta, se non impedendo, certamente rendendo più complicato lo smercio della droga e paradossalmente spostando altrove, nei quartieri limitrofi che non beneficiano dei medesimi dispositivi militari, i raid omicidi degli uomini dei clan.

E’ evidente che gli sforzi non bastano e devono essere moltiplicati; non ci saranno ulteriori aumenti di organico, impossibili per ragioni di bilancio; bisogna, quindi, concentrarsi sugli obiettivi più importanti; ci sono personaggi legati ad entrambi i gruppi in lotta, dal curriculum criminale solo apparentemente minore, in qualche caso latitanti, che costituiscono i commando che sparano. Le forze dell’ordine li hanno individuati e devono assolutamente arrestarli; fermare la scia di sangue, evitare altri omicidi è quanto ha chiesto la madre di Pasquale ed è il tributo migliore per dimostrare che le istituzioni battono un colpo, non solo sul piano simbolico.

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