“Perchè dico no, alla scelta di Giugliano” – Raffaele Cantone, su Il Mattino di Napoli ed. naz. di martedì 10 settembre 2013

inceneritore-14Domenica scorsa, invitato ad una manifestazione a Mugnano, comune dell’area Nord di Napoli, lo scrittore Erri De Luca ha pronunciato parole durissime contro il programmato termovalorizzatore a Giugliano, evocando uno «scenario da Val di Susa» e dichiarandosi disponibile a partecipare in prima persona alle lotte di piazza. Personalmente (e credo a nome di un intera comunità) ringrazio De Luca; con le sue parole autorevoli ha evitato che una questione delicatissima fosse relegata ad una protesta di paese; è del tutto condivisibile anche l’analisi da lui fatta secondo cui non si può imporre un’opera del genere senza interloquire con una comunità.
Non mi auguro affatto, invece, (ed anzi mi dissocio nettamente da) scenari di proteste violente, come quelli in corso in Piemonte con i No Tav; invito, anzi, tutti a misurare le parole; il clima già è alquanto incandescente. Proviamo a capire mettendo ordine nella vicenda e partendo purtroppo da lontano.
E’ da tempo che da più parti si ricorda come l’emergenza rifiuti non sia stata affatto superata; da quell’ultima esplosa, con la monnezza per strada,poco o nulla è stato fatto se non mandare all’estero la spazzatura; si era promesso all’europa, per evitare gravi sanzioni monetarie, con un po’ di faciloneria la costruzione di quattro termovalorizzatori, l’apertura di varie discariche (indicati tartufescamente come siti di riqualificazione), di luoghi per il compostaggio, l’aumento della differenziata.
Nessuna promessa è stata mantenuta, tanto che sono quasi certe nuove sanzioni.
In piena estate, svegliandosi da un lungo torpore, viene bandita la gara per il termovalorizzatore di Giugliano che dovrebbe ingoiare (solo?) il fiume di ecoballe scandalosamente posto a cavallo delle province di Napoli e Caserta,più volte censurato da Bruxelles.
Scelta a dir poco discutibile, quella del periodo del bando.
Secondo un costume italiano, l’estate si utilizza per attività amministrative (concorsi e promozioni, ad esempio) cui si spera gli italiani non si accorgano; un “giochino” non proprio trasparente.
Nel merito, poi, la scelta è improvvida e non ho paura di definirla sciagurata.
Premetto che non sono contro i termovalorizzatori; ho visto personalmente esperienze virtuose nell’Europa centrale o nel centro Italia; credo essi non siano più pericolosi di discariche e di rifiuti smaltiti male. Non faccio parte nemmeno del partito Nimby (dall’inglese “non nel mio giardino”); non contesto questo impianto perchè abitante dell’area Napoli Nord. Ci sono, invece, ragioni oggettive evidentemente ignorate e pretermesse. Giugliano è un territorio con un carico ambientale enorme; vi sono numerose discariche pubbliche, in qualche caso mal gestite e con danni evidenti; ve ne sono molte di più abusive e non c’era bisogno delle parole (tardive e generiche) del pentito Schiavone, per saperlo. La perizia disposta alcuni mesi fa dalla Procura di Napoli, ha provato la presenza di rifiuti pericolosissimi in una zona vicinissima al centro abitato; secondo il tecnico del pm, quanto intombato dalla camorra sarebbe tanto pericoloso che, se non si dovesse intervenire con una bonifica radicale, intorno al 2040/50 potrebbe verificarsi un effetto Chernobyl, con la fine di ogni forma di vita vegetale e con l’inquinamento definitivo delle falde acquifere.
Giugliano è inoltre al centro della cosiddetta Terra dei fuochi; criminali, nemmeno più collegati alla camorra, incendiano rifiuti di ogni tipo; e basta per rendersene conto vedere il fumo ed odorare il puzzo chiarissimo di gomma e plastica presente nell’aria. I cittadini sono esasperati e non riescono a far sentire la loro voce se non grazie ad organizzazioni di volontariato o a preti di frontiera; si invocano interventi di bonifica, a cui si risponde, ad oggi, dalle istituzioni con promesse molto generiche.
Questa è la situazione del territorio e non è affatto esagerata. Calare dall’alto un nuovo impianto con un ulteriore impatto ambientale senza spiegare, come le regole democratiche vorrebbero, perché lo si deve fare qui, per cosa sarà utilizzato e soprattutto quali effetti positivi il territorio otterrà, è buttare benzina sul fuoco.
E’, quindi, un dovere della classe dirigente, locale e nazionale, rivolgersi a questa popolazione considerandola di cittadini e non di sudditi. C’è bisogno mai come in questo momento di comportamenti intelligenti, coraggiosi e responsabili per evitare il rischio di scontri ideologici e di chi voglia utilizzarli per generare confusione e violenza.

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