“La solita cura anti-camorra non basta più” – Raffaele Cantone, ne L’analisi, su Il Mattino di Napoli, ed. naz. di giovedì 6 dicembre 2012

Ieri a ora di pranzo si è definitivamente certificata un’escalation nella guerra di camorra di Scampia che giustifica a pieno titolo la qualificazione di “nuova faida”.
Quando, alcuni mesi fa, subito dopo l’omicidio di Gaetano Marino, consumatosi a Terracina, in spiaggia, in pieno giorno e dinanzi a centinaia di persone, il procuratore aggiunto di Napoli, Sandro Pennasilico, parlò del rischio di una faida con tratti simili a quella del 2004-2005, a molti (me compreso), sembrò un’esagerazione.
La mattanza di quegli anni pareva irripetibile; le condizioni criminali erano cambiate; i clan che gestiscono lo spaccio – mai interrotto, ma certamente ridotto sono obiettivamente meno potenti e gli apparati investigativi sono decisamente più forti sul piano informativo e su quello del controllo del territorio. A Scampia e nell’intero quartiere di Secondigliano è certamente cresciuta una società civile che, con piccoli gesti e con l’impegno quotidiano, sta dando segni di discontinuità rispetto ai criminali.
Quest’analisi – che continuo a considerare corretta – deve però fare i conti oggi con gli ultimi avvenimenti.

Omicidio_Scampia_AsiloL’omicidio ieri del cinquantenne pluripregiudicato nel cortile di una scuola materna denota che, pur di colpire l’obiettivo, i killer non temono non solo di entrare in un luogo che, secondo rituali del passato sarebbe stata “zona franca”, ma di mettere a rischio la vita di bambini piccolissimi.
E se ne infischiano del clamore mediatico che la notizia avrà (sia pure per poche ore), su tutti i tg e i giornali nazionali; il risultato (cioè la morte di un nemico), prima di tutto!
Questo eclatante delitto segue uno di quattro giorni fa di un giovane scaricato come un pacco su una strada molto trafficata che collega Napoli con la periferia degradata; un giovane, tra l’altro, figlio di una famiglia borghese di un quartiere bene della città. Ma soprattutto l’episodio di ieri va letto sulla scorta delle notizie apparse in settimana sui giornali (quasi soltanto locali), trapelate dalle indagini, tempestive e efficaci, delle forze dell’ordine e della magistratura sull’omicidio di Pasquale Romano. Secondo quanto si è accertato, il vero obiettivo dei killer, collegato a uno dei clan in conflitto, avrebbe dovuto essere colpito grazie alla complicità di una donna, zia della fidanzata e quindi persona di famiglia; una scena che sembra ricordare quelle viste nella pellicola Gomorra. Un errore della donna (non avrebbe mandato il tempestivo sms!), sarebbe costata la vita a Pasquale, estraneo a ogni logica criminale, che quella sera aveva come unico obiettivo giocare una partita di calcetto fra amici.
Il killer avrebbe anche confessato a un amico che una volta cominciato a sparare non riesce più a fermarsi: non è, quindi, in grado di capire se l’obiettivo contro cui si accanisce sia davvero quello prefissatosi. Nella dinamica dell’omicidio Romano e in quella di ieri della scuola Montale si intravedono gli argomenti a sostegno dell’affermazione del procuratore napoletano, senza nemmeno contraddire quelli di segno contrario. Questa guerra viene da clan più deboli certamente e senza una leadership credibile e carismatica, ma quelli che sparano sono gente fuori controllo, strafatti di cocaina, giovanissimi pronti a cambiare schieramento e ad ammazzare chi, fino a dieci minuti prima, era con loro a mangiare, spacciare o sparare. Sono veri e propri ordigni umani, pericolosissimi come mine antiuomo, capaci di ogni genere di danni collaterali!
E rispetto a questo scenario le logiche tipiche delle indagini antimafia – che richiedono tempi fisiologici per provare le responsabilità penali – rischiano di non apparire efficaci nel breve periodo.
C’è da attendersi nell’immediato – per quel moto di momentanea indignazione, connesso all’avere la notizia varcato il Garigliano – annunci di nuove misure per un migliore controllo del territorio che si tradurranno nel mettere ancor più sotto pressione le forze di sicurezza e investigative già in campo, visto che è ben difficile pensare che oggi, contraddicendo le affermazioni di ieri, si arrivi a rinforzi sostanziosi o all’invio dell’esercito per presidiare Scampia.

Non so perchè, ma, mentre scrivo, mi frulla in mente un’amarissima (e troppo spesso attuale) frase dello storico latino Tito Livio, riferita alle non certo recenti guerre puniche: “dum Romae consulitur, Saguntum expugnatur”.

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