“Quando cade il tabù nel fortino di Gomorra” – Raffaele Cantone, su Il Mattino di Napoli, ed. naz. di sabato 10 novembre 2012

Ieri sera, la marcia silenziosa per ricordare le vittime innocenti della camorra ha visto una discreta partecipazione popolare con tanti cittadini comuni accanto alle associazioni antimafia, che finalmente a Napoli stanno dimostrando sempre più forza e radicamento.
C’erano tanti familiari delle vittime, tra cui la fidanzata di Pasquale, l’ultima in ordine di tempo di questo, purtroppo, lungo e drammatico elenco di morti. Erano presenti rappresentanti delle istituzioni, della chiesa cattolica e delle chiese luterane, ortodosse, evangeliche, valdesi e battiste e persino una delegazione di buddisti.
Già questi elementi rappresenterebbero un segnale positivo, che fa ben sperare: una città che non si chiude in se stessa e che soprattutto non vuole dimenticare.
Nell’ambito di questa manifestazione, c’è stato anche un fatto ulteriore che merita di essere rimarcato e che ha caricato l’evento di un significato ancora più alto.
Il cardinale Crescenzio Sepe, che ha partecipato alla marcia, all’inizio della stessa ha detto con fermezza parole che è opportuno riportare testualmente: “chi semina morte raccoglierà solo morte. Se gli uomini dei clan non si pentono, così ho detto ai miei sacerdoti, non potranno entrare in chiesa neanche da morti”.
Sono affermazioni che al distratto lettore potrebbero persino passare come una frase rituale scontata e che, invece, rappresentano una svolta che non si esagera se si definisce epocale, soprattutto se il cardinale tradurrà – come è quasi certo che accadrà – queste parole in istruzioni cogenti per tutti i suoi sacerdoti.
Verrà infatti messa in discussione un’usanza tipica della nostra città e provincia: l’utilizzo dei funerali di uomini di camorra come un’ostentazione di potere utile più che per onorare il defunto, soprattutto per i familiari e per i membri del clan rimasti in vita.

Napoli – Marcia silenziosa interconfessionale per le vittime innocenti di camorra (foto da Il secolo XIX)

Quelle parole possono diventare uno spartiacque che allontana dalla chiesa ufficiale quella pseudo religiosità dei camorristi che altro non è che ritualità sostanzialmente pagana.

E bene ha fatto il cardinale a pronunciarle in una manifestazione in cui si ricordava un giovane morto, senza colpa alcuna; rimarca, infatti, con chiarezza dove si posiziona la chiesa, mandando, si spera, definitivamente in soffitta atteggiamenti spesso al limite della compiacenza manifestati purtroppo in più occasioni e anche di recente da singoli sacerdoti.
Alle parole bisognerà, ovviamente, far seguire i fatti e far rispettare questa sorta di editto che non deve restare una mera esternazione dettata eventualmente dal’emozione del momento.
Si può, anzi, chiedere al cardinale ancora di più; stabilire che ogni genere di ritualità religiosa, dai matrimoni, ai battesimi, alle cresime, non si trasformino per certi personaggi in sfoggio di potere!
I sacramenti non possono di certo essere negati a nessuno da parte di una chiesa il cui credo è fondato sulle parole di Gesù che concesse salvezza e paradiso al buon ladrone pentitosi in punto di morte; ma chi crede davvero alla forza salvifica dei sacramenti non deve certo accompagnarli e festeggiarli con eclatanti manifestazioni esteriori.

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