“La stagione dei veleni” – Raffaele Cantone, su Il Mattino di Napoli, ed. naz. di giovedì 10 gennaio 2013

Il presidente della commissione Antimafia, Beppe Pisanu, ha depositato la relazione sugli accertamenti effettuati sulla vicenda, ormai divenuta famosa anche ai non addetti ai lavori, della trattativa Stato-mafia.
Si tratta probabilmente dell’atto più importante della commissione di inchiesta e sul quale erano concentrate molte attese anche dei comuni cittadini.
Da mesi, infatti, i media raccontano questa “storia” attingendo a piene mani dalle indagini effettuate dalla Procura della Repubblica di Palermo; negli ultimi giorni essa sta diventando anche materia di campagna elettorale, visto che uno dei candidati premier per le prossime elezioni, Antonio Ingroia, è stato anche uno dei pm delle indagini.
La relazione poteva essere un’ottima occasione per fare chiarezza, ma si anticipa da subito che delude le aspettative. Secondo la commissione, in pratica, non ci fu una vera e propria trattativa fra pezzi dello Stato e Cosa nostra, ma “una tacita e parziale intesa tra parti in conflitto”; gli uomini delle istituzioni che ebbero contatto con i mafiosi erano del tutto “privi di un mandato politico” ed ebbero rapporti con criminali che, a loro volta, erano “divisi tra loro e quindi privi anche loro di un mandato univoco e sovrano”; ci furono tra le due parti solo convergenze tattiche, ma con strategie divergenti: i carabinieri del Ros volevano far cessare le stragi, i mafìosi volevano invece svilupparle fino a piegare lo Stato; nessun elemento emerso dimostra il coinvolgimento di personaggi di primo piano della politica e delle istituzioni di allora.
Pisanu ammette che restano interrogativi irrisolti; non sarebbe chiaro, in particolare; quale era davvero l’obiettivo di Cosa Nostra e cioè se ottenere un’attenuazione del 41 bis o ripristinare un regime di convivenza pacifica tra mafia e pezzi delle istituzioni.
Riservandoci di leggere con attenzione l’intero carteggio, se sarà reso pubblico, e capire meglio tutti i passaggi salienti, risalta con evidenza che la ricostruzione offerta dalla commissione è molto diversa da quella proposta dalla Procura di Palermo. E questo è legittimo e fisiologico, visto che non è compito della commissione emettere verdetti o scrivere sentenze, ma soltanto operare una ricostruzione sul versante politico dei fatti.
Restano però alcuni dubbi: pur cautamente ammettendo che una trattativa può esserci stata, la si scarica completamente sugli uomini delle forze dell’ordine (e in particolare sull’allora vertice del Ros dei carabinieri) che si precisa avere agito senza un mandato politico e, quindi, quasi di loro iniziativa.

Palermo, Tribunale.Controlemafie ph (c)

Palermo, Tribunale.
Controlemafie ph (c)

E’ credibile questa conclusione così perentoria? Ed è pensabile che Cosa nostra abbia accettato di trattare solo con ufficiali dei carabinieri?
Ed inoltre restano senza risposta altri interrogativi. Senza alcuna pretesa di completezza, proviamo a porle queste domande ad oggi senza risposta.
Perché venne fatta la strage di via D’Amelio ed eliminato Paolo Borsellino in un momento in cui questo nuovo episodio criminoso avrebbe potuto solo danneggiare Cosa nostra, tanto che solo dopo di esso venne definitivamente approvato la legislazione sul 41 bis? Questa presunta trattativa fra carabinieri e “pezzi” della mafia avviene prima o dopo l’uccisione di Borsellino?

E chi aveva interesse a far sparire, con le macchine ancora fumanti e pezzi di cadaveri ovunque, l’agenda rossa custodita dal magistrato su cui stava annotando le sue idee e le impressioni?

Chi individuò gli obiettivi della strategia stragista nel continente? E’ credibile che Riina abbia da solo scelto luoghi dal così alto valore simbolico?
Ci fu qualcuno che consiglio il ministro Conso a non prorogate numerosi regimi detentivi del 41 bis? E l’arresto di Riina, con tanto di mancata perquisizione del covo, fu davvero solo il frutto del lavoro investigativo o Riina fu “consegnato” da qualcuno?

E perché dopo lo strano attentato fallito nei pressi dello stadio Olimpico di Roma le stragi si fermarono?

Che cosa era cambiato nella strategia di attacco della mafia? La lunga latitanza di Provenzano è giustificabile solo con la sua scaltrezza?

L’impressione, in conclusione, è che le centinaia di audizioni fatte dalla Commissione abbiano davvero prodotto un risultato che non mancherà di rinfocolare polemiche, in un momento in cui fra l’altro un giudice di Palermo deve pronunciarsi su un’ attività investigativa comunque imponente. 

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