“Morire di camorra in attesa dell’esercito” – Raffaele Cantone, su Il Mattino di Napoli, ed. naz. di mercoledì 19 dicembre 2012

A Soccavo, quartiere di Napoli, è stato freddato come un boss di primo piano il ventiquattrenne Pasquale Vigilia, già con precedenti penali, ma soprattutto figlio di uno dei presunti capi del clan del quartiere, i Grimaldi.
Si tratta di un delitto che segue gli episodi di alcuni giorni fa a Scampia, quando è stato fatto esplodere un ordigno che ha ferito dei ragazzini, ma che poteva causare una strage ed un altro è stato sequestrato dalle forze dell’ordine, già pronto all’uso. Sia ben chiaro: fra i vari fatti non c’è legame alcuno, ma questa considerazione, lungi dall’apparire rassicurante, deve far alzare la guardia.

CAMORRA: FIGLIO BOSS UCCISO CON COLPI ALLA TESTAE’ la dimostrazione plastica che non vi è un solo fronte criminale aperto in città: non si decide di ammazzare il figlio di un esponente camorristico di spessore a cuor leggero. La criminalità organizzata cittadina, del resto, divisa in clan operanti in singoli quartieri e gelosissimi del controllo del proprio territorio è per sua natura caratterizzata da un’instabilità che genera continue esplosioni di violenze; anche nei contesti cittadini dove la strabica attenzione mediatica non si sofferma covano sotto la cenere tensioni capaci in ogni momento di degenerare.
Mi guardo bene dal dire che esiste un caso criminalità che investe l’intera città; escludendo la faida in atto, altrove non c’è, nè più nè meno, di quanto (purtroppo) normalmente accade. Queste tensioni criminali in vari quartieri si aggiungono – e anche questo non può essere negato – ad un livello di insicurezza che serpeggia in molti altri contesti cittadini e che, anzi, aumenta in concomitanza con i periodi di festività che registrano un incremento di reati predatori.
E qui veniamo al punto: il ministro Cancellieri, nell’ultima sua visita napoletana, dopo l’eclatante omicidio nel cortile di una scuola, ha promesso l’invio dell’esercito, ribadendo questo suo voto qualche giorno fa. Ha precisato che i militari non dovrebbero presidiare Scampia, ma essere utilizzati altrove per liberare risorse delle forze di polizia da destinare al contrasto dei clan impegnati nella faida. C’è però una preoccupazione: la fine del governo tecnico, ad oggi non ancora certificata dalle dimissioni del premier Monti, può vanificare l’aspirazione; quella sorta di “sciogliete le righe” in atto, potrebbe far venir meno l’appoggio dell’intero esecutivo per una scelta comunque di peso e responsabilità.

Ed allora ecco l’invito: il ministro, che ha dimostrato coraggio nello sciogliere per infiltrazioni mafiose un numero di amministrazioni locali senza precdenti recenti (25 ad oggi, ma il numero potrebbe ancora salire nei prossimi giorni), si assuma subito la responsabilità.
Approvi l’invio di un contingente di militari e disponga anche che un certo numero sia messo a difesa di scuole ed edifici pubblici di Scampia. Tutti sappiamo che l’esercito non è la medicina risolutiva, ma può certamente aiutare a rendere la città più sicura in un momento in cui vari focolai di violenza preoccupano non poco. 

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