“Le imprese e lo spread della camorra” – Raffaele Cantone, su Il Mattino di Napoli, martedì 29 gennaio 2013

tassi_interesseNel corso di un convegno organizzato a Napoli dall’Associazione nazionale funzionari di polizia è stata presentata una ricerca di due docenti universitari (Giovanna Mazzanti e Sara Rago), su “legalità e credito”.
Lo studio, confluito in un instant book, ricco di notizie e dati e con l’autorevole prefazione del professor Zamagni, si è proposto l’ambizioso scopo di verificare in che modo i fattori ambientali, e fra essi la presenza in certi territori della criminalità, possano influenzare il mercato del credito.
I risultati del lavoro, pur dando doverosamente atto di come sia difficile individuare un legame di derivazione certa fra categorie economiche e vicende sociali, evidenzia numeri obiettivamente interpretabili.
Nei luoghi in cui è più forte la presenza criminale è più elevato il tasso di interesse bancario richiesto alle imprese e tale rapporto è costante almeno per i cinque anni oggetto di studio.
In particolare, è decisamente impressionante che nell’ultimo anno analizzato (il 2011), a fronte di un tasso medio praticato in Lombardia del 3,66%, quello della Calabria era del 7,47% e della Campania e della Sicilia di poco superiore al 6,20%.
Nella stessa nazione, a distanza di appena mille chilometri, il denaro costa il doppio (o la metà)! E’ quasi pleonastico aggiungere che le regioni meridionali citate si trovano al primo posto, invece, nella classifica della presenza della criminalità di tipo mafioso.
Non sono in grado di giudicare la bontà complessiva della ricerca presentata; posso immaginare che i numeri proposti hanno ragioni in parte diversi e connessi ad altre cause (quali, ad esempio, la mancanza di infrastrutture, un alto tasso di insoluti, le difficoltà endemiche di funzionamento della pubblica amministrazione), ma certificano, comunque, in modo inoppugnabile quanto da tempo si ripete e cioè che la criminalità è uno dei fattori principali del sottosviluppo meridionale.
In regioni economicamente più arretrate il costo quasi doppio del denaro significa una pesante zavorra a carico degli imprenditori onesti e quindi un freno al tentativo di operare in regime di reale concorrenza.
Ma come nella famosa storiella del cane che si morde la coda, esso rischia di essere un (ulteriore) incentivo alle mafie che, con la loro enorme liquidità, possono offrire alle imprese accanto al denaro anche un pacchetto di servizi ultra competitivo che va dai rapporti con il mondo delle istituzioni locali, alla “capacità” di risolvere ogni genere di problemi con i fornitori, debitori e/o dipendenti.
Di questa situazione gravissima in cui si trova il Meridione non si sta sentendo affatto parlare nel già da tempo iniziato dibattito preelettorale.
Risulterebbe, forse, solo frustrante ricordare come la Germania dell’immediata post unificazione vantava differenziali economici fra Est ed Ovest ben peggiori, colmati in poco più di un decennio, mentre i nostri continuano solo a divaricarsi in pregio.
Ma è il tema “legalità” ad apparire abbastanza latitante ed essere stato affrontato , ad oggi, quasi soltanto con il certamente apprezzabile (anche se probabilmente parziale), maquillage delel liste elettorali, liberate dai cd impresentabili; laddove, invece, per abbattere questo inaccettabile spread nazionale bisognerebbe lavorare sulle cause.
Limitandosi a questo fronte specifico, ci sono due ambiti da attenzionare.

Il primo, è quello dell’efficienza dell’amministrazione pubblica e del connesso alto livello di corruzione che ci pone nelle classifiche internazionali alla pari del Ghana. La legge anticorruzione voluta dal Presidente Monti e dai ministri Severino e Patroni Griffi, può essere considerata positiva a condizione che sia l’inizio di un percorso ancora lungo che richiede interventi ulteriori normativi sul piano degli obblighi di trasparenza ed efficienza delle amministrazioni, ma anche l’adozione di norme penali ineludibili.
Il secondo, è quello di portare decisamente in alto l’asticella del contrasto ai poteri criminali; agli ottimi risultati ottenuti nei confronti dell’ala militare delle mafie, devono essere aggiunti quelli ancora insufficienti sul fronte dell’attacco ai patrimoni mafiosi (da riutilizzare poi in modo efficiente) e su quello davvero devastante delle infiltrazioni delle mafie nel mondo delle istituzioni e soprattutto degli enti locali.
Anche qui, sono necessari sinergici interventi normativi ed amministrativi e scelte strategiche anche sul piano delle persone che li attueranno, chiare e cristalline.

Da cittadino italiano e soprattutto meridionale, su questi argomenti mi augurerei di conoscere risposte e proposte di chi si candida a guidare la nazione in futuro.

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