“Le promesse e il peso dei condoni” – Raffaele Cantone, su Il Mattino di Napoli, ed. naz. di lunedì 11 febbraio 2013

Dopo un esordio in tono sommesso, da qualche giorno le proposte di condoni, fiscale ed edilizio, hanno fatto irruzione in campagna elettorale. Al di là di chi le ha avanzate, coagulano intorno a sé interessi eterogenei di una parte non irrilevante di cittadini elettori.
Essa è formata, per quel che riguarda la misura fiscale, non solo dai grandi evasori, ma anche da quelle “partite Iva” che si sentono tartassate dalla presunta rapacità del fisco; per l’altra misura, sia da speculatori edilizi (spesso legati alle mafie) che dagli autori di abusi per utilizzo personale che temono l’abbattimento dei loro manufatti. E’ la prospettiva di quest’ultima sanatoria appare un’abile mossa elettorale soprattutto in Campania, regione il cui risultato al Senato è ritenuto dai sondaggisti in bilico.

real estate concept with US dollars and mini house, shallow dofPer un difetto della legislazione regionale e per il conseguente intervento della Corte costituzionale, gli immobili abusivi campani non hanno, infatti, potuto beneficiare del condono del 2003 e rischiano oggi di essere abbattuti dalla magistratura. Questa disparità di trattamento rispetto al resto d’Italia, a cui la politica locale e nazionale non ha saputo dare risposta, ha generato in molti Comuni dei comitati contro gli abbattimenti ed a favore della sanatoria, dietro a quali, accanto ai portatori di interessi più o meno legittimi, si muovono anche personaggi ambigui; è in ballo un pacchetto di voti che fa gola e che potrebbe essere determinante per le sorti elettorali nazionali.
Prescindendo da qualsiasi valutazione di ordine etico e morale, l’adozione di condoni rischia di essere un enorme danno sotto più aspetti. Il vantaggio indiscusso di essi è il sicuro incasso da parte dell’erario di una cospicua somma di denaro, inferiore, però, alle roboanti cifre indicate, come dimostrano i provvedimenti precedenti dello stesso tipo.
Un dato non certo da sottovalutare in periodi di vacche magre se però le controindicazioni non fossero ben maggiori. Ve ne è una di palmare evidenza: si creano clamorose disparità di trattamento con chi ha rispettato le leggi. L’evasore fiscale, aderendo alla sanatoria, paga una somma di certo inferiore a quella che avrebbe dovuto, si rimette in regola e non può nemmeno essere oggetto di accertamenti; è considerato a tutti gli effetti un contribuente onesto alla pari di chi, invece, non avendo nulla da farsi perdonare rischia persino il danno e la beffa di subire accertamenti e di pagare multe salate anche per errori formali.

Ancora più paradossale è il premio di chi ottiene la sanatoria edilizia; con un piccolo obolo il suo immobile viene regolarizzato e vale dieci volte tanto rispetto al terreno, ad esempio, del vicino che scrupolosamente ha rispettato i divieti di costruire. Ma c’è un altro dato che pure viene dall’esperienza; i condoni per gli anni successivi comportano un arretramento nella lotta all’evasione ed al sacco del territorio; non incentivano, infatti, comportamenti virtuosi nella speranza (spesso soddisfatta), che i termini per aderire vengano riaperti ed ampliati gli ambiti temporali. Oltre ad aumentare l’illegalità, si riducono, quindi, le entrate fiscali future: diventa necessario aumentare tasse, aliquote o balzelli vari per far quadrare il bilancio, a danno dei contribuenti onesti che hanno stretto la cinghia in questo periodo.

Ma c’è un vero macigno sulla strada del condono (soprattutto quello fiscale), che in questa fase tutta protesa alla ricerca del consenso si fa finta di dimenticare. L’Italia, infatti, come membro dell’Ue deve sottostare alle regole europee anche perchè una delle nostre imposte (l’Iva) alimenta il bilancio comunitario. In un recente passato, l’Unione Europea ha già contestato un precedente condono (quello del 2002), ottenendo anche una sentenza di condanna per infrazione da parte della Corte Europea. Il giudice internazionale, oltre a stigmatizzare il condono come “un istituto che di fatto favorisce i contribuenti colpevoli di frode”, ha dichiarato illegittime alcune disposizioni di quel provvedimento perchè con esse si rinunciava all’accertamento ed alla riscossione dell’imposta, accontentandosi di una somma non equivalente a quella dovuta.

Un nuovo condono, quindi, comporterebbe di certo un’altra procedura di infrazione che rischierebbe anche di costare all’Italia, in termini di multe comunitarie, una parte consistente dell’incasso. Ma i condoni sono dannosissimi per l’immagine del Paese; in un momento storico in cui la credibilità internazionale influenza i mercati ed incide sui tassi da pagare per i titoli di Stato emessi, dimostrare di essere incapaci di perseguire chi non rispetta le regole ed anzi essere disponibili a scendere a patti con loro ci farebbe ancor più recedere nelle classifiche internazionali di credibilità. Ed allora si eviti di far balenare la possibilità di misure che restano di cortissimo respiro, con pochi benefici (soprattutto per pochi) e tanti danni invece per tutti i cittadini e per l’intero Stato.

 

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