“Il coraggio di dire basta”, l’Editoriale di Raffaele Cantone su Il Mattino di Napoli, ed. naz. di mercoledì 2 gennaio 2013

Ascoltare il notiziario di inizio d’anno ha il sapore di refrain.
E’ quella sorta di bollettino di guerra, con l’indicazione di feriti, spesso anche gravi, ed in qualche caso persino di morti conseguenti agli incidenti per l’uso dei petardi per i festeggiamenti di fine d’anno.
Non c’è nemmeno bisogno poi di sentirlo con attenzione o fino in fondo per scoprire in quale luogo d’Italia i numeri siano stati più elevati o i fatti si siano connotati di maggiore gravità; si tratta certamente di Napoli e della Campania. 
Ed anche ieri non si è smentita una previsione su cui nemmeno il più accanito dei giocatori d’azzardo sarebbe disposto a giocare un centesimo; nella nostra regione ci sono stati due morti e molti feriti a causa dell’indebito uso di botti pericolosi, forse anche vietati.
E non si può certo dire che sull’argomento siano carenti le campagne di sensibilizzazione e di informazione; sono anni, che il mese di dicembre i media dedicano ampi spazi all’argomento, anche facendo intervenire esperti vari (dai chirurghi ortopedici agli artificieri e agli esponenti delle forze dell’ordine), per spiegare ai cittadini i rischi gravissimi dell’utilizzo dei fuochi vietati. Questa meritoria attività viene persino portata nelle scuole, perchè si comprenda quali possono essere le conseguenze nell’uso di quei veri e propri ordigni esplosivi che quasi sempre vengono persino simpaticamente denominati con il nome di calciatori famosi del Napoli, sopratutto bomber capaci di segnare reti memorabili.

Botti killerE non va nemmeno sottaciuto che le forze di polizia sequestrano nel periodo prefestivo kilogrammi di fuochi illegali tali ad allestire una vera santabarbara.
Ad ogni inizio anno, poi, ci si interroga su cosa altro si sarebbe potuto e dovuto fare per evitare quanto già avvenuto; si fanno analisi e si indicano correttivi per il capodanno successivo, che però cadono velocemente nel dimenticatoio.
Aggiungerò quest’anno anche il mio pensiero, anche se sono consapevole che rischia di finire in un’antologia dei buoni proponimenti del 2 gennaio!
L’analisi del perchè di quanto accade è presto fatta; la causa principale va ricercata nei comportamenti a volte imprudenti, ma spesso anche criminali di alcuni cittadini; chi vive nella provincia napoletana sa bene quanti – a volta persino legittimi titolari di porto d’armi, in qualche caso persino per ragioni professionali!! – usino armi vere per festeggiare, dimostrando, però, soltanto di essere stupidi, ignoranti e spesso soltanto ubriachi.
Un’altra è certamente il proliferare della vendita abusiva di fuochi pirotecnici in periodo prenatalizio; in provincia o nei quartieri popolari si moltiplicano pseudo bancarelle tollerate anche da chi le regole dovrebbe farle rispettare. E non credo di essere monomaniaco, se aggiungo che in molti casi queste postazioni per strada sono gestite o garantite da persone legate ai clan, che in tal modo garantiscono a qualcuno una sorta di tredicesima, ovviamente ottenendo la loro percentuale. Soprattutto da queste che vengono venduti i botti più pericolosi, ovviamente costruiti da fabbriche più o meno legali, ma evidentemente scarsamente controllate!

Ed allora, seppure non sono e non sarò mai un amante della repressione e continuo a credere fermamente che certi cattivi costumi debbano essere cambiati attraverso l’educazione, mi sto sempre più convincendo che accanto alle meritorie (e sempre indispensabili) campagne informative, debba esserci un’attività sanzionatoria molto più determinata, che svolga essa stessa funzione paideutica; se vogliamo far capire che certe cose non si fanno, dobbiamo poi davvero punire chi le pone in essere.

E quindi mi chiedo se non sia il caso di provare ad adottare una sorta di “tolleranza zero”; in primo luogo contro gli abusivi che non possono essere sempre considerati poveri cristi che guadagnano “la giornata”. Poi punendo più severamente non solo chi vende i botti illegali, ma anche chi li acquista. L’idea potrebbe essere questa: i petardi che hanno più di un certo quantitativo di polveri da sparo, siano equiparati in tutto e per tutto ad esplosivi e trattati anche dal punto di vista penale come tali. Andrebbe, poi, vietato nei momenti del festeggiamento, l’utilizzo delle armi per sparare anche in aria con sanzioni molto più serie di quelle attuali, prevedendo, ad esempio, l’arresto anche fuori dalla flagranza; ormai basta un telefonino per immortalare una tal bravata e formare una prova inoppugnabile! A chi si macchia di comportamenti illegali, andrebbero confiscate le armi, anche se legittimamente detenute, e revocata definitivamente l’autorizzazione al porto o alla detenzione.
Basteranno queste piccole (ma significative) modifiche? Forse no, ma far finta di scandalizzarsi solo il 2 gennaio, limitandosi a registrare pigramente e stancamente i numeri dei morti e dei feriti non mi sembra soluzione migliore!

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