“Restare qui e lottare per cambiare” – Raffaele Cantone, su Il Mattino di Napoli, ed. naz. di mercoledì 4 dicembre 2013

 

Vincenzo Viglione photographer

Vincenzo Viglione photographer

Nell’ultimo mese ho ricevuto numerosissimi sms, telefonate o richieste fatte a voce che contenevano tutte più o meno la stessa domanda:”Dobbiamo andarcene, dalla Terra dei Fuochi?”. In molti casi, alla domanda si aggiungeva una precisazione non da poco: “Abbiamo figli piccoli e siamo terrorizzati”. Voglio provare a rispondere a queste richieste non come magistrato, né tantomeno come tecnico del diritto, ma come cittadino che abita (da sempre) nel cuore della zona ritenuta maggiormente inquinata, per raccontare la mia esperienza e per portare ancora una volta alla luce il livello incredibile di paura e di preoccupazione che serpeggia fra tanti abitanti. Le fotografie di tanti bambini (e non solo) morti per malattie oncologiche, mostrate nel corso di una delle maggiori manifestazioni di protesta dell’ultimo periodo, hanno evidentemente avuto un effetto profondo ed indelebile.
Chi mi rivolgeva il tremendo quesito, se fosse ormai ora di emigrare, lo faceva perchè pensava che io avessi risposte o dati certi. Nella maggior parte dei casi, credo, che ci sia un impagabile desiderio di rassicurazione. Confesso che ai primi amici ho risposto con un po’ di sicumera: “Io non ho intenzione di andar via; questa è la mia terra dove sono nato e a cui sono, malgrado tutto, legatissimo e non la lascio”. Ammetto, però, che nel corso dei giorni ho cominciato ad abbandonare questo mio atteggiamento un po’ troppo fideistico ed il tarlo del dubbio mi ha portato, in certi momenti, a dirmi: già lavoro a Roma, posso allora anche io decidere di cambiare vita; tante volte – mi sono ancora detto – per ragioni diverse, questa idea mi era balenata e potrebbe essere arrivato il momento di rompere gli indugi.
Si è trattato, in verità, solo di momenti. Perchè, con tanti più dubbi di prima, rimango ancora saldo nella mia posizione iniziale; resto, non perchè intendo sfidare alcunchè (anzi, da buon napoletano scaramantico, faccio i dovuti scongiuri), ma perchè mai come in questo momento, è indispensabile continuare a vivere qui, per provare a cambiare queste terre, approfittando di un momento di grande partecipazione anche emotiva di tante persone, che finalmente si stanno rendendo conto che i criminali che qui hanno spadroneggiato, hanno fatto danni a tutti.
Ma questa motivazione personale, tutto sommato ideologica, pur forte, lascia molti interrogativi aperti anche in chi non si fa impressionare dalle indicazioni profetiche di qualche pentito che sembra Nostradamus, quando annuncia la prossima fine del mondo, né tantomeno da dati di scarso valore scientifico e tecnico snocciolati da alcuni catastrofisti, che si stanno conquistando grande audience in questo periodo.
Il bisogno di informazioni è oggettivo. Queste non devono essere necessariamente rassicuranti, ma assolutamente il più vicino possibile alla verità. L’assenza di notizie ufficiali, infatti, finisce per alimentare ancor di più voci incontrollate ed un terrore del tutto irrazionale.
Provo ad ipotizzare alcune delle domande chela gente si pone: c’è un aumento effettivo, di malattie oncologiche, collegate a fenomeni di inquinamento? Ci sono rischi, nell’ingerire prodotti provenienti da queste terre?
L’acqua è davvero, potabile? Quali e quanti, sono i terreni inquinati? E da quali materiali? Su queste domande occorrono risposte delle autorità certe, condivise e confermate nel tempo.
Ieri, il Governo ha finalmente varato l’atteso decreto legge sulla Terra dei Fuochi. Dalle anticipazioni dei giornali, sembra che il provvedimento di urgenza spazi opportunamente su più fronti, da quello repressivo degli sversamenti abusivi e degli incendi di rifiuti tossici e pericolosi, a quello più squisitamente preventivo, con l’individuazione e la perimetrazione dei luoghi inquinati sui quali eventualmente vietare alcune coltivazioni e poter poi provvedere alle bonifiche. Si tratta di una legge che va nella giusta direzione ed è il primo atto con cui il governo scende in campo in modo concreto e fattivo sulla questione.
Certo, proprio perchè complesso, il decreto merita di essere approfonditamente studiato ed in questo senso bisognerà anche attendere la conversione in legge per comprendere gli eventuali emendamenti apportati nella fase parlamentare. Ci sarà, quindi, occasione per poter, in modo più preciso, ritornare su di esso anche per stimolare eventuali correttivi e miglioramenti.
Il decreto varato ieri era di certo indispensabile, male risposte agli interrogativi che le persone si pongono, lo sono ancor di più. Non si possono lasciare tanti cittadini disorientati: è un diritto di tutti, sapere e capire. Anche perchè conoscendo, si può ancora prevenire ed evitare eventuali altri disastri.

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“Perchè dico no, alla scelta di Giugliano” – Raffaele Cantone, su Il Mattino di Napoli ed. naz. di martedì 10 settembre 2013

inceneritore-14Domenica scorsa, invitato ad una manifestazione a Mugnano, comune dell’area Nord di Napoli, lo scrittore Erri De Luca ha pronunciato parole durissime contro il programmato termovalorizzatore a Giugliano, evocando uno «scenario da Val di Susa» e dichiarandosi disponibile a partecipare in prima persona alle lotte di piazza. Personalmente (e credo a nome di un intera comunità) ringrazio De Luca; con le sue parole autorevoli ha evitato che una questione delicatissima fosse relegata ad una protesta di paese; è del tutto condivisibile anche l’analisi da lui fatta secondo cui non si può imporre un’opera del genere senza interloquire con una comunità.
Non mi auguro affatto, invece, (ed anzi mi dissocio nettamente da) scenari di proteste violente, come quelli in corso in Piemonte con i No Tav; invito, anzi, tutti a misurare le parole; il clima già è alquanto incandescente. Proviamo a capire mettendo ordine nella vicenda e partendo purtroppo da lontano.
E’ da tempo che da più parti si ricorda come l’emergenza rifiuti non sia stata affatto superata; da quell’ultima esplosa, con la monnezza per strada,poco o nulla è stato fatto se non mandare all’estero la spazzatura; si era promesso all’europa, per evitare gravi sanzioni monetarie, con un po’ di faciloneria la costruzione di quattro termovalorizzatori, l’apertura di varie discariche (indicati tartufescamente come siti di riqualificazione), di luoghi per il compostaggio, l’aumento della differenziata.
Nessuna promessa è stata mantenuta, tanto che sono quasi certe nuove sanzioni.
In piena estate, svegliandosi da un lungo torpore, viene bandita la gara per il termovalorizzatore di Giugliano che dovrebbe ingoiare (solo?) il fiume di ecoballe scandalosamente posto a cavallo delle province di Napoli e Caserta,più volte censurato da Bruxelles.
Scelta a dir poco discutibile, quella del periodo del bando.
Secondo un costume italiano, l’estate si utilizza per attività amministrative (concorsi e promozioni, ad esempio) cui si spera gli italiani non si accorgano; un “giochino” non proprio trasparente.
Nel merito, poi, la scelta è improvvida e non ho paura di definirla sciagurata.
Premetto che non sono contro i termovalorizzatori; ho visto personalmente esperienze virtuose nell’Europa centrale o nel centro Italia; credo essi non siano più pericolosi di discariche e di rifiuti smaltiti male. Non faccio parte nemmeno del partito Nimby (dall’inglese “non nel mio giardino”); non contesto questo impianto perchè abitante dell’area Napoli Nord. Ci sono, invece, ragioni oggettive evidentemente ignorate e pretermesse. Giugliano è un territorio con un carico ambientale enorme; vi sono numerose discariche pubbliche, in qualche caso mal gestite e con danni evidenti; ve ne sono molte di più abusive e non c’era bisogno delle parole (tardive e generiche) del pentito Schiavone, per saperlo. La perizia disposta alcuni mesi fa dalla Procura di Napoli, ha provato la presenza di rifiuti pericolosissimi in una zona vicinissima al centro abitato; secondo il tecnico del pm, quanto intombato dalla camorra sarebbe tanto pericoloso che, se non si dovesse intervenire con una bonifica radicale, intorno al 2040/50 potrebbe verificarsi un effetto Chernobyl, con la fine di ogni forma di vita vegetale e con l’inquinamento definitivo delle falde acquifere.
Giugliano è inoltre al centro della cosiddetta Terra dei fuochi; criminali, nemmeno più collegati alla camorra, incendiano rifiuti di ogni tipo; e basta per rendersene conto vedere il fumo ed odorare il puzzo chiarissimo di gomma e plastica presente nell’aria. I cittadini sono esasperati e non riescono a far sentire la loro voce se non grazie ad organizzazioni di volontariato o a preti di frontiera; si invocano interventi di bonifica, a cui si risponde, ad oggi, dalle istituzioni con promesse molto generiche.
Questa è la situazione del territorio e non è affatto esagerata. Calare dall’alto un nuovo impianto con un ulteriore impatto ambientale senza spiegare, come le regole democratiche vorrebbero, perché lo si deve fare qui, per cosa sarà utilizzato e soprattutto quali effetti positivi il territorio otterrà, è buttare benzina sul fuoco.
E’, quindi, un dovere della classe dirigente, locale e nazionale, rivolgersi a questa popolazione considerandola di cittadini e non di sudditi. C’è bisogno mai come in questo momento di comportamenti intelligenti, coraggiosi e responsabili per evitare il rischio di scontri ideologici e di chi voglia utilizzarli per generare confusione e violenza.

Collabora con noi!

01_lavora-con-noiL’Associazione “Contro le mafie”, attiva dal 2010 sul territorio di Giugliano, al fine di sensibilizzare la cittadinanza alla cultura antimafia; fra i primi membri fondatori del Presidio di Libera (Associazioni, Nomi e Numeri contro le mafie) dedicato a Mena Morlando, vittima innocente di camorra, apre le porte a tutti coloro seguono con attenzione ogni iniziativa promossa ed organizzata con passione e determinazione dai membri dell’Associazione stessa.

Contro le mafie dispone di uno spazio presso la webtv napoletana RoadTv Italia: comunicateci ogni segnalazione, denuncia, notizia, di cui ritenete opportuno la diffusione.
Contro le mafie presenterà, nei prossimi giorni, alcuni importanti progetti, che si svolgeranno dalla fine di questo 2013, all’estate del 2014: abbiamo bisogno di tutti voi, della vostra collaborazione, per la realizzazione degli stessi. Chiunque fosse interessato a collaborare con noi (scuole, associazioni, singoli cittadini), può contattarci al nostro ormai storico indirizzo mail giornienotticontrolemafie@gmail.com 

Ringraziandovi per l’attenzione, salutiamo con affetto ciascuno di voi!

“Regolarizzare è un delitto” – Raffaele Cantone, su Il Mattino di Napoli, ed. naz. di domenica 11 agosto 2013

La proposta di regolarizzazione delle occupazioni abusive degli alloggi popolari, avanzata alcuni giorni orsono da un assessore comunale di Napoli (e per il momento accantonata), ha riaperto un dibattito su una questione particolarmente calda in città.
Il tema sembra poi essersi arricchito di nuovi spunti di riflessione, dopo che Il Mattino, con documentati servizi, ha dimostrato come in non pochi casi di occupazioni abusive vi sia stato un intervento diretto dei gruppi camorristici.
Si tratta, invero, di un fatto notorio già emerso nei quartieri in cui insistono alloggi popolari. I clan, infatti, hanno una pluralità di “ragioni” per occuparsi del fenomeno.
Il boss del quartiere ha, in primo luogo, interesse a scegliersi i “vicini” fra i soggetti a lui non ostili; attraverso, poi, la gestione di fatto delle case aumenta il suo prestigio e potere nel quartiere, ottenendo gratitudine e disponibilità di coloro a cui le abitazioni sono “concesse”. Sono poi gli stessi camorristi che finiscono per proteggere gli occupanti abusivi anche contro le legittime aspirazioni degli assegnatari legittimi; essi sono, infatti, in grado di utilizzare argomenti decisamente convincenti per scoraggiare chi volesse far valere i propri diritti.
Basterebbe questa acclarata e massiccia infiltrazione criminale fra gli occupanti abusivi a chiudere ogni discussione e a giustificare una posizione di nettissima contrarietà ad ogni forma di sanatoria; essa finirebbe, suo malgrado, per recepire le “graduatorie” della camorra, non essendo possibile, con tutte le accortezze tecniche immaginabili, sterilizzare un rischio così grave.
Ma seppure volessimo prescindere dal “fattore C” – anche per evitare che la camorra diventi un alibi per opporsi ai cambiamenti – la regolarizzazione comunque sarebbe un errore da stigmatizzare.
Essa finirebbe per essere – e lo dico senza timore di esagerare – grave quanto (o persino peggiore de) i condoni edilizi e fiscali.
La sanatoria in questione consentirebbe, infatti, come i condoni, di legalizzare ciò che è stato acquisito (o costruito o evaso etc) in modo irregolare, spesso attraverso atti di prepotenza che, non si dimentichi, costituiscono anche reato; con un danno di carattere generale soprattutto per i cittadini onesti che vedono premiati coloro che non hanno rispettato le regole e con il rischio di incentivare nuove violazioni, nella prospettiva di possibili ulteriori regolarizzazioni.

ph. da Repubblica

ph. da Repubblica

A questi effetti negativi, tipici di ogni forma di sanatoria, nel caso di specie se ne aggiunge un altro specifico; l’espropriazione dei diritti dei veri assegnatari degli immobili da altri occupati.
Legittimare le occupazioni abusive sarebbe, infine, un danno molto grave per l’immagine di una città che fatica a liberarsi dallo stereotipo di capitale dell’illegalità e non sarebbe coerente con quanto l’amministrazione dichiara di continuo in tema di rispetto della legalità.
C’è sicuramente – e sarebbe da ciechi negarlo – nella proposta di delibera comunale un obiettivo meritorio; fra gli occupanti abusivi ci sono persone che hanno situazioni di gravissima necessità e che hanno violato le regole perché costretti da indigenza e difficoltà abitative insuperabili. Sono soggetti oggettivamente deboli che vanno in qualche modo aiutati. Del resto, persino la Cassazione penale considera posizioni di disagio grave ed accertato come scriminanti del delitto di occupazione abusiva!
Queste situazioni – da accertarsi con uno screening molto rigoroso – non potranno certo consentire di mantenere ciò che è stato acquisito, comunque, in modo oggettivamente illegale. Dopo il ripristino della legalità – che significa consentire ai legittimi assegnatari di poter avere la casa di cui hanno titolo! – si potrà garantire a queste famiglie bisognose di non essere escluse dalle future assegnazioni, come il loro gesto irregolare imporrebbe, e di avere anche una qualche priorità.
L’unico faro da seguire, quindi, non può che essere l’assoluto e rigoroso rispetto delle regole; le deroghe e gli stravolgimenti di esse, per quanto possano apparire giustificate anche da nobili ragioni, rischiano di aprire varchi (se non autostrade) ad ogni genere di future illegalità; di buone intenzioni – è noto, del resto – è lastricata la strada per l’inferno.

Costruiamo la città, con l’insegnamento di Paolo Borsellino e Giovanni Falcone

COMUNICATO STAMPA

Paolo BorsellinoGIUGLIANO – A ventuno anno dalla strage di via D’Amelio a Palermo, dove mafia e pezzi deviati dello Stato uccisero facendo a brandelli Paolo Borsellino e gli agenti Emanuela Loi, Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Claudio Traina e Walter Eddie Cosina, l’Associazione “Contro le mafie” di Giugliano, fra i fondatori del Presidio di Libera “Mena Morlando”, invita tutti ad una riflessione profonda su quanto è accaduto ed accade ancora nel nostro Paese, sulle nostre terre, martoriate dal vile pactum sceleris fra camorra, imprenditoria e cattiva politica. La nostra città, il cui consiglio comunale è stato sciolto solo pochi mesi fa per infiltrazioni camorristiche, ha necessario bisogno di una rinascita civile e politica. “Contro le mafie” invita tutti i cittadini a non guardare dall’altra parte, ma a sentirsi corresponsabili di quanto accade ed è accaduto: impegniamoci, denunciamo il malaffare, le collusioni e la criminalità e costruiamo insieme, sotto il segno dell’Impegno e della Memoria, una città diversa da quella che abbiamo abbandonato da tempo.
Che il sacrificio di tutte le vittime innocenti delle mafie, di Paolo Borsellino e Giovanni Falcone non sia vano e alimenti la nostra passione civile, al fine di sgretolare finalmente il consenso di cui si nutrono le mafie, tese a rubarci il futuro e a ricavare profitto sulla nostra pelle.

Intitoliamo l’aula consiliare del Comune di Pagani a Marcello Torre

COMUNICATO STAMPA
Associazione “Contro le mafie”, Giugliano, lì 11 luglio 2013

 

“Sogno una Pagani civile e libera” – così, Marcello Torre, sindaco della città salernitana, nella sua lettera-testamento, prima di cadere da vittima innocente sotto i colpi della camorra targata N.C.O.
Un Sindaco, Torre, che per proteggere la sua Pagani ed i suoi cittadini dalle mani voraci di quella camorra che minaccia e si insinua pericolosamente nelle Istituzioni, si è opposto fino all’estremo sacrificio, consapevole della viltà e della violenza di questo sistema.

torreCombattere le mafie, è compito che spetta a tutti Noi, nessuno escluso.
E’ il consenso che ruota intorno a questo sistema criminale, quello di cui si nutre per esistere, che va sgretolato. E questo non è solo ed unicamente compito delle Forze dell’Ordine e della Magistratura; ma di tutti Noi cittadini, attraverso i nostri comportamenti civili, onesti. La libertà dalle mafie dipende dalla nostra Dignità di uomini e donne che decidono di alzare la testa e non prestare consenso alle stesse; lontano da connivenze, indifferenza ed omertà.
L’associazione “Contro le mafie” non può accettare che ad oggi, la Città di Pagani (il cui Consiglio comunale è stato sciolto per infiltrazioni camorristiche), non abbia attribuito simbolicamente gli onori dovuti ad un Uomo giusto cresciuto sulla propria terra; un primo cittadino che operava per il Bene Comune, che è stato ucciso perché fino alla fine, si è battuto contro l’ingerenza criminale.
Un amministratore solo, Torre. Come ne sono tanti, oggi.
L’associazione “Contro le mafie” chiede, prima che ai Commissari prefettizi, agli stessi cittadini di Pagani, di unirsi a noi, nella richiesta di intitolazione dell’aula consiliare del Comune di Pagani a Marcello Torre.
Questo Paese, resta in piedi grazie a Persone come Lui:  Uomini e Donne che amano la propria terra e gestiscono gli affari amministrativi ed istituzionali con abnegazione e grandissimo senso del dovere, contro tutte le mafie.

“Napoli, il Far West dei ragazzini killer” – Raffaele Cantone, su Il Mattino di Napoli, ed. naz. di domenica 7 luglio 2013

Il reportage di Giuseppe Crimaldi, contenuto nelle pagine di cronaca, riporta un episodio che dovrebbe far sobbalzare dalla sedia i cittadini non solo napoletani.
un commando di sei killer, partiti dai Quartieri spagnoli, si reca con tre moto potenti, i cui occupanti sono travisati da mephisto neri, a Ponticelli, a casa di un soggetto considerato un emergente del gruppo camorristico.
Il bersaglio forse si avvede dell’imminente agguato e scappa; i killer non vogliono tornare indietro a “mani vuote”; trasformano la spedizione di morte in atto intimidatorio di cui deve restare il segno; esplodono una vera pioggia di fuoco contro la finestra dell’abitazione in cui ci sono la moglie e la figlioletta di otto mesi del bersaglio sfuggito, e per miracolo non vengono colpiti. Poi si allontanano, come in una scena da film western, con le pistole in bella mostra, con le canne rivolte verso il cielo, a voler dimostrare il controllo totale del territorio. Due dei killer, però, vengono intercettati da una coraggiosa pattuglia di carabinieri in borghese.

Fonte: ilmattino.it

Fonte: ilmattino.it

I tre militari che la compongono conoscono Napoli a menadito e difficilmente restano sorpresi dalle scene che quotidianamente vedono; eppure ieri saranno rimasti di sasso a scoprire sotto i mephisto, il volto di due ragazzini; avevano 16 anni, da poco compiuti. Non avranno potuto fare a meno di pensare, come nel giro di controllo fatto da altri colleghi o da loro stessi poco prima, nei quartieri della movida o sul lungomare, i coetanei dei due ragazzi da loro arrestati stavano divertendosi, in meritata vacanza, probabilmente dopo la fine della scuola. Gli arrestati, invece, avevano scelto una serata diversa; un’attività altamente pericolosa, come recarsi in un quartiere tutt’altro che tranquillo per ammazzare un soggetto certamente in grado di difendersi con mezzi analoghi. Lo avranno fatto di certo, esaltati ed obnubilati dagli stupefacenti, quasi certamente della cocaina.
Non ci sarebbe da meravigliarsi, se nel prosieguo delle indagini gli inquirenti scopriranno che anche gli altri quattro componenti della spedizione di morte, fossero di età più o meno analoga. Non è difficile pronosticare chi sono i due ragazzi; probabile abbandono scolastico precoce; precedenti penali per reati contro il patrimonio; famiglie disastrate ed inserite nell’ambiente criminale; un destino, insomma, quasi segnato.
Ma questo tentativo di spiegazione non può far venir meno l’enormità della vicenda; due ragazzini, già esperti (baby) killer, utilizzati chissà da chi per andare ad ammazzare; che partecipano ad una sparatoria, con armi potentissime, che per poco non provoca la morte di una neonata di 8 mesi, che ha la sola colpa di essere la figlia di un altro poco di buono!
Ma il punto vero è un altro; quanti davvero sobbalzeranno dalla famosa sedia, leggendo l’articolo di Crimaldi? Sono pessimista a pensare pochissimi?
L’episodio sarà archiviato come un’altra “breve di cronaca”, di cui domani ci si sarà dimenticati e che di essa fuori Napoli nessuno conoscerà nemmeno. eppure il coinvolgimento criminale di giovanissimi non è affatto un’eccezione, che non sminuirebbe né la gravità, né la drammaticità. Sta diventando, invece, una tragica regola, della quale ci siamo abituati in fretta e disinteressati con uguale velocità!
Come non pensare ai tantissimi ragazzi, persino più piccoli di quelli arrestati ieri, pienamente coinvolti nell’attività di spaccio non solo a Scampia, ma anche nelle altre piazze meno famose, ma non meno fiorenti come il Parco Verde di Caivano o le Salicelle di Afragola?
Su questo giornale già in altre occasioni, si è ricordato come i quadri (o persino i vertici) di molti clan cittadini siano ormai occupati da giovani poco più che ventenni, noti per soprannomi da ragazzini imbarazzanti per chi vuole atteggiarsi a camorrista. Ragazzi molto in fretta cresciuti anche dal punto di vista criminale che hanno approfittato dei vuoti di potere, creatisi per gli arresti dei vecchi boss e che grazie alla loro carica di violenza si sono imposti in piazze criminali dove i loro predecessori avevano un ben cospicuo pedigree delinquenziale.
E quanti ragazzi, poco più che maggiorenni sono già morti, vittime di faide criminali, o sepolti in carcere da condanne lunghissime, in qualche caso persino ergastoli?

Girarsi dall’altro lato rispetto a questa enormità, sta diventando un atteggiamento che – bisogna dire con chiarezza – è ormai di vera connivenza.
Se pensiamo che un’intera fascia sociale debba distruggere ed autodistruggersi, ha davvero senso parlare di lotta alle mafie, andare con striscioni alle manifestazioni e mettersi bei distintivi sulle giacche?